Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non è nato in un ufficio. È nato in cucina, tra un caffè e una mappa sul tavolo. Un gruppo di appassionati di radio CB aveva deciso che una ricetrasmittente poteva servire a qualcosa di più che parlare di antenne. Era la prima metà degli anni Ottanta. La legge quadro sulla protezione civile non esisteva ancora e chi voleva rendersi utile in emergenza si organizzava come poteva. Quarant’anni dopo, quella piccola associazione di radioamatori è diventata uno dei gruppi comunali più strutturati dei Castelli Romani. Questa è la sua storia.
Gli anni Ottanta: dalla banda cittadina al volontariato organizzato
La scintilla iniziale scocca tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Un gruppo di cittadini di Genzano di Roma, appassionati di radiocomunicazioni in banda cittadina (CB), si ritrova per costituire una prima associazione di volontari. In quegli anni la radio CB è uno strumento popolare, accessibile, e durante le emergenze sul territorio si rivela spesso l’unico modo per coordinare persone e mezzi quando il telefono fisso non basta o non arriva.
Dal gruppo CB all’idea di un vero e proprio servizio di protezione civile il passo è breve. L’Italia intera, negli anni Ottanta, sta elaborando la lezione di due tragedie che segneranno la storia del volontariato: il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 e l’incidente di Vermicino del giugno 1981. Sono gli eventi che convincono il Paese della necessità di un sistema nazionale strutturato, e nelle comunità locali crescono le esperienze che poi confluiranno nei gruppi comunali.
A Genzano, la prima attrezzatura del gruppo è spartana: i volontari trasportano manichette e pale dentro le proprie autovetture private, su cui è autorizzato — la normativa lo consentiva all’epoca — l’uso dei lampeggianti rimovibili di colore rosso. Oggi quei lampeggianti rossi sarebbero vietati, riservati ai mezzi aeroportuali, ma negli anni Ottanta sono il simbolo riconoscibile del volontario che corre verso l’emergenza.
Per i servizi di maggiore portata, viene riadattata una vecchia ambulanza dismessa, utilizzata come furgone per il trasporto di attrezzature. Non è il mezzo che si vedrebbe in una pubblicità istituzionale, ma è quello che c’è, e funziona.
1993: l’istituzione ufficiale con delibera del Consiglio Comunale
Il passaggio decisivo arriva nel 1993. Il sindaco dell’epoca, on. Gino Cesaroni, propone al Consiglio Comunale una delibera per l’istituzione formale del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile. La delibera passa, il Gruppo diventa struttura ufficiale del Comune, e da quel momento la sua attività rientra pienamente nel Servizio Nazionale di Protezione Civile che la legge 24 febbraio 1992 n. 225 aveva appena costituito.
È una piccola rivoluzione locale: da associazione informale di appassionati, il Gruppo diventa un’articolazione operativa del Comune, con copertura assicurativa, inquadramento normativo chiaro e possibilità di attivazione in emergenze di rilievo regionale e nazionale.
I primi mezzi dell’Esercito: autobotte e furgone
Pochi anni dopo l’istituzione, il Gruppo compie il primo salto di qualità tecnica con l’acquisto di due mezzi dismessi dall’Esercito Italiano:
- un’autobotte Fiat ACP70 da 5.000 litri, inizialmente utilizzata dai militari per il trasporto di gasolio e riconvertita ad uso antincendio boschivo con l’installazione di una pompa
- un furgone Fiat Ducato destinato al trasporto di personale e attrezzature
L’ACP70 non arriva pronta: viene ricostruita dai volontari stessi. La cabina originale era in tela e viene sostituita con una cabina in lamiera autocostruita. Vengono aggiunti sportelli laterali per l’attrezzatura, successivamente sostituiti da serrandine più comode. Il mezzo riceve lampeggianti rossi (allora ancora regolari per quel tipo di impiego) e una sirena bitonale.
Il Fiat Ducato viene equipaggiato con lampeggianti rossi, sirena e apparato radio: diventa il primo vero mezzo di coordinamento del Gruppo, quello con cui si copre il territorio comunale e si raggiunge chi chiama.
Entrambi i mezzi restano in servizio fino ai primi anni 2000, quando saranno progressivamente sostituiti.
1998: il primo pickup dalla Provincia di Roma
Nel 1998 la Provincia di Roma (oggi Città Metropolitana di Roma Capitale) assegna al Gruppo un Land Rover Defender 130 pickup dotato di modulo antincendio da 600 litri. È il primo mezzo con finalità specifica: intervenire sugli incendi boschivi con un veicolo maneggevole, capace di entrare in strade strette e terreni sconnessi.
Il Land Rover arriva senza dispositivi di segnalazione ottico-acustica. Il Gruppo provvede ad installare lampeggianti blu e sirena, trattandosi di mezzo antincendio. Da quel momento in avanti, con le successive modifiche al Codice della Strada, tutti i mezzi di protezione civile (tranne il PA1 piattaforma aerea, classificata diversamente) saranno dotati di lampeggianti blu, come prevede la normativa vigente.
La missione Arcobaleno del 1999
La fine degli anni Novanta porta per la prima volta il Gruppo a operare fuori dai confini italiani. Durante la guerra del Kosovo, il Dipartimento della Protezione Civile coordina la missione Arcobaleno (1999), la più grande operazione internazionale di accoglienza gestita dall’Italia nel dopoguerra. Vennero accolti nel nostro Paese circa 45.000 profughi albanesi e kosovari, con decine di campi di accoglienza allestiti e una mobilitazione del volontariato senza precedenti.
Il Gruppo di Genzano partecipa alla missione, consolidando l’esperienza sui campi di accoglienza internazionali che tornerà utile negli anni successivi per le emergenze sismiche nazionali e, molto più tardi, per l’emergenza Ucraina del 2022.
2003: l’arrivo del VM90
Nel 2003 il Gruppo acquista dall’Esercito un VM90, camion militare robusto ma scoraggiante: arriva in condizioni da ristrutturare completamente. I volontari lo smontano pezzo per pezzo, rimuovono le componenti militari non funzionali all’uso civile, lo sverniciano.
La cabina originale era in tela: viene sostituita con una cabina in lamiera autocostruita. Il cassone, deteriorato, viene rifatto con i proventi di una donazione di un club automobilistico del territorio. Il mezzo viene poi portato in officina per la verniciatura definitiva e l’allestimento con lampeggianti blu, sirena e modulo antincendio boschivo da 800 litri.
Il VM90 sostituisce il Fiat Ducato, che viene dismesso.
2004-2005: i primi mezzi regionali e la nuova autobotte
Il 2004 segna l’ingresso del Gruppo nella flotta della Regione Lazio: arriva in comodato d’uso un pickup Mitsubishi L200 completo di dispositivi di segnalazione, faro brandeggiante e modulo antincendio da 400 litri. A differenza dei mezzi precedenti, il Mitsubishi non ha bisogno di autocostruzioni: arriva pronto all’uso.
Nel 2005 il Gruppo acquista dall’associazione Alfa di Aprilia un Mercedes Atego, versatilissimo, allestibile a seconda dell’intervento con:
- cisterna da 6.000 litri con modulo autonomo e torre faro per l’antincendio
- cassone per trasporto attrezzature o spargisale per le emergenze neve
- predisposizione per lama spazzaneve
L’unica modifica radicale è l’aggiunta di una centina con telone. Il Mercedes Atego sostituisce la Fiat ACP70, che dopo vent’anni di servizio viene dismessa.
2007: la “kilolitrica”
Nel 2007 la Regione Lazio assegna al Gruppo il mezzo che nel linguaggio dei volontari è diventato familiarmente la “kilolitrica”: un Mercedes Actros con cisterna da 14.000 litri d’acqua. È un mezzo pensato per il rifornimento di autobotti e pickup più piccoli, non per l’ingresso in zone impervie, ma può anche essere utilizzato per lo spegnimento diretto quando c’è accesso viabile.
La “kilolitrica” è utilizzata per:
- rifornimento dei mezzi minori durante gli interventi antincendio prolungati
- supporto ai Vigili del Fuoco durante gli incendi di capannoni industriali
- riempimento della piscina per elicottero, il bacino a cui attingono i mezzi aerei regionali
- spegnimento diretto quando il contesto lo consente
A differenza dell’Atego, la pompa dell’Actros è azionata dal motore del mezzo tramite presa di forza: una soluzione tecnica che riduce i pesi ma richiede che il motore resti acceso durante le operazioni.
Il Range Rover donato da un cittadino
Un cittadino dona al Gruppo un Range Rover prima serie, destinato al trasporto del personale. Il mezzo non riceve allestimenti tecnici (solo scritte adesive istituzionali) e viene utilizzato per il trasporto dei volontari su interventi non urgenti e durante il sisma del 24 agosto 2016 dell’Italia centrale, quando il Gruppo è attivato nelle zone colpite.
Anni dopo, un guasto grave al motore rende antieconomica la riparazione e il mezzo viene dismesso.
PA1: la piattaforma aerea
Nel parco mezzi del Gruppo è presente anche una piattaforma aerea: un Nissan Cabstar allestito con braccio elevatore per interventi in altezza. Il mezzo è classificato come mezzo d’opera, non come mezzo di soccorso in senso stretto, e per questo monta lampeggianti arancioni anziché blu.
La PA1 è fondamentale per la rimozione di rami pericolanti in alto, l’accesso a tetti danneggiati durante le emergenze maltempo e, in generale, tutte le operazioni che richiedono di raggiungere quote superiori ai 4-5 metri in sicurezza. Il suo posizionamento e la manovra sono riservati a operatori in possesso del patentino specifico per piattaforme aeree (PLE), secondo quanto richiesto dal D.Lgs. 81/2008.
2023: la riforma del Terzo Settore e il nuovo governo interno
Il 2023 porta una trasformazione non tecnica ma organizzativa, altrettanto importante. Con l’entrata in vigore del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 3 luglio 2017 n. 117) e l’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), il Gruppo aggiorna radicalmente il proprio assetto gestionale.
Lo Statuto e il Regolamento interno, in vigore dagli anni Ottanta con piccoli aggiornamenti, vengono completamente riscritti. Nasce una struttura di governo bicefala:
- un Direttivo eletto, responsabile della conduzione ordinaria e delle scelte operative
- un’Assemblea dei Volontari, organo sovrano che approva bilanci, indirizzi e modifiche statutarie
È la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Il Gruppo, pur restando un’articolazione del Comune di Genzano di Roma, è anche — de facto — un Ente del Terzo Settore iscritto al RUNTS, con un assetto interno più strutturato (Statuto, Regolamento, Direttivo), al servizio del Sindaco ai fini della protezione civile.
2024: l’Evo Cross 4, il mezzo più recente
Nell’estate 2024 arriva l’ultimo mezzo in ordine di tempo, fornito dalla Regione Lazio con formula di noleggio a lungo termine — una modalità contrattuale più moderna del tradizionale comodato d’uso.
È un pickup Effedi Evo Cross 4 4x4, dotato di serie di:
- dispositivi di segnalazione ottico-acustica
- verricello per il recupero di veicoli o persone in difficoltà
- predisposizione per modulo antincendio (installazione prevista successivamente)
Il mezzo rappresenta l’evoluzione del pickup da territorio: manovrabile, versatile, adatto sia agli interventi AIB che alle attività di ricognizione sul territorio comunale.
Quarant’anni di volontariato, di continuità
Ripercorrere questa storia significa notare una costante: il Gruppo non ha mai aspettato il mezzo perfetto. Ha preso quello che c’era — un’ambulanza dismessa, un’autobotte militare da riconvertire, un Range Rover donato, un VM90 da smontare pezzo per pezzo — e l’ha reso utile al territorio. La cabina in lamiera autocostruita dell’ACP70 e il cassone rifatto del VM90 con i proventi di una donazione non sono aneddoti nostalgici. Dimostrano che la protezione civile, prima di essere un organigramma, è un modo di rimboccarsi le maniche.
Dagli anni Ottanta ad oggi, il Gruppo ha attraversato:
- il terremoto dell’Irpinia (1980) che ha fatto nascere in Italia il pensiero moderno di protezione civile
- l’incidente di Vermicino (1981) che ne ha accelerato l’organizzazione
- la legge 225/1992 che ha istituito il Servizio Nazionale
- la missione Arcobaleno (1999) per il Kosovo
- il sisma de L’Aquila (2009) e quello del Centro Italia (2016)
- la pandemia Covid-19 (2020-2022)
- l’emergenza Ucraina (2022)
- le alluvioni di Emilia-Romagna e Toscana (2023)
- il nuovo Codice di Protezione Civile (D.Lgs. 2 gennaio 2018 n. 1) e la riforma del Terzo Settore
Quarant’anni, sei Sindaci, due generazioni di volontari. Chi è passato per la sede del Gruppo ha lasciato qualcosa: un mezzo riallestito, una procedura scritta, un corso di formazione trasmesso al volontario più giovane. È così che un gruppo comunale resta vivo.
Per approfondire
Sul nostro sito:
- Chi siamo — l’organizzazione attuale del Gruppo.
- Diventa volontario — come entrare nel Gruppo Comunale.
- Rischi del territorio — le emergenze tipiche su cui il Gruppo opera.
- Archivio comunicazioni.
- Cos’è la protezione civile in Italia: dall’Irpinia a Vermicino.
- Friuli 1976, cinquant’anni dopo.
Fonti istituzionali:
- Codice della Protezione Civile — D.Lgs. 1/2018.
- Codice del Terzo Settore — D.Lgs. 117/2017.
- Legge 225/1992 — istituzione Servizio Nazionale PC.
Fonte: ricostruzione storica a cura del Direttivo del Gruppo, con il contributo dei volontari che hanno attraversato le diverse fasi di vita dell’associazione.




