In un sistema di protezione civile moderno, la velocità con cui un’informazione viaggia può fare la differenza tra una vita salvata e una vita persa. Quando un sisma colpisce un territorio, dalla scossa alla prima squadra di volontari in marcia possono passare pochi minuti. Ma non è magia: è un’architettura organizzativa che si chiama catena delle comunicazioni. In questo articolo spieghiamo il significato di ogni sigla — DPC, CCS, DI.COMA.C., COR, COM, COI, COC — e come le decisioni passano da un livello all’altro fino ad arrivare al Sindaco del Comune colpito.


Perché serve una catena strutturata

Durante un’emergenza, le informazioni arrivano da decine di fonti simultanee: cittadini che chiamano il 112, stazioni sismiche dell’INGV, satelliti meteo, sensori idrometrici, squadre di volontari sul campo. Senza una catena organizzata, queste informazioni si accumulerebbero in modo caotico, con il rischio di:

  • duplicazione dei soccorsi in alcune zone e vuoti operativi in altre
  • decisioni contraddittorie prese da enti diversi senza coordinamento
  • ritardi nell’attivazione delle risorse più adeguate
  • comunicazioni pubbliche incoerenti che confondono la popolazione

La catena delle comunicazioni italiana è organizzata in modo gerarchico ma non burocratico: ogni livello ha competenze specifiche, e le informazioni salgono o scendono lungo la filiera solo quando il livello superiore o inferiore è effettivamente coinvolto. È il principio di sussidiarietà che guida tutto il sistema, sancito dal Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 2 gennaio 2018 n. 1).


DPC — Dipartimento della Protezione Civile

Il Dipartimento della Protezione Civile è l’organo di vertice del sistema italiano. Ha sede a Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal DPC partono tutti i coordinamenti delle operazioni di soccorso a livello nazionale ed è l’interlocutore unico per i meccanismi europei di mutuo soccorso (EU Civil Protection Mechanism).

Le sue competenze principali:

  • coordinamento del Servizio Nazionale di Protezione Civile
  • gestione della Sala Situazione Italia (SSI), operativa H24
  • attivazione delle colonne mobili nazionali in caso di emergenze di tipo C
  • comunicazione istituzionale ufficiale in caso di emergenza (i famosi bollettini sismici che tutti leggiamo nelle prime ore dopo una scossa)
  • rapporti con ERCC (Emergency Response Coordination Centre) di Bruxelles per le richieste di assistenza internazionale

Il DPC è in contatto diretto con la DI.COMA.C. quando questa viene attivata in zona terremotata.


CCS / DI.COMA.C. — Direzione di Comando e Controllo

La DI.COMA.C. è la Direzione di Comando e Controllo. Viene allestita direttamente in zona colpita dopo eventi di grande entità (terremoti, alluvioni di tipo C). È in contatto diretto con il DPC e vi lavorano in gran parte funzionari del DPC stesso, affiancati da personale delle Regioni e degli enti coinvolti.

Il compito principale della DI.COMA.C. è coordinare i vari COR e COM che operano nelle operazioni di soccorso nell’area colpita, fungendo da raccordo tra le decisioni strategiche del DPC a Roma e l’attuazione sul campo.

Storicamente, una DI.COMA.C. è stata attivata in occasione:

  • del terremoto de L’Aquila (aprile 2009) a Coppito
  • del terremoto del Centro Italia (agosto 2016) a Rieti
  • delle alluvioni in Emilia-Romagna (maggio 2023)

La DI.COMA.C. è la “cabina di regia” che riceve tutti i flussi informativi e li trasforma in ordini operativi coerenti.


COR — Centro Operativo Regionale

Il Centro Operativo Regionale è il livello di coordinamento di ogni Regione italiana. Viene allertato dal DPC in caso di interventi di rilevanza nazionale per l’attivazione delle colonne mobili regionali a supporto della zona colpita.

Nel Lazio, le funzioni del COR sono assolte dalla Sala Operativa Unificata Permanente (SOUP) della Regione, attiva H24 presso la Direzione Regionale di Protezione Civile. La SOUP:

  • raccoglie le richieste di supporto dal DPC
  • coordina i presidenti dei coordinamenti del volontariato regionale (FEPIVOL, COREIR, COV, ANPAS, ecc.) per la formazione delle colonne mobili
  • gestisce i COM attivati in zone colpite della propria regione
  • mantiene il quadro della situazione regionale e lo trasmette al DPC

Al COR viene assegnata la gestione dei COM operativi nel proprio territorio.


COM — Centro Operativo Misto

Il COM — Centro Operativo Misto è il livello intermedio tra COR e COC. Viene attivato in aree colpite che comprendono più Comuni, per coordinare l’intervento a scala sovracomunale.

All’interno del COM sono presenti le funzioni di supporto previste dal Metodo Augustus (il sistema di pianificazione dell’emergenza elaborato dal DPC negli anni ‘90):

  • Funzione 1: Tecnica scientifica e pianificazione
  • Funzione 2: Sanità, assistenza sociale e veterinaria
  • Funzione 3: Volontariato
  • Funzione 4: Materiali e mezzi
  • Funzione 5: Servizi essenziali (elettricità, acqua, gas, telecomunicazioni)
  • Funzione 6: Censimento danni a persone e cose
  • Funzione 7: Strutture operative (VVF, FFOO, Forze Armate)
  • Funzione 8: Telecomunicazioni
  • Funzione 9: Assistenza alla popolazione

Il compito del COM è il coordinamento logistico e di risorse tra i vari COC e i campi di accoglienza attivati nella zona di sua competenza. Non prende decisioni politiche (quelle restano ai Sindaci), ma gestisce la filiera operativa.


COI — Centro Operativo Intercomunale

Il COI — Centro Operativo Intercomunale è un livello di coordinamento particolare, previsto dalla normativa regionale, che aggrega un numero ristretto di Comuni vicini con caratteristiche simili di rischio e territorio.

Il compito del COI è intervenire nella gestione degli interventi di carattere locale in stretta collaborazione tra i Comuni aderenti, condividendo risorse, attrezzature e personale quando l’evento supera la capacità del singolo Comune ma non richiede l’attivazione del COM.

Il nostro Comune fa parte del 14° COI (14ª zona), che comprende:

  • Albano Laziale (capofila, dove ha sede il COI e la SOI — Sala Operativa Intercomunale)
  • Ariccia
  • Castel Gandolfo
  • Genzano di Roma
  • Lanuvio
  • Nemi

Sono tutti Comuni dei Castelli Romani, con caratteristiche geografiche, rischio idrogeologico e densità di popolazione simili. Il 14° COI consente ai sei Comuni di mettere in comune i mezzi (piattaforme aeree, idrovore, motopompe) quando una situazione eccede le risorse del singolo Comune. La SOI (Sala Operativa Intercomunale), con sede ad Albano, è il punto di raccordo operativo tra i sei COC.


COC — Centro Operativo Comunale

Il COC — Centro Operativo Comunale è il livello operativo di base del sistema italiano. Opera all’interno del Comune di appartenenza e gestisce gli interventi a livello locale.

Il Sindaco è il Capo del COC, in quanto autorità comunale di protezione civile ai sensi dell’articolo 12 del Codice di Protezione Civile. Il Sindaco può delegare le funzioni operative a un Assessore con delega o al Dirigente del Settore Protezione Civile del Comune, ma la responsabilità politica e decisionale resta sua.

Il COC si attiva:

  • in emergenza, quando l’evento richiede una gestione strutturata (allerte rosse, eventi sismici con danni, incendi di rilevanza)
  • in via ordinaria, per le attività di pianificazione, aggiornamento del Piano di Emergenza Comunale, esercitazioni

All’interno del COC sono presenti le stesse funzioni di supporto del Metodo Augustus, dimensionate però al livello comunale. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile è la componente operativa del COC per la Funzione 3 — Volontariato e interviene direttamente nei servizi operativi coordinati dal Comune.


Il flusso tipico di un’informazione in emergenza

Per capire la catena nella pratica, immaginiamo un terremoto di magnitudo 6 nel Centro Italia. Questo è il percorso dell’informazione nelle prime ore:

T+0 secondi — La scossa

Le stazioni sismiche dell’INGV registrano l’evento. Il dato viene elaborato automaticamente e trasmesso alla Sala Sismica dell’INGV a Roma e al DPC.

T+1 minuto — Prime stime

L’INGV diffonde magnitudo, epicentro, profondità. Il DPC attiva la Sala Situazione Italia in configurazione emergenza e allerta le Regioni potenzialmente coinvolte.

T+10 minuti — COR attivati

I COR delle Regioni coinvolte (es. Lazio, Umbria, Marche) vengono allertati dal DPC. Iniziano le prime verifiche con i Comuni dell’area epicentrale.

T+30 minuti — COC attivati

I COC dei Comuni colpiti si attivano autonomamente in base al proprio Piano di Emergenza. I Sindaci coordinano le prime verifiche sul territorio (edifici pubblici, scuole, strade principali).

T+1 ora — COI e COM

Se l’evento supera la capacità dei singoli Comuni, i COI di zona attivano la cooperazione intercomunale. Se l’area è ampia, si attiva un COM sovracomunale in un punto nodale del territorio.

T+3 ore — DI.COMA.C.

Se l’evento è classificato tipo C (emergenza nazionale), il DPC dispone l’attivazione di una DI.COMA.C. in zona, a ridosso dell’area colpita.

T+6 ore — Colonne mobili in partenza

Le colonne mobili regionali — organizzate dalla SOUP tramite i coordinamenti (FEPIVOL e altri) — sono in viaggio verso la zona colpita. Entro 12 ore arrivano sul posto e iniziano l’allestimento dei campi di accoglienza.

T+24 ore — Meccanismo europeo

Se le risorse nazionali sono insufficienti, il Governo italiano può attivare il meccanismo europeo di protezione civile tramite l’ERCC di Bruxelles. Altri Paesi inviano aiuti coordinati con la DI.COMA.C.


Quando la catena funziona bene

La cosa straordinaria di questa catena non è la sua completezza teorica, ma la sua velocità nel mondo reale. Nelle prime ore di un’emergenza, un’informazione può passare dal COC al DPC e tornare indietro con ordini operativi nel giro di poche decine di minuti.

Questo è possibile perché ogni livello non aspetta autorizzazione per agire nel proprio ambito: il Sindaco attiva il COC senza chiedere permesso al COR, il COR attiva i coordinamenti del volontariato senza chiedere al DPC. L’autorizzazione riguarda solo le risorse che non sono nella disponibilità del livello locale.

È un sistema costruito sulla fiducia reciproca tra livelli e sul principio che, in emergenza, agire rapidamente con gli strumenti a disposizione vale più di aspettare gli strumenti perfetti.


Il Gruppo Comunale nella catena

Dove si colloca concretamente il Gruppo Comunale di Genzano di Roma?

  • In via ordinaria: è la componente operativa del COC di Genzano, attivabile dal Sindaco per esercitazioni, attività di prevenzione, interventi minori
  • Nelle emergenze locali: opera sotto il 14° COI quando l’evento coinvolge più Comuni dei Castelli Romani
  • Nelle maxi emergenze regionali o nazionali: è inserito nelle colonne mobili del FEPIVOL, attivate dalla SOUP su richiesta del DPC

In ogni scenario, il Gruppo non agisce mai in modo isolato: è sempre un tassello di una filiera, e deve conoscere a quale livello della catena sta operando per comunicare correttamente con i propri interlocutori.


Un sistema che si regge sull’esercizio

La catena descritta in questo articolo è teoria organizzativa. La sua efficacia reale dipende da una sola cosa: quanto è esercitata. Le esercitazioni periodiche — comunali, intercomunali, regionali, nazionali — servono esattamente a questo. Verificano che i flussi informativi funzionino e che i referenti si conoscano. E che le sigle (COC, COM, COR, DI.COMA.C.) non siano solo parole, ma persone con un telefono, una procedura e un orario di reperibilità.

Ogni volontario di protezione civile, nel proprio piccolo, contribuisce a questa catena. Quando sale sul pickup con la radio in mano e chiama la Sala Operativa, non sta parlando con “la radio”. Sta parlando con la Funzione 8 del COC, che a sua volta comunica con la Funzione 8 del COM, che riporta al COR. E così il sistema tiene.


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