Terremoto nelle Marche alle 4 del mattino. Entro le 10 la colonna mobile parte da Genzano di Roma. Sei ore per organizzare mezzi, attrezzature, personale, pasti e logistica di un intervento che durerà giorni o settimane in una regione a 300 chilometri di distanza. Dietro a questa operazione c’è un sistema nazionale che si attiva automaticamente, un’architettura di coordinamenti regionali e un meccanismo europeo di mutuo soccorso. Questa è la guida al funzionamento delle maxi emergenze come le vive un volontario di un gruppo comunale.


Cosa sono le maxi emergenze

Con l’espressione maxi emergenza si intendono gli scenari con impatto rilevante sul territorio e sulla popolazione, che richiedono un’ingente mobilitazione di personale e attrezzature specializzate. Sono eventi che il singolo Comune non può affrontare con le proprie forze: richiedono l’attivazione del livello regionale e, nei casi più gravi, del livello nazionale.

Il Codice di Protezione Civile (D.Lgs. 2 gennaio 2018 n. 1) classifica gli eventi in tre tipologie (art. 7):

  • tipo A: eventi fronteggiabili dal singolo ente competente in via ordinaria
  • tipo B: eventi che, per natura o estensione, richiedono l’intervento coordinato di più enti
  • tipo C: eventi di emergenza nazionale, che richiedono la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri

Le maxi emergenze che mobilitano le colonne mobili regionali appartengono tipicamente al tipo B o al tipo C. Esempi concreti: terremoto del Centro Italia 2016, alluvioni dell’Emilia-Romagna e della Toscana 2023, emergenza Ucraina 2022.


Cos’è una colonna mobile

Una colonna mobile è letteralmente quello che il nome suggerisce: una colonna di automezzi di protezione civile che si sposta dalla regione di provenienza verso quella colpita, per portare soccorsi e attrezzature.

Le caratteristiche operative fondamentali di una colonna mobile sono due:

1. Tempistica di attivazione: entro 6 ore dall’evento

La colonna deve essere formata e pronta alla partenza entro 6 ore dalla ricezione dell’ordine di attivazione. Significa: volontari reperiti, mezzi caricati, documenti pronti, rotta tracciata. Non è un’operazione che si improvvisa: ogni gruppo ha liste di reperibilità aggiornate, le attrezzature sono pre-caricate su pallet standardizzati, i volontari sanno cosa mettere nello zaino prima ancora che squilli il telefono.

2. Autonomia operativa per le prime 72 ore

Una volta arrivata sul posto, la colonna deve essere autonoma per almeno 72 ore. Questo significa portare con sé:

  • effetti lettereccio (brandine, sacchi a pelo, cuscini)
  • eventuali pasti per i primi giorni, quando la cucina da campo non è ancora attiva
  • carburanti e materiali di consumo per i mezzi
  • attrezzature complete per il tipo di intervento previsto

Solo dopo 72 ore si può ragionevolmente contare su una filiera di rifornimento consolidata dall’area di ammassamento.


Come si compone una colonna mobile

Il contenuto di una colonna mobile dipende dal tipo di evento. Non si porta lo stesso materiale per un terremoto e per un’alluvione.

Componenti tipici di una colonna per terremoto

  • mezzi di movimento terra (escavatori, pale meccaniche, ruspe)
  • segreteria di emergenza da campo (tende e attrezzature per la gestione amministrativa)
  • torri faro per l’illuminazione notturna dell’area di intervento
  • autobotti per il trasporto di acqua potabile
  • moduli antincendio boschivo (AIB) — utilizzati in questo contesto per lavaggio strade e pulizia
  • gruppi di lavoro specialistici (cucina, TLC, logistica)
  • gruppi elettrogeni per fornire energia alle tende, alle illuminazioni e agli impianti
  • camion da trasporto per attrezzature pesanti
  • modulo TLC (telecomunicazioni) per i collegamenti radio con il comando
  • cucina da campo per la preparazione pasti
  • tendoni per mensa

Componenti tipici di una colonna per alluvione

Rispetto al terremoto, si aggiungono:

  • idrovore di grande portata per il prosciugamento di zone allagate
  • gommoni (per i gruppi specializzati in soccorso acquatico)

Vengono omessi o ridimensionati:

  • i campi di accoglienza (nelle alluvioni gli sfollati vengono di norma alloggiati in strutture esistenti, non in tende)

Nel caso del Gruppo Comunale di Genzano, la nostra dotazione per colonne mobili include tipicamente il Mercedes Atego con cisterna, un pickup AIB, la motopompa da 1.600 l/min o analoghe, e il personale volontario disponibile.


I coordinamenti del volontariato nel Lazio

Nella Regione Lazio i gruppi comunali e le associazioni di volontariato sono organizzati in coordinamenti: aggregazioni di più gruppi che operano secondo uno stesso regolamento, con presidenti eletti e referenti operativi. I principali presenti sul territorio regionale sono:

  • FEPIVOL — FEderazione di Pronto Intervento VOlontariato Lazio
  • COREIR — COrpo REgionale Intervento Rapido
  • COV — Coordinamento Organizzazioni di Volontariato
  • ANPAS — Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze
  • ANC — Associazione Nazionale Carabinieri
  • ANVVFC — Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo
  • AEOPC Italia — Associazione Emergenze Operative Protezione Civile

Il ruolo dei coordinamenti è essenziale nel meccanismo di attivazione: la Sala Operativa Unificata Permanente (SOUP) della Regione Lazio non chiama direttamente tutti i gruppi comunali della regione, sarebbe inefficiente. Chiama i presidenti dei coordinamenti, che a loro volta chiamano i gruppi aderenti e raccolgono le disponibilità.

Il nostro Gruppo aderisce al FEPIVOL, la cui presidenza è dell’associazione ALFA di Aprilia.


Come si forma concretamente una colonna mobile

La sequenza operativa, dall’evento alla partenza, è la seguente:

1. L’evento accade

Un terremoto, un’alluvione, un’emergenza sanitaria. L’INGV o un’altra struttura tecnica rileva l’evento, il Dipartimento di Protezione Civile valuta, il Presidente del Consiglio dei Ministri — se l’evento è di tipo C — dichiara lo stato di emergenza.

2. La SOUP regionale riceve la richiesta

Il DPC o la Regione colpita (tramite il meccanismo di mutuo soccorso interregionale) richiede supporto alla SOUP della Regione Lazio. La SOUP valuta quali risorse sono disponibili e quale tipo di colonna mobile è necessaria.

3. La SOUP contatta i presidenti dei coordinamenti

La SOUP chiama i presidenti dei coordinamenti regionali (FEPIVOL, COREIR, COV, ecc.) comunicando le caratteristiche della richiesta: tipo di evento, attrezzature richieste, tempistica, durata stimata.

4. I coordinamenti raccolgono le disponibilità

I presidenti dei coordinamenti, a loro volta, chiamano i gruppi aderenti (nel caso del nostro FEPIVOL: gruppi comunali, associazioni, squadre specialistiche). Ogni gruppo comunica entro tempi stretti:

  • disponibilità di volontari (quanti, con quali competenze)
  • disponibilità di mezzi (quali e in che configurazione)
  • attrezzature specifiche (motopompe, torri faro, gruppi elettrogeni, ecc.)

5. Formazione della colonna

Il coordinamento aggrega le disponibilità in una colonna mobile organica, assegna un capocolonna, definisce il punto di ritrovo (tipicamente un’area di ammassamento regionale), stabilisce orario di partenza e rotta.

6. Partenza

La colonna parte. Durante il viaggio, il capocolonna è in contatto radio con la SOUP e con la regione di destinazione per aggiornamenti sulla viabilità, sul punto di arrivo e sulle prime assegnazioni operative.


FEPIVOL: i gruppi di lavoro specializzati

Il FEPIVOL è organizzato internamente in gruppi di lavoro specialistici. Si entra nei gruppi in base a competenze acquisite attraverso la formazione, sul campo o sul posto di lavoro. I principali sono:

  • Segreteria operativa e organizzativa — gestione documentale, registrazione volontari, coordinamento amministrativo
  • Pianificazione e gestione logistica di emergenza — allestimento campi, gestione magazzini, flussi di materiali
  • TLC — telecomunicazioni, gestione dei modi radio
  • Mezzi operativi e materiali — autobotti, pickup, mezzi speciali
  • Produzione e distribuzione pasti — cucina da campo
  • Gruppo UAS — Unmanned Aerial System (droni per ricognizione)
  • Formazione ed esercitazioni — preparazione dei volontari

Questa struttura consente di combinare competenze diverse in una singola colonna mobile, aumentando la versatilità dell’intervento.


Cosa mettere nello zaino

Ogni volontario attivato per una colonna mobile deve preparare uno zaino personale con l’equipaggiamento per almeno tre giorni. La lista standard:

Vestiario

  • divise (al plurale: sempre almeno due o tre cambi)
  • giaccone o giubbotto tecnico per protezione dal freddo e dalla pioggia
  • elmo con sottogola regolabile
  • guanti (da lavoro resistenti)
  • stivali di gomma e scarponi da lavoro
  • cambi di indumenti intimi sufficienti per la durata stimata del turno

Igiene personale

  • sapone neutro (evitare profumi forti — attirano insetti e interferiscono con il triage olfattivo in caso di eventi chimici)
  • spazzolino e dentifricio
  • asciugamano in microfibra (asciuga in fretta, occupa poco spazio)
  • accappatoio
  • ciabatte da doccia

Accessori elettronici

  • caricabatterie per telefono, radio, eventuale GPS
  • powerbank di riserva
  • cavi di ricambio

Varie ed eventuali

  • occhiali da sole
  • occhiali da vista di scorta (chi li porta)
  • farmaci personali (con prescrizione, se controllati)
  • piccolo kit di primo soccorso personale

Resta inteso che l’abbigliamento varia con la stagione: uno zaino per un terremoto invernale in montagna è diverso da uno zaino per un’alluvione estiva in pianura.


La durata del turno di missione

Generalmente la durata del turno di missione varia dai 4 ai 7 giorni, con queste regole:

  • il volontario che parte deve reggere con le proprie forze per le prime 72 ore (autonomia della colonna)
  • dopo il primo cambio, i gruppi che sostituiscono trovano una logistica già attiva (mense, brandine, servizi igienici)
  • il massimo continuativo per emergenze nazionali o estere è di 60 giorni, ai sensi dell’art. 39 del Codice di Protezione Civile

Il tetto annuale complessivo è di 180 giorni per attività di protezione civile (di cui massimo 60 continuativi), più ulteriori 10 giorni per formazione regionale ed esercitazioni. Durante questi giorni il volontario mantiene posto di lavoro e retribuzione, e il datore di lavoro è successivamente rimborsato dal DPC o dalla Regione.


Scenario terremoto: l’allestimento del campo di accoglienza

Quando la colonna arriva in zona terremotata, il nostro Gruppo si occupa tipicamente di allestimento e gestione di un campo di accoglienza. Non tutti i gruppi hanno unità cinofile o specialisti di soccorso su macerie: la nostra competenza operativa è l’assistenza alla popolazione.

La sequenza di lavoro tipica:

1. Allestimento iniziale

Una volta individuato il luogo designato dal sistema di coordinamento regionale/nazionale, il campo va allestito velocemente. Si montano le tende per gli sfollati, si predispongono bagni chimici, si attiva la cucina, si collegano i gruppi elettrogeni per l’illuminazione e le prese di corrente.

2. Identificazione e sistemazione degli sfollati

Quando iniziano ad arrivare i primi nuclei familiari, vengono identificati (registrando dati anagrafici e composizione del nucleo) e assegnati alle tende secondo un piano di sistemazione che tiene conto di fragilità (anziani, disabili, bambini piccoli) e composizione familiare.

3. Dotazione delle tende

Le tende sono attrezzate con:

  • impianto di illuminazione autonomo
  • prese di corrente per uso personale
  • riscaldamento con stufe nei periodi freddi

4. Vita quotidiana del campo

Ogni mattina il Capo Campo riunisce i responsabili delle squadre per una riunione informativa in cui assegna i compiti della giornata: cucina, pulizie, montaggio di nuove tende, servizi ai residenti.

Ai volontari viene chiesto — preferibilmente durante la colazione — di firmare il foglio presenze predisposto dalla segreteria. È un passaggio burocratico ma essenziale: serve per il riconoscimento delle giornate di servizio utili al mantenimento dei benefici dell’art. 39.

5. La “Balena” e le regole di accesso

La segreteria di emergenza (spesso alloggiata in una tenda gonfiabile grande e bianca, soprannominata “Balena” per la sua forma) è il centro amministrativo e operativo del campo. Le regole prevedono che si entri nella Balena solo se autorizzati, per evitare di distrarre il personale impegnato in attività delicate.


Scenario alluvione: il ripristino del territorio

Durante un’alluvione in corso, le attività di salvataggio in acqua sono gestite da gruppi specialisti (sommozzatori, gruppi fluviali). Il nostro Gruppo non dispone di unità cinofile o nucleo sommozzatori, ma ha le idrovore e i mezzi per il ripristino.

Una volta che le acque si sono ritirate, iniziano le operazioni di ripristino:

  • rimozione del fango con mezzi di movimento terra (bobcat, ruspe)
  • lavaggio strade con autobotti, moduli AIB e attrezzi manuali (pale, spazzoloni, tiraacqua)
  • convogliamento dell’acqua di lavaggio nella rete fognaria o, se compromessa, tramite autospurghi attivati dal Comune

Anche durante le alluvioni, la riunione informativa mattutina resta il momento di organizzazione della giornata: le squadre vengono divise in base alle richieste che pervengono al COC (Centro Operativo Comunale) della zona colpita.

Differentemente dal terremoto, i volontari non dormono in tenda: vengono alloggiati in strutture sicure (palestre, scuole, strutture comunali adattate), dove possono anche riporre mezzi e attrezzature al termine della giornata.


Eventi di rilevanza locale e nazionale non calamitosi

Non tutte le attivazioni della colonna mobile riguardano calamità naturali. Il Gruppo può essere chiamato per eventi di rilevanza locale o nazionale che richiedono assistenza alla popolazione:

  • accessi e deflussi in manifestazioni di grandi dimensioni (pellegrinaggi, eventi sportivi, celebrazioni religiose)
  • assistenza generica (informazioni, primo soccorso ambulatoriale, accompagnamento persone fragili)
  • distribuzione acqua in aree di ammassamento del pubblico
  • presidio di punti nevralgici lungo i percorsi di accesso al luogo dell’evento

In questi casi si opera sotto la direzione dei funzionari regionali o di Roma Capitale, che assegnano ai gruppi un punto specifico da presidiare e un compito definito. Esempi recenti: il Giubileo del 2025, manifestazioni di Papa Francesco, eventi del Meeting dei Giovani.


Il meccanismo europeo: quando l’Italia aiuta l’Europa

Accanto ai meccanismi nazionali, esiste un meccanismo europeo di protezione civile (EU Civil Protection Mechanism), attivo dal 2001 e operativo dall’ERCC (Emergency Response Coordination Centre) di Bruxelles. Attraverso questo meccanismo, i Paesi europei possono richiedere aiuto reciproco per emergenze di grande scala.

L’Italia è uno dei Paesi che più frequentemente fornisce assistenza: incendi boschivi in Grecia e Francia, terremoto in Turchia del 2023, alluvioni nei Balcani. Le colonne mobili italiane, in questi casi, operano in coordinamento con l’ERCC e con le autorità di protezione civile del Paese ospitante.

Il Gruppo Comunale ha partecipato negli anni alla missione Arcobaleno del 1999 (accoglienza profughi kosovari) e alle attività di supporto durante l’emergenza Ucraina del 2022, entrambe svoltesi anche nel quadro di cooperazione europea.


Un sistema che funziona perché è testato

La forza delle colonne mobili non sta in un’organizzazione astratta: sta nell’esercitazione costante. Ogni anno la Regione Lazio organizza esercitazioni di colonna mobile (montaggio campo, viaggio simulato, gestione di un campo di accoglienza per 48 ore), e i gruppi comunali vi partecipano con personale e mezzi reali. È durante queste esercitazioni che si scoprono le falle prima che un’emergenza vera le renda drammatiche.

Un volontario che non ha mai montato una tenda in notturna con il vento non è ancora pronto per partire. Lo stesso vale per chi non ha mai guidato in colonna per 300 chilometri o dormito su una brandina accanto a venti colleghi. Le colonne mobili si costruiscono con anni di addestramento, non con una chiamata la mattina dell’emergenza.


Per approfondire

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Fonti istituzionali: