Quando le reti telefoniche crollano, quando i ripetitori cellulari restano senza energia e la fibra ottica si spezza sotto le macerie, c’è un sistema di comunicazione che continua a funzionare. Un sistema che non dipende da infrastrutture esterne, che non ha bisogno di centrali operative alimentate dalla rete elettrica, che può attraversare l’intera penisola italiana con un segnale generato da poche decine di watt. Sono le comunicazioni in onde corte dei radioamatori, una risorsa che l’Italia ha imparato a valorizzare dopo le tragedie sismiche che ne hanno segnato la storia recente.
Le frequenze della Rete Zamberletti
La Rete Zamberletti opera su due frequenze HF in banda laterale inferiore (LSB), scelte per garantire la copertura dell’intero territorio nazionale sfruttando la propagazione ionosferica. Le frequenze, riportate sulla modulistica ufficiale delle prove di sintonia, sono:
- F.1 = 3.645 kHz LSB — frequenza primaria, in banda degli 80 metri. Utilizzata prevalentemente nelle ore serali e notturne, quando la propagazione ionosferica in modalità NVIS favorisce i collegamenti a corto e medio raggio su scala nazionale. È la frequenza su cui si svolge la gran parte delle prove di sintonia.
- F.2 = 6.990 kHz LSB — frequenza di riserva, in banda dei 40 metri. Impiegata come alternativa quando le condizioni di propagazione sugli 80 metri non sono ottimali, tipicamente nelle ore diurne o nei periodi di forte attività solare.
Queste frequenze sono distinte dalle frequenze generali di emergenza della IARU Regione 1 (3.760 kHz e 7.060 kHz), che sono centri di attività raccomandati per qualsiasi comunicazione di emergenza radioamatoriale a livello internazionale. La Rete Zamberletti utilizza frequenze proprie e dedicate, coordinate dall’ARI a livello nazionale.
A livello locale, le sottoreti tra Prefetture e Comuni del territorio operano in banda VHF e UHF, utilizzando frequenze definite da ciascuna Sezione ARI capoluogo di provincia in base all’orografia del territorio e alla disponibilità di ponti ripetitori. Per l’area metropolitana di Roma Capitale, l’ARI Roma ha individuato come frequenze di riferimento la 145,275 MHz FM in VHF (principale) e la 433,425 MHz FM in UHF (alternativa). Su queste frequenze si svolgono prove di collegamento locali due volte al mese, in coordinamento con le esercitazioni della Rete Zamberletti.
In caso di calamità, il traffico di emergenza ha priorità assoluta su ogni altra trasmissione radioamatoriale: è un principio sancito dalla ITU, l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni.
La Rete Zamberletti: quando un radioamatore divenne Ministro
La storia di questa rete inizia con una tragedia. Il 23 novembre 1980, un terremoto di magnitudo 6.9 devastò l’Irpinia e la Basilicata. I morti furono quasi tremila. Le comunicazioni crollarono insieme agli edifici: linee telefoniche interrotte, ponti radio danneggiati, intere province rimaste nel silenzio per ore decisive.
Tra chi comprese immediatamente la lezione di quel dramma ci fu Giuseppe Zamberletti, all’epoca Commissario straordinario per il terremoto e successivamente primo Ministro per il coordinamento della Protezione Civile. Zamberletti non era soltanto un politico: era un radioamatore, con il nominativo I0ZME. Conosceva le onde corte, sapeva che un segnale HF può attraversare l’Italia intera senza bisogno di alcuna infrastruttura intermedia, semplicemente sfruttando la riflessione ionosferica.
Fu così che nel 1981, su iniziativa di un gruppo di radioamatori guidati da Giovanni Romeo, Franco Campanelli, Settimio Sordi e Bruno Surace, prese vita il progetto di una Rete alternativa di radiocomunicazioni di emergenza tra le Prefetture italiane. Con l’ordinanza del 7 marzo 1985 n. 782, il Ministro Zamberletti dispose che tutte le Prefetture d’Italia fossero dotate di una stazione radio HF e VHF radioamatoriale, completamente gestita dai volontari dell’ARI.
Il 13 ottobre 2022, durante la 460ª prova di sintonia, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio ha ufficialmente intitolato la rete a Giuseppe Zamberletti. Da quel giorno, le prove di sintonia tra le Prefetture portano il nome di Rete Zamberletti.
Le prove di sintonia: quasi cinquecento mesi senza interruzione
Dal 1985, ogni mese — di norma l’ultimo giovedì — si svolge una prova di collegamento radio tra le Prefetture italiane. Si chiamano prove di sintonia e rappresentano una delle esercitazioni più longeve e costanti dell’intero sistema di protezione civile italiano.
Il meccanismo è collaudato. Ogni sera di esercitazione, circa quaranta delle oltre cento Prefetture presenti sul territorio nazionale si collegano in HF sulle bande degli 80 o dei 40 metri, in funzione delle condizioni di propagazione ionosferica del momento. Le chiamate sono coordinate da tre stazioni capo maglia: le Prefetture di Varese, Siena e Reggio Calabria, distribuite geograficamente per garantire la copertura dell’intero territorio.
A rispondere alle chiamate non sono soltanto le Prefetture. Partecipano stabilmente anche:
- la Sala Operativa del Dipartimento della Protezione Civile a Roma;
- il Centro TLC Nazionale dei Vigili del Fuoco a Roma;
- il Ministero dell’Interno;
- una unità navale della Marina Militare, diversa di volta in volta;
- un radioamatore dalla Repubblica di San Marino.
Il coinvolgimento della Marina Militare è un elemento distintivo e di grande valore operativo. Ad ogni prova mensile partecipa una nave militare, che trasmette un radiogramma diretto al Dipartimento della Protezione Civile. Negli anni si sono alternate diverse unità: dalla fregata “Mimbelli” al pattugliatore “Sirio”, dalla portaerei “Cavour” alla fregata “Carabiniere”. Ogni nave rappresenta un nodo mobile della rete, capace di operare da qualsiasi punto del Mediterraneo.
Le prove non sono un mero esercizio formale. Servono a verificare tre aspetti fondamentali: l’efficienza degli apparati e delle antenne installate nelle Prefetture, l’addestramento degli operatori radioamatori e lo studio delle condizioni ionosferiche per ottimizzare i collegamenti in scenari reali di emergenza.
Ad aprile 2026, la Rete Zamberletti è prossima al traguardo della 500ª prova di sintonia, prevista per maggio 2026 a Varese, la città da cui oltre quarant’anni fa partirono i primi collegamenti. Un traguardo che coincide con l’ulteriore evoluzione della rete: l’inserimento diretto dei Vigili del Fuoco sulla frequenza riservata alla Rete Zamberletti, rafforzando l’integrazione tra il sistema radioamatoriale e le strutture istituzionali.
Perché le onde corte funzionano quando tutto il resto si ferma
La ragione per cui le comunicazioni HF dei radioamatori restano operative anche nelle emergenze più gravi è di natura fisica. Le onde corte, nella gamma tra 3 e 30 MHz, si propagano sfruttando la riflessione ionosferica. Il segnale viene irradiato verso l’alto, incontra gli strati ionizzati dell’atmosfera e viene riflesso verso terra. Così può coprire distanze che superano i mille chilometri con un singolo salto.
Questo tipo di propagazione, detta NVIS (Near Vertical Incidence Skywave) quando l’angolo di irradiazione è quasi verticale, è particolarmente efficace sulla banda degli 80 metri per i collegamenti nazionali. Non richiede ripetitori, non richiede centrali telefoniche, non richiede energia elettrica dalla rete: basta un ricetrasmettitore, un’antenna filare e una batteria.
La banda VHF dei 2 metri (144-146 MHz), al contrario, opera per propagazione diretta e copre distanze più brevi, tipicamente nell’ordine di qualche decina di chilometri in simplex. Ma è fondamentale per il coordinamento locale: il collegamento tra la Prefettura e i Comuni del territorio, tra il campo base e le squadre operative sul terreno.
Le due bande si completano: l’HF collega Roma con le Prefetture su scala nazionale, la VHF collega le Prefetture con le strutture locali di protezione civile sul territorio provinciale.
Il ruolo dei radioamatori oggi
I radioamatori non sostituiscono i sistemi di telecomunicazione professionali delle istituzioni. Li integrano, li affiancano e, nei momenti più critici, li suppliscono. Nel 2009 il terremoto dell’Aquila interruppe le comunicazioni. Nel 2016 il sisma di Amatrice isolò interi borghi. Nel 2023 l’alluvione in Emilia-Romagna compromise le reti cellulari. In tutti questi casi i radioamatori furono tra i primi a ristabilire un filo di comunicazione tra il territorio colpito e le strutture di coordinamento.
L’ARI gestisce in autonomia le stazioni radio installate nelle Prefetture. I radioamatori volontari, inquadrati nell’organizzazione ARI-RE (Radiocomunicazioni di Emergenza), sono formati per operare in condizioni di stress, con procedure standardizzate, modulistica dedicata e una disciplina operativa che trasforma il diletto radioamatoriale in un servizio pubblico di altissimo valore.
Ogni radioamatore con la propria patente e il proprio nominativo è potenzialmente un nodo della rete di emergenza. Ogni stazione — fissa, veicolare o portatile — può diventare un punto di contatto tra un territorio isolato e il resto del Paese.
Due frequenze per non restare mai in silenzio
Le frequenze della Rete Zamberletti sono poche, chiare e operative: 3.645 kHz LSB come frequenza primaria sugli 80 metri, 6.990 kHz LSB come riserva sui 40 metri. Per il coordinamento locale nell’area di Roma, la 145,275 MHz FM in VHF e la 433,425 MHz FM in UHF.
Dietro questi numeri c’è un sistema che funziona da oltre quarant’anni, testato ogni mese, sostenuto dal volontariato e riconosciuto dalle istituzioni. Un sistema che non ha bisogno di fibra ottica, di antenne 5G, di server farm. Ha bisogno soltanto di persone competenti, di apparati affidabili e della ionosfera.
“Le radiocomunicazioni di emergenza non sono l’ultima risorsa. Sono la prima certezza.”
Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma opera in stretto raccordo con i radioamatori del territorio dei Castelli Romani per garantire la continuità delle comunicazioni in ogni scenario di emergenza.
Per approfondire
Sul nostro sito:
- Radiocomunicazioni in emergenza: il ruolo dei volontari.
- Rete Zamberletti: 499ª esercitazione radio nazionale.
- Rete di Emergenza Metropolitana di Roma.
- Giornata mondiale delle telecomunicazioni.
- Sicurezza della rete e cybersecurity in emergenza.
- Il Centro Operativo Comunale (COC).
- Diventa volontario.
- Conoscere la Protezione Civile: telecomunicazioni in emergenza.
Fonti istituzionali:




