Nel Gruppo Comunale di Genzano di Roma, come in tutto il sistema italiano, le donne sono volontarie, formatrici, responsabili, coordinatrici, tecniche. Non come eccezione, ma come parte normale di una realtà che funziona solo se tutti danno il proprio contributo.

L’8 marzo, Giornata internazionale della donna, è l’occasione per dirlo con chiarezza — e per continuare a migliorare.

Uno sguardo al passato

Il volontariato italiano ha avuto, storicamente, una componente femminile molto forte. Dalle crocerossine dei conflitti mondiali alle angele del fango di Firenze 1966, le donne sono sempre state presenti nelle emergenze italiane.

Nel sistema moderno di Protezione Civile, il D.Lgs. 1/2018 (Codice della Protezione Civile — che ha sostituito la legge 225/1992) parla di volontari, senza distinzioni di genere. La cultura operativa ha però impiegato anni per superare gli stereotipi di un settore percepito come “maschile”: divisa, lavoro fisico, reperibilità notturna, esercitazioni in luoghi impervi.

Oggi nei gruppi comunali e nelle associazioni la presenza femminile è alta e crescente. In alcune realtà supera il 50%. Nei ruoli di coordinamento, le donne portano competenze di gestione, comunicazione, relazione con la cittadinanza — competenze essenziali in ogni emergenza.

Competenze e ruoli

Nel nostro Gruppo, e in altri gruppi del territorio, le donne svolgono tutti i ruoli operativi:

  • Squadre AIB (antincendio boschivo).
  • Ricerca dispersi e supporto al soccorso alpino.
  • Radiocomunicazioni e logistica.
  • Assistenza alla popolazione e supporto a persone fragili.
  • Coordinamento nelle sale operative comunali.
  • Comunicazione con cittadini e istituzioni.
  • Formazione e addestramento.

Non esiste ruolo tecnico riservato o precluso. Ogni volontaria, come ogni volontario, è formata, abilitata, equipaggiata in base alle esigenze del servizio.

Perché parlarne l'8 marzo

La Giornata internazionale della donna serve a ricordare che ci sono stati — e in parte ancora ci sono — ostacoli da riconoscere e superare. Quando parliamo di Protezione Civile:

  • L’equipaggiamento di serie è stato a lungo pensato “per l’uomo medio”: divise, scarpe, attrezzature. Oggi la situazione migliora ma non ovunque.
  • La conciliazione con il lavoro di cura familiare — spesso sbilanciato sulle donne — incide sulla disponibilità a partecipare a turni di reperibilità e attivazioni lunghe.
  • La percezione pubblica della figura del volontario è ancora spesso al maschile: “gli uomini della Protezione Civile”, “il volontario”, invece di un linguaggio che rappresenti correttamente la realtà.

Su ognuno di questi punti c’è lavoro da fare, anche in un piccolo gruppo comunale.

Il contributo specifico

Senza cadere in stereotipi: quando le donne sono entrate in forza nel volontariato, hanno arricchito la cultura operativa:

  • Maggiore attenzione alla comunicazione con popolazione vulnerabile (anziani, bambini, persone con disabilità).
  • Sensibilità verso la relazione con famiglie che hanno subito perdite o danni.
  • Capacità di mediazione in situazioni di tensione.
  • Approccio pratico e collaborativo al lavoro di squadra.

Queste competenze non sono “femminili per natura”: sono apprendibili da tutti. Ma portarle nel Gruppo ha cambiato il modo di fare Protezione Civile.

Storie (senza nomi)

Nel nostro Gruppo, come in tanti altri, ci sono storie che vale la pena raccontare — senza nomi:

  • La dottoressa di famiglia che ha scelto di fare il corso antincendio perché “se capita qualcosa, voglio sapere come spegnere”.
  • La studentessa universitaria che tra esami e tirocinio trova tempo per le esercitazioni.
  • La pensionata che da dieci anni tiene in ordine il magazzino e sa esattamente dove sta ogni cosa.
  • La madre di tre figli che rientra nel Gruppo dopo qualche anno di pausa familiare, con più determinazione di prima.
  • La tecnica radio che all’inizio era l’unica donna nel corso radiocomunicazioni, e oggi insegna lei stessa ai nuovi volontari.

Sono storie di scelta libera, senza militarismo, senza retorica. Persone che hanno deciso, in un certo momento della vita, di dedicare tempo agli altri.

Verso un Gruppo più inclusivo

Come Gruppo e come sistema, possiamo continuare a:

  • Selezionare equipaggiamenti adatti a tutte le conformazioni corporee.
  • Organizzare turnistica compatibile con diverse esigenze familiari (uomini e donne, con figli piccoli, con genitori anziani).
  • Favorire ruoli di coordinamento in base alle competenze reali, senza stereotipi di genere.
  • Usare un linguaggio inclusivo nelle comunicazioni interne ed esterne.
  • Dare spazio alle donne nella rappresentanza pubblica del Gruppo (interviste, eventi, scuole).

Non sono rivoluzioni: sono normalizzazioni di buone pratiche.

Un ringraziamento

Oggi vogliamo semplicemente dire grazie a tutte le volontarie del Gruppo di Genzano. Grazie per il tempo che dedicate al bene comune. Grazie per la competenza che portate. Grazie per la pazienza di chi costruisce, giorno dopo giorno, una comunità più coesa.

E grazie anche alle tante donne che, pur non essendo nel Gruppo, sostengono la Protezione Civile con il loro lavoro nelle istituzioni, nella sanità, nelle scuole, nelle famiglie. La rete di protezione di una comunità è fatta anche di questo.

Per approfondire

Per ogni volontaria del Gruppo: grazie. Il sistema non funzionerebbe senza di voi.