Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, istituito in Italia con la legge 211/2000. Ricorda la Shoah — lo sterminio degli ebrei europei — e tutte le vittime della persecuzione nazista e fascista, compresi i deportati militari e politici italiani.
Il Parlamento italiano ha scelto questa data perché il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz, liberando i pochi prigionieri rimasti in vita. Una liberazione che ha mostrato al mondo, in modo incontrovertibile, l’orrore di quel sistema.
Cosa c’entra la Protezione Civile
Può sembrare distante dal nostro lavoro quotidiano. Ma la Protezione Civile italiana nasce, nella sua forma moderna, su fondamenti costituzionali precisi: solidarietà, sussidiarietà, partecipazione civile. Sono gli stessi valori che la Costituzione del 1948 ha scritto proprio come risposta agli anni bui del fascismo e della guerra.

Il servizio di volontariato di Protezione Civile è, nel suo piccolo, una forma di presidio democratico: cittadini liberi che, senza obbligo, scelgono di prendersi cura della comunità. Senza distinzioni di origine, religione, opinione politica.
La memoria non è solo ricordo
Il Giorno della Memoria non è un’occasione commemorativa. È un atto attivo di consapevolezza. Fare memoria significa:
- Sapere cosa è successo, nei dettagli, non solo per slogan.
- Riconoscere i meccanismi: come si arriva, passo dopo passo, alla disumanizzazione dell’altro.
- Difendere oggi, con piccoli gesti quotidiani, la dignità di ogni persona.
- Trasmettere alle nuove generazioni conoscenza e vigilanza.
Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, scriveva: “È accaduto, quindi può accadere di nuovo”. La memoria è antidoto, non nostalgia.
Il ruolo del volontariato civico
I gruppi di Protezione Civile, come il nostro, sono fatti di persone diverse: uomini e donne di ogni età, professione, provenienza. Ciò che ci unisce è la scelta del servizio, non l’uniformità.
Un volontariato inclusivo — dove ciascuno trova spazio per le proprie competenze e sensibilità — è di per sé un esercizio di democrazia attiva. Ogni esercitazione, ogni attivazione, ogni ora di formazione è un piccolo mattone di quella cittadinanza attiva che si costruisce insieme.
Memoria e territorio
Anche Genzano di Roma, come molte città italiane, ha memorie legate al periodo 1943-1945: rastrellamenti, bombardamenti, lutti familiari, gesti di resistenza silenziosa. Non serve aver vissuto quegli anni per sentirli parte della propria storia: le tracce restano nei nomi delle vie, nei monumenti, negli archivi comunali, nelle storie familiari tramandate.
Conoscere il proprio territorio — anche la sua storia difficile — è parte di ciò che rende una comunità resiliente. Non solo resiliente di fronte ai terremoti e alle alluvioni, ma anche di fronte alle crisi sociali, alle divisioni, alla paura dell’altro.
Un esercizio di memoria attiva
Il 27 gennaio può essere un giorno per:
- Visitare un luogo di memoria: monumenti, lapidi, musei.
- Leggere una pagina di un testimone: Primo Levi, Liliana Segre, Elie Wiesel, Etty Hillesum.
- Ascoltare un racconto familiare: nonni e bisnonni che hanno vissuto quegli anni.
- Guardare un documentario con i figli, adattato all’età.
- Visitare Auschwitz, Risiera di San Sabba, Fosse Ardeatine — se si ha l’occasione, prima o poi nella vita.
Non serve cercare grandi gesti. Serve non distogliere lo sguardo.
Le pietre d’inciampo
Un progetto europeo, presente anche in molte città italiane, posa piccole pietre d’inciampo (Stolpersteine) davanti alle case delle persone deportate. Camminando per le vie italiane, può capitare di trovare una di queste pietre: un quadrato di ottone con un nome, una data, un luogo di deportazione.
Non è una targa maestosa. È un sasso nel pavimento. Ma costringe a fermarsi. È memoria fatta di inciampi, nel senso buono del termine.
Perché lo scriviamo oggi
La Protezione Civile parla di rischi naturali, emergenze, comportamenti pratici. Ma un sito istituzionale della comunità non può tacere sul 27 gennaio.
Un’Italia senza memoria è un’Italia più fragile, non solo di fronte ai terremoti. E ogni volontario di Protezione Civile, ogni cittadino attivo, porta dentro di sé una forma semplice e robusta di memoria: io ci sono, per gli altri, oggi.
È esattamente il contrario di quello che il razzismo insegna.
Per approfondire
- Museo della Shoah — Roma
- Il diario di Anna Frank
- Primo Levi, Se questo è un uomo (1947)
- Articolo: Strage di Capaci: legalità e servizio pubblico
Ricordare oggi è proteggere domani.




