Pioggia battente per sei ore e il garage si riempie. Una tromba d’aria spezza un platano e un ramo resta sospeso sopra la strada. Il torrente rompe l’argine e trascina fango in paese. Sono tre scenari che il Gruppo Comunale di Genzano di Roma affronta regolarmente — alcuni ogni autunno, altri solo dopo eventi estremi. Questa guida spiega che differenza c’è tra un allagamento e un’alluvione, quali attrezzature usiamo, e perché un volontario con una motosega non sale mai su una pianta senza indossare la giacca antitaglio.


Allagamento e alluvione: due cose diverse

Le parole contano. Chi segnala un intervento al 112 o al numero del Gruppo deve sapere distinguere tra i due fenomeni, perché le risposte operative sono profondamente diverse.

Allagamento

Si parla di allagamento quando l’acqua ristagna in punti dove non dovrebbe esserci. È il garage che si riempie, il seminterrato invaso, la sede stradale che diventa una piscina. La causa più comune è l’afflusso meteorico superiore alla capacità della rete fognaria: la pioggia scende più veloce di quanto il sistema di smaltimento riesca a portarla via.

A Genzano, la situazione è spesso aggravata dalla mancata pulizia delle caditoie stradali: foglie, ramoscelli, terra trasportata dai temporali tappano i tombini, creano un effetto diga, e l’acqua resta in superficie. Uno dei punti critici ricorrenti è la zona della tangenziale adiacente alla rotatoria presso il palazzetto dello sport.

Alluvione

L’alluvione è un fenomeno di scala completamente diversa: uno straripamento di corsi d’acqua o una piena che invade centri abitati, con acqua che arriva dall’esterno e non dal deflusso meteorico locale. L’alluvione travolge, non ristagna. Porta con sé fango, detriti, a volte interi veicoli. Richiede attrezzature più potenti, interventi più lunghi, e spesso un’attività di ripristino che dura settimane.

Gli esempi recenti: le alluvioni dell’Emilia-Romagna e della Toscana nel maggio 2023 — su entrambe il Gruppo Comunale è stato attivato in colonna mobile regionale. A livello locale, l’alluvione di Ostia Antica del 2008, con l’esondazione dei canali che invasero via Bazzini e le traverse adiacenti.


Allagamento: cosa facciamo

Il primo intervento, in caso di allagamento da malfunzionamento della rete, non è quasi mai tirare fuori la motopompa: è individuare il tombino e ripulirlo. Quando la caditoia torna libera, spesso l’acqua defluisce da sola senza bisogno di aspirazione. Per questa ragione, chi ci segnala un allagamento ha un ruolo prezioso se riesce a indicarci dove si trova il tombino più vicino: ci fa risparmiare minuti cruciali.

Quando invece l’allagamento è dentro una proprietà privata (garage, seminterrato, cantina), l’intervento richiede aspirazione attiva con motopompe. Le dotazioni del Gruppo comprendono:

  • motopompa da 1.600 litri/minuto — il mezzo principale per lo svuotamento di garage e seminterrati invasi
  • tubi di aspirazione e mandata di varie lunghezze, per raggiungere l’acqua anche in condizioni difficili di accesso
  • elettropompe sommergibili per residui finali e pozzetti di raccolta

La sequenza operativa tipica è:

  1. valutazione della profondità dell’acqua e della presenza di rischi (impianti elettrici attivi, sostanze chimiche, presenza di persone)
  2. staccare l’alimentazione elettrica della zona allagata, se presente
  3. posizionamento della motopompa su terreno stabile e accessibile, con tubo di mandata verso un punto di deflusso (strada, pozzetto pluviale)
  4. svuotamento dell’area, con controllo continuo del livello e dell’aspirazione
  5. rimozione dell’acqua residua con spazzoloni, tiraacqua e pale
  6. pulizia finale e rapporto di intervento alla Sala Operativa

Alluvione: l’ordine degli interventi

Durante un’alluvione in corso il Gruppo non è in prima linea per il salvataggio in acqua: non disponiamo di unità sommozzatori né di gommoni di soccorso fluviale. Quei compiti spettano ai Vigili del Fuoco e al Nucleo Sommozzatori quando operativi.

Il nostro ruolo inizia dopo che le acque si sono ritirate, con le operazioni di ripristino. La sequenza consolidata negli interventi a Santa Agata sul Santerno (Ravenna, 2023) e Quarrata (Pistoia, 2023) è la seguente:

1. Rimozione del fango con mezzi di movimento terra

Il fango stratificato sul manto stradale e nelle piazze è il primo problema da affrontare: impedisce la circolazione dei veicoli, nasconde dislivelli e buche pericolose, ed è fonte di scivolamento. Vengono impiegati bobcat (mini-pala compatta) e ruspe dei gruppi specializzati (Base 2001, Alfa di Aprilia e altri coordinamenti). Il fango viene caricato su camion e trasportato in zone di ammassamento per lo smaltimento finale.

2. Lavaggio delle strade

Terminata la rimozione meccanica, si passa al lavaggio con acqua in pressione. Si impiegano:

  • autobotti con lance ad alta pressione
  • moduli antincendio boschivo (AIB) montati su pickup
  • attrezzi manuali: pale da neve, tiraacqua, spazzoloni da strada

L’acqua di lavaggio viene convogliata nella rete fognaria o, quando la rete è compromessa, raccolta e rimossa tramite autospurgo (ditte specializzate attivate dal Comune).

3. Sicurezza sanitaria

Un’alluvione non porta solo acqua e fango: porta anche liquami. Quando la rete fognaria va in pressione oltre la propria capacità, il flusso torna indietro e si miscela all’acqua superficiale. Il residuo può contenere batteri, escherichia coli, agenti patogeni di varia natura. Per questo motivo:

  • è obbligatorio usare stivali di gomma durante le operazioni di rimozione e lavaggio
  • le mani vanno lavate a fondo prima di ogni pausa per mangiare o bere
  • le divise vanno lavate separatamente, a fine turno

Questo non è un dettaglio teorico: è una delle poche regole che, se ignorata, fa tornare a casa con un’infezione gastroenterica dopo una settimana di servizio.


Alberi e rami pericolanti: la sicurezza prima di tutto

Ogni maltempo porta con sé segnalazioni di rami spezzati o alberi caduti: sulle strade, sui tetti, sulle auto parcheggiate, sopra i pedoni. È uno degli interventi più frequenti del Gruppo nei mesi autunnali e invernali.

Ma è anche uno degli interventi più pericolosi per l’operatore, se condotto senza le precauzioni giuste.

Chi può operare

Il taglio con motosega è un’attività regolamentata. Possono usarla solo i volontari in possesso del patentino specifico, conseguito attraverso corsi di formazione riconosciuti che includono teoria e prove pratiche (il corso motoseghista di primo livello è la base, il secondo livello è richiesto per l’abbattimento).

Chi non ha il patentino non sale su una motosega. Non è una questione burocratica: è statistica. La motosega è responsabile di una delle più alte incidenze di infortuni gravi e mortali tra gli operatori forestali, e il dispositivo di protezione individuale non è decorativo, è salvavita.

Dispositivi di protezione individuale (DPI) obbligatori

Prima di accendere la motosega, l’operatore deve indossare:

  • stivali (adatti all’uso, con puntale e suola antiscivolo)
  • elmetto con visiera e cuffie antirumore
  • divisa antitaglio, con inserti in tessuto specifico che bloccano la catena in caso di contatto
  • guanti da lavoro
  • occhiali di protezione, se non integrati nell’elmetto

Per gli interventi in quota (ramo sospeso, albero che minaccia una linea elettrica) si aggiungono imbragature e moschettoni per l’assicurazione al cestello della piattaforma aerea o all’albero stesso.

Quando il ramo è in alto

A volte il ramo pericolante è ad altezza superiore ai 4-5 metri, oppure la caduta va controllata per non danneggiare auto o edifici sottostanti. In questi casi entra in scena la PA1 – piattaforma aerea del Gruppo, un Nissan Cabstar classificato come mezzo d’opera. Il cestello consente di raggiungere in sicurezza punti elevati.

L’uso della piattaforma aerea richiede patentino specifico PLE (Piattaforma di Lavoro Elevabile), ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e dell’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012. Chi non ha il patentino non manovra il mezzo, punto.

Quando il ramo è sospeso e non stabile, non ci si limita a tagliarlo e lasciarlo cadere: si utilizzano corde di direzione per guidarne la caduta lontano da infrastrutture, veicoli o persone presenti in zona.


Assistenza alla popolazione: campi di accoglienza, distribuzione beni, trasporti

Oltre agli interventi tecnici, una parte sostanziale dell’attività del Gruppo è l’assistenza diretta alla popolazione.

Allestimento e gestione di campi di accoglienza

Dopo un sisma o un evento che rende inagibili le abitazioni, si attivano i campi di accoglienza — tendoni attrezzati per ospitare gli sfollati nelle prime settimane di emergenza. Il Gruppo partecipa sia all’allestimento iniziale (montaggio tende, impianti elettrici, bagni chimici, cucina da campo) sia alla gestione quotidiana:

  • accoglienza degli sfollati e assegnazione dei posti letto
  • rifocillamento (colazione, pranzo, cena preparati da cucine da campo specializzate)
  • distribuzione di beni di prima necessità (coperte, vestiario, prodotti per l’igiene)
  • pulizia delle aree comuni
  • riunione informativa mattutina con il Capo Campo per l’assegnazione dei compiti della giornata

La gestione avviene in collaborazione con altri gruppi provenienti dalle colonne mobili regionali, con la supervisione della segreteria di campo che registra presenze, firme dei volontari e necessità logistiche.

Assistenza in emergenze specifiche

Durante la pandemia Covid-19 (2020-2022) il Gruppo è stato attivato per:

  • distribuzione di buoni spesa ai nuclei familiari in difficoltà
  • distribuzione di mascherine alla popolazione
  • trasporto di DPI (mascherine, camici, guanti) agli ospedali del territorio
  • consegna a domicilio di spesa e farmaci per cittadini fragili o in quarantena

Durante l’emergenza Ucraina (2022) il Gruppo ha operato con un minibus Mercedes Vito messo a disposizione dal Coordinamento FEPIVOL, effettuando trasporti per i profughi che arrivavano a Roma: dal punto di smistamento verso alberghi, case famiglia e strutture di accoglienza.


Emergenze neve: quando l’Atego diventa spazzaneve

Genzano è a circa 435 metri di altitudine: le nevicate sono rare ma non eccezionali. Quando arrivano, il Mercedes Atego del Gruppo viene allestito in configurazione invernale:

  • il cassone sostituisce la cisterna
  • si monta uno spargisale da 1 m³ con comando da cabina
  • si aggancia (solo in caso di nevicata effettiva, per ragioni di ingombro in guida) una lama spazzaneve

Entrambi i dispositivi sono telecomandati dall’abitacolo: il conducente non deve scendere per azionare la distribuzione del sale né per modificare l’angolazione della lama. Ovviamente è necessario scendere per ricaricare il sale quando il serbatoio si svuota.

Per i centri storici e i vicoli stretti dove il Mercedes non può entrare, il Gruppo dispone di una turbina a neve portatile con motore a scoppio, che consente la pulizia manuale degli spazi ridotti. In questi contesti il sale viene sparso a pala, con tempi più lunghi ma con accesso a punti altrimenti preclusi.


Un filo conduttore: la sicurezza dell’operatore

Rileggendo questa panoramica emerge un filo conduttore: ogni intervento ha le sue regole di sicurezza, e la sicurezza non è un’opzione. Non è una burocrazia da aggirare quando si ha fretta: è la differenza tra un servizio che finisce con una stretta di mano al cittadino e un servizio che finisce al pronto soccorso.

Stivali di gomma contro i liquami delle alluvioni. Giacca antitaglio contro la motosega. Imbragatura sul cestello della piattaforma aerea. Patentini specifici per i mezzi e le attrezzature. Tutto quello che proteggiamo in campo è frutto di corsi, esercitazioni, procedure scritte.

Il volontario di protezione civile non è un improvvisato. Ogni attrezzo che usa, lo sa usare. Ogni rischio che corre, lo conosce.


Per approfondire

Sul nostro sito:

Fonti istituzionali:

Fonti: procedure operative interne del Gruppo Comunale, D.Lgs. 81/2008 (sicurezza sul lavoro), Accordo Stato-Regioni 22 febbraio 2012 (patentini PLE), esperienze dirette sulle alluvioni 2023 di Emilia-Romagna e Toscana.