Il 2 febbraio è la Giornata mondiale delle zone umide (World Wetlands Day), istituita nel 1971. Ricorda la firma della Convenzione di Ramsar — il primo trattato internazionale per la tutela di paludi, stagni, laghi, fiumi e coste.
Può sembrare un tema lontano dal nostro lavoro quotidiano. Non lo è. Le zone umide sono un presidio naturale contro il rischio idrogeologico — alluvioni, frane, siccità. Proteggerle significa proteggere le città a valle.
Cosa sono le zone umide
Le zone umide sono ambienti in cui l’acqua è l’elemento caratterizzante e modella il paesaggio:
- Paludi e torbiere interne.
- Fiumi e canali con le loro golene.
- Laghi e stagni, compresi i laghi vulcanici.
- Foci di fiumi, lagune, ambienti salmastri.
- Acquiferi e falde sotterranee.
Non sono “terre sprecate” da bonificare: sono ecosistemi che regolano il ciclo dell’acqua, filtrano nutrienti, assorbono CO₂, ospitano una biodiversità unica, assorbono le piene.
Il legame con il rischio idrogeologico
Una zona umida funzionante riduce il rischio idrogeologico in modo concreto:
Assorbe le piene
Quando piove intensamente, le zone umide accumulano acqua come una spugna, rilasciandola lentamente. Una golena fluviale ampia riduce drasticamente l’altezza della piena a valle.
Filtra e depura
Le piante acquatiche e i sedimenti trattengono inquinanti prima che raggiungano fiumi principali e laghi. Meno inquinamento = meno costi per la depurazione.
Ricarica le falde
L’acqua che percola attraverso una zona umida ricarica gli acquiferi, preziosi in estate quando la rete idrica è sotto stress.
Stabilizza i versanti
Le radici delle piante riparie trattengono il suolo, riducendo il rischio di frane e smottamenti.
Quando le zone umide vengono bonificate, tombate, cementificate, queste funzioni vengono perse. La conseguenza è più rischio per le città a valle, anche se non lo vediamo subito.
Le zone umide nei Castelli Romani
Il nostro territorio ha zone umide preziose:
- Lago di Nemi e Lago Albano, laghi vulcanici con biodiversità caratteristica.
- Sorgenti e fontanili dei versanti dei Colli Albani.
- Torrenti che dai Castelli scendono verso la pianura romana.
- Zone ripariali di piccoli corsi d’acqua.
Sono ambienti fragili. L’abbassamento del livello del Lago Albano, documentato negli ultimi anni, è un segnale chiaro: meno piogge, più prelievi, più consumo di suolo.
Cosa succede quando si perdono
La storia italiana del Novecento ha visto bonifiche massive di paludi: Agro Pontino, Maremma, pianura padana. Alcune sono state scelte storiche necessarie (malaria, agricoltura), altre hanno lasciato cicatrici profonde sul territorio.
Oggi sappiamo che:
- Le città costruite su ex paludi hanno subsidenza (si abbassano lentamente) e rischio alluvione cronico.
- I fiumi “rettificati” e privi di golena esondano con più violenza.
- Gli acquiferi un tempo alimentati da paludi sono oggi in deficit idrico.
Oggi è possibile ricostruire pezzi di naturalità perduta. Le “rinaturalizzazioni” dei fiumi, le “casse di espansione”, i “corridoi ecologici” sono progetti di protezione civile a lungo termine.
Cosa può fare un cittadino
Anche lontani dalle paludi di Ramsar, ognuno di noi contribuisce:
- Non disperdere rifiuti nei corsi d’acqua, nei tombini, nei parchi.
- Ridurre il consumo di acqua: gocce che sembrano inutili diventano una falda depauperata.
- Segnalare scarichi abusivi o riversamenti sospetti alle autorità competenti.
- Sostenere le aree protette con la visita, il turismo responsabile, la conoscenza.
- Educare i bambini al rispetto dell’acqua come bene comune.
Il ruolo della Protezione Civile
Il volontariato di Protezione Civile ha un ruolo sempre più chiaro nella tutela del territorio, non solo nella risposta alle emergenze:
- Monitoraggio di corsi d’acqua, argini, zone critiche in occasione di eventi meteo.
- Attività di sensibilizzazione con scuole e associazioni.
- Collaborazione con enti gestori (consorzi di bonifica, autorità di bacino, ARPA, ISPRA) nella segnalazione di criticità.
La Protezione Civile non è solo “dopo il disastro”. È anche — e sempre di più — prevenzione basata sulla conoscenza del territorio.
Territorio e acqua: una prospettiva di lungo periodo
Il 2 febbraio è una data tra tante. Vale però fermarsi a ragionare: da dove viene l’acqua che beviamo, dove finisce quella che usiamo, cosa succede quando piove intensamente.
Un territorio che funziona non è un territorio asciutto e geometrico. È un territorio che respira con l’acqua, che ha spazi per accoglierla e rilasciarla. La Protezione Civile del futuro passa anche da qui.
Per approfondire
- Convenzione di Ramsar (Ministero Ambiente)
- ISPRA — Zone umide in Italia
- Articolo: Frane e movimenti del terreno nei Castelli Romani
- Articolo: Sicurezza ai laghi di Nemi e Albano
Le paludi sono i polmoni d’acqua del territorio. Proteggerle è Protezione Civile di lungo periodo.




