Il 28 febbraio ricorre la Giornata nazionale della Protezione Civile, istituita nel 2017 con la Direttiva del Presidente del Consiglio. La data celebra la Legge 225/1992 che ha fondato il Servizio Nazionale. È anche l’occasione per ripercorrere la storia del sistema e ricordare il ruolo centrale del volontariato.

La Protezione Civile, come la conosciamo oggi, non è nata improvvisamente. È il risultato di decenni di lezioni tragiche e di riforme legislative che hanno costruito, passo dopo passo, un sistema nazionale integrato.

Le tappe fondamentali

1908 — Terremoto di Messina

Il terremoto di Messina e Reggio Calabria (28 dicembre 1908), una delle più gravi catastrofi della storia italiana con oltre 80.000 vittime, mise a nudo l’assenza di un sistema organizzato di soccorso nazionale. Fu il primo grande evento a cui il Regno rispose con un dispositivo nazionale straordinario, ma senza struttura permanente.

1966 — Alluvione di Firenze

L’alluvione dell’Arno del 4 novembre 1966 colpì Firenze, Venezia, la Toscana. L’intervento dei volontari — soprattutto giovani, gli “angeli del fango” — mostrò la potenza del volontariato spontaneo. Ma anche i suoi limiti: senza coordinamento, l’energia rischia di disperdersi.

1976 — Terremoto del Friuli

Il terremoto del Friuli (6 maggio 1976, magnitudo 6.5) fu un evento cardinale. Per la prima volta, il volontariato organizzato divenne un soggetto riconosciuto: gli alpini, i gruppi locali, le associazioni di base contribuirono alla ricostruzione in modo strutturato. Il Friuli ricostruito “come era, dove era” è oggi un modello di riferimento.

1980 — Terremoto dell’Irpinia

Il terremoto del 23 novembre 1980 (magnitudo 6.9) segnò una svolta. 2.914 vittime, difficoltà organizzative gravissime, ritardi nei soccorsi. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini denunciò in diretta televisiva le lentezze del sistema. Fu l’evento che portò all’istituzione formale della Protezione Civile nazionale.

1982 — Giuseppe Zamberletti

Nel 1982 viene istituito il Ministro per il coordinamento della Protezione Civile. Il primo titolare è Giuseppe Zamberletti, considerato il padre della Protezione Civile italiana.

Giuseppe Zamberletti, primo Ministro per il coordinamento della Protezione Civile, ritratto davanti allo stemma della Repubblica Italiana
Giuseppe Zamberletti (1933–2018), primo Ministro per il coordinamento della Protezione Civile e artefice del Servizio Nazionale istituito nel 1992.

Parlamentare, due volte Commissario straordinario (per il Friuli nel 1976 e per l’Irpinia nel 1980), Zamberletti pose le fondamenta di un sistema basato sul coordinamento, sulla sussidiarietà e sul volontariato organizzato.

1992 — Legge 225 (istitutiva del SNPC)

La Legge 24 febbraio 1992, n. 225 istituisce il Servizio Nazionale della Protezione Civile. È la data che la Giornata del 28 febbraio celebra. La legge:

  • Definisce gli eventi di protezione civile (A, B, C).
  • Individua le strutture operative.
  • Regola il ruolo del volontariato organizzato.
  • Stabilisce il Dipartimento come struttura di coordinamento nazionale.

2018 — Codice della Protezione Civile

Il Decreto Legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 — il Codice della Protezione Civile — aggiorna e riorganizza il sistema in un testo unico. Definisce i componenti (Stato, Regioni, Comuni, Volontariato), le attività (previsione, prevenzione, gestione, superamento dell’emergenza), gli eventi (A - locali, B - regionali, C - nazionali).

È la cornice normativa in cui lavora oggi ogni gruppo comunale di volontari, incluso quello di Genzano di Roma.

La struttura attuale del sistema

Il Servizio Nazionale della Protezione Civile è organizzato su più livelli:

Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile italiana
Giuseppe Zamberletti (Varese 1933 — Roma 2018): primo Commissario straordinario nel terremoto del Friuli 1976, fu nominato ministro per il coordinamento della Protezione Civile dopo l’Irpinia 1980. La legge 225/1992 portò la sua firma. Foto: Wikimedia Commons. Fonte originale.

Livello nazionale

  • Dipartimento della Protezione Civile (Presidenza del Consiglio).
  • Commissione Grandi Rischi (organo tecnico-scientifico).
  • Centri di competenza (INGV, CNR, università).

Livello regionale

  • Agenzia Regionale di Protezione Civile (Lazio: APC Lazio).
  • Centro Funzionale Regionale (monitoraggio meteo-idro).
  • Coordinamento del volontariato regionale.

Livello locale

  • Prefetture (coordinamento in emergenza).
  • Comuni (Sindaco = autorità di Protezione Civile comunale).
  • Gruppi Comunali di volontariato (come il nostro).
  • Associazioni di volontariato riconosciute.

Ogni livello ha compiti precisi. Il Sindaco è la prima autorità di protezione civile sul territorio, responsabile della comunicazione ai cittadini e dell’attivazione del Centro Operativo Comunale (COC) in emergenza.

Il volontariato: il cuore del sistema

Il volontariato organizzato di Protezione Civile è un tratto distintivo del modello italiano. Nessun altro Paese europeo ha una rete così diffusa di cittadini attivi nella protezione civile.

Alcuni numeri orientativi (fonte DPC, ultimi dati disponibili):

  • Oltre 5.000 organizzazioni iscritte agli elenchi territoriali.
  • Circa 300.000 volontari attivi in Italia.
  • Migliaia di Gruppi Comunali costituiti nei Comuni.

Nel Lazio, e nei Castelli Romani, la rete del volontariato è fitta. Il Gruppo Comunale di Genzano collabora regolarmente con i gruppi dei comuni vicini, in esercitazioni e attivazioni.

Cosa facciamo ogni giorno

Il volontariato non è “solo emergenza”. Le nostre attività ordinarie comprendono:

  • Formazione continua: primo soccorso, AIB, radiocomunicazioni, logistica, psicologia dell’emergenza.
  • Esercitazioni periodiche, da singole al sistema.
  • Attività di sensibilizzazione: nelle scuole, con le famiglie, con le associazioni.
  • Monitoraggio del territorio: segnalazione di criticità, sopralluoghi dopo eventi.
  • Presidio in caso di eventi pubblici.
  • Supporto alle persone fragili in situazioni specifiche.

Il messaggio del 28 febbraio

Nel 2026 la Giornata nazionale richiama tutti noi — volontari e cittadini — a tre valori fondanti:

Memoria

Ricordare gli eventi del passato non per drammatizzare, ma per imparare. Il Friuli, l’Irpinia, l’Emilia, l’Abruzzo, l’Italia Centrale: ogni territorio italiano ha una sua pagina scritta con il dolore ma anche con la ricostruzione.

Preparazione

Ogni famiglia, ogni cittadino può prepararsi. Un piano di emergenza familiare. Un kit in casa. La conoscenza dei numeri utili. La partecipazione a un’esercitazione. Sono atti di Protezione Civile quanto un’attivazione sul campo.

Comunità

Il sistema funziona quando le comunità funzionano. Il volontariato di Protezione Civile è fatto di persone che si conoscono, si fidano, si aiutano. Prima dell’emergenza e dopo. Il volontario è prima di tutto un cittadino attivo.

Per chi vuole diventare volontario

Il 28 febbraio è un’occasione per riflettere sulla possibilità di entrare nel Gruppo. Il volontariato non è un obbligo, ma una scelta. Offre:

  • Formazione di qualità, certificata.
  • Esperienza operativa in contesti reali.
  • Senso di appartenenza a una comunità impegnata.
  • Utilità sociale misurabile, concreta.

Per informazioni, visita la sezione Volontariato del sito o contatta direttamente il Gruppo.

Per approfondire

Il 28 febbraio ricorda che la Protezione Civile non è solo uno Stato che interviene: è una comunità che si organizza. Volontari, comuni, famiglie preparate — ognuno è parte del sistema.