Il primo capitolo del Libro del Risparmio di Fondazione Barilla è dedicato alla conservazione: la fase in cui si decide, spesso senza rendersene conto, se un alimento finirà nel piatto o nella pattumiera. Riassumiamo le regole pratiche del manuale. Il testo completo è in allegato a questo articolo.

Il frigorifero non è tutto uguale

Il frigo ha zone con temperature diverse. Metterci gli alimenti giusti nel posto giusto fa una differenza di giorni di conservazione:

  • Ripiano più basso (vicino al cassetto verdure) — il punto più freddo: carne fresca, pesce, latticini freschi.
  • Ripiani centrali — yogurt, latte, uova sgusciate, salumi.
  • Ripiano alto — cibi cotti, avanzi in contenitori chiusi.
  • Cassetti — frutta e verdura, separate fra loro (alcuni frutti rilasciano etilene e fanno maturare più in fretta gli altri).
  • Sportello — bibite, condimenti: è la zona meno fredda, evita alimenti deperibili.

La regola è tenere il frigo fra +1 °C e +4 °C e non sovraffollarlo: l’aria deve circolare.

La congelazione: cosa si può e cosa no

Quasi tutto si congela, ma con qualche attenzione:

  • Gli alimenti vanno messi in imballaggi adatti al freezer, per evitare le bruciature da congelamento (l’aria fredda e secca disidrata i cibi e ne cambia sapore e colore — restano commestibili ma diventano meno appetibili).
  • I cibi cotti si conservano 1-2 mesi; pesce e carne rossa 3-4 mesi; burro e pollame fino a 9 mesi; frutta e verdura 8-12 mesi.
  • Se si scongela una pietanza, si può ricongelare solo dopo averla cotta.
  • Si possono congelare anche alimenti in prossimità della scadenza, ma vanno consumati subito dopo lo scongelamento: durano meno di quelli congelati da freschi.

Attenzione alle etichette

Sul manuale è sottolineata la differenza — spesso ignorata — fra due diciture che la normativa UE distingue chiaramente:

DicituraSignificatoDopo la data
“Da consumarsi entro”Data di scadenza vera e propriaNon consumare: l’alimento può essere un rischio per la salute
“Da consumarsi preferibilmente entro”Termine minimo di conservazione (TMC)Alimento ancora consumabile se la confezione è integra e il prodotto conservato correttamente

La seconda categoria riguarda pasta secca, riso, legumi in scatola, biscotti, caffè: buttarli solo perché è scaduto il TMC è uno degli sprechi più frequenti e più facili da evitare.

Come gestire dispensa e congelatore

Il manuale consiglia di applicare a casa la stessa regola FIFO (First In First Out) che si usa nelle cucine professionali: i prodotti con scadenza più vicina si mettono davanti e si usano per primi. Una piccola etichetta con la data sui cibi congelati aiuta a non perdere traccia.

Prima di fare la spesa, controlla sempre cosa c’è già in casa — anche in fondo agli scaffali della dispensa o in fondo al frigorifero. Evita di comprare doppio.

I contenitori giusti

Usa contenitori con coperchio, mai piatti scoperti: riducono l’ossidazione, evitano le condense e tengono lontani gli odori. Per legumi, riso e pasta cotti, i barattoli di vetro con chiusura ermetica sono la soluzione più durevole.

Il sottovuoto domestico — se hai l’attrezzatura — rallenta il deterioramento dei formaggi e dei salumi: se acquisti prodotti che non consumerai subito, chiedili già confezionati sottovuoto.

Piccoli gesti, grande impatto

Applicando questi accorgimenti, una famiglia tipo può evitare di buttare diverse decine di kg di cibo l’anno e risparmiare — secondo i dati citati da Fondazione Barilla — fino a 500 euro annui.

Nei prossimi articoli della serie affronteremo i capitoli successivi: la cucina a zero spreco (bucce, gambi, foglie esterne), gli avanzi e la spesa consapevole.

Riferimenti

  • Fondazione Barilla, Il Libro del Risparmio, cap. 1 — Conservazione.
  • Reg. UE 1169/2011 — informazione ai consumatori sugli alimenti (dicitura “da consumarsi entro” / “preferibilmente entro”).
  • Ministero della Salute — linee guida sulla conservazione degli alimenti in ambito domestico.