Martedì 2 gennaio 2018 il decreto legislativo n. 1 introduce il Codice della protezione civile. Il Codice raccoglie in un unico testo le regole del Servizio nazionale, prima sparse in molte leggi. Venerdì 2 gennaio 2026 compie otto anni.

Perché serviva un testo unico

Fino ad allora la norma di riferimento era la legge 225 del 1992, che aveva istituito il Servizio nazionale. Quando si decise di riformarla, quella legge aveva 25 anni ed era già stata modificata molte volte. Altre regole erano finite in leggi diverse: secondo il Dipartimento della Protezione Civile, leggere l’insieme era diventato molto difficile.

Il Codice nasce dalla delega della legge n. 30 del 2017. Lo prepara un gruppo di redazione con rappresentanti di Dipartimento, Regioni, Comuni, Ministeri e volontariato. L’articolo 48 abroga, fra le altre, la legge 225. Il decreto esce in Gazzetta Ufficiale il 22 gennaio 2018 ed entra in vigore il 6 febbraio.

Che cosa contiene

Il Codice definisce le attività di protezione civile: previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, gestione delle emergenze e loro superamento. Elenca poi i rischi su cui agisce in particolare il Servizio nazionale. Sono quelli sismico, vulcanico, da maremoto, idraulico, idrogeologico, da fenomeni meteorologici avversi, da deficit idrico e da incendi boschivi. Per altri rischi, come quello chimico, nucleare o industriale, il Servizio nazionale può essere chiamato a cooperare.

Una novità è lo stato di mobilitazione: permette di chiedere le risorse nazionali anche prima dello stato di emergenza. Il 2 gennaio 2026 la stessa procedura, nella versione per l’estero, serve ad aiutare la Svizzera dopo l’incendio di Crans-Montana.

Il Codice chiede anche piani di protezione civile pienamente operativi. Per i Comuni, pianificare la protezione civile e dirigere i soccorsi è una «funzione fondamentale» (articolo 12).

Il posto dei cittadini

Per l’articolo 31, le componenti del Servizio nazionale devono informare i cittadini sui rischi del territorio, perché sappiano come proteggersi. In emergenza i cittadini hanno il dovere di seguire le indicazioni delle autorità di protezione civile. Possono anche partecipare alla pianificazione o, dopo aver acquisito le conoscenze necessarie, entrare nel volontariato organizzato.

Secondo l’articolo 32, il volontariato partecipa al Servizio nazionale attraverso enti del Terzo settore e altre forme organizzate. Fra questi enti ci sono anche i Gruppi comunali, come il nostro. Il primo passo è conoscere i rischi della propria zona e il piano di emergenza comunale.

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