La sala radio di un gruppo comunale non è un ufficio. È il punto in cui una richiesta di aiuto — spesso confusa, a volte urgente, talvolta poco chiara — si trasforma in un intervento concreto. L’operatore che risponde al primo squillo è l’anello di congiunzione tra il cittadino in difficoltà e la squadra che salirà sul pickup. Questa guida descrive la procedura che ogni operatore di sala radio deve conoscere: come rispondere al telefono, quali informazioni raccogliere, come coordinare la squadra durante l’intervento e come compilare la scheda finale con le firme richieste.


Perché la sala radio è una funzione critica

Durante un’emergenza i telefoni della protezione civile possono squillare in continuazione. Un operatore impreparato rischia di:

  • perdere informazioni essenziali (indirizzo sbagliato, contatto non preso)
  • attivare la squadra sbagliata per il tipo di intervento segnalato
  • non documentare correttamente l’attività, rendendo impossibile rendicontare l’intervento al Comune
  • abbandonare la postazione proprio quando arriva un’altra chiamata, spesso più urgente

La qualità del servizio di un gruppo comunale si gioca in buona parte qui: in sala radio, prima che sul campo.


Prima regola: come si risponde

Al primo squillo del telefono istituzionale della sala radio, l’operatore non risponde “Pronto”. Risponde:

“Protezione Civile”

Il motivo è concreto. Il “Pronto” è l’apertura generica di qualsiasi telefono privato. “Protezione Civile” comunica immediatamente al chiamante:

  • di aver chiamato il numero giusto
  • che sta parlando con un servizio pubblico istituzionale, non un privato
  • che si è in ascolto attivo di una richiesta

Chi chiama in agitazione — per un allagamento, un ramo caduto, un principio d’incendio — ha bisogno di certezza immediata che la telefonata sia arrivata dove doveva. Tre parole possono abbassare la tensione del chiamante e fargli esporre la richiesta in modo più ordinato.


I dati da raccogliere: la checklist della chiamata

Ogni chiamata richiede la raccolta di un set minimo di informazioni, senza le quali la squadra non può operare efficacemente. L’operatore le annota in tempo reale su un registro cartaceo o digitale.

Dati del richiedente

  • Nome e cognome del richiedente (o ente, se chiama un Comando, una ASL, un’altra istituzione)
  • Recapito telefonico del richiedente

Perché il recapito è fondamentale: durante il tragitto verso il posto, la squadra potrebbe avere bisogno di ulteriori informazioni (il nome della via scritto male, la presenza di persone fragili, un dettaglio tecnico sulla situazione). Senza il numero di telefono, questo contatto diventa impossibile e la squadra arriva con informazioni incomplete.

Dati dell’evento

  • Luogo dell’intervento (indirizzo preciso: via, numero civico, eventuale punto di riferimento)
  • Tipologia dell’intervento (incendio, allagamento, albero caduto, assistenza persona, ecc.)

Dettagli aggiuntivi

Se la richiesta non è chiara, l’operatore non chiude la telefonata. Fa domande supplementari per ottenere informazioni utili alla squadra, tipo:

  • “Il cassonetto in fiamme si trova vicino ad auto parcheggiate?” — se sì, serve intervento più rapido e attrezzatura più potente
  • “L’acqua arriva all’altezza delle ginocchia o delle caviglie?” — determina il tipo di motopompa da portare
  • “Il ramo è completamente a terra o ancora sospeso?” — cambia la sicurezza dell’intervento e la necessità di PA1

Più informazioni ha la squadra prima di partire, più arriva preparata.


Regola operativa: la sala radio non si abbandona

L’operatore di sala radio non deve mai lasciare la postazione durante un intervento in corso. Potrebbero arrivare:

  • altre chiamate per interventi concorrenti
  • comunicazioni radio dalla squadra che chiede supporto o comunica aggiornamenti
  • richieste dal Comune (funzionari, Sindaco, Polizia Locale) che necessitano di risposta immediata

Se l’operatore è da solo e deve allontanarsi (bagno, emergenza personale), chiama un secondo volontario per il tempo strettamente necessario. L’abbandono della postazione, anche per pochi minuti, è una violazione grave delle procedure interne: la sala radio è presidiata 24/7 durante le attivazioni e 24/7 durante le emergenze diffuse.


La chiamata via radio: il codice di servizio

Quando la squadra è in marcia e comunica via radio con la sala, si usano le pro-words standard del servizio radio in protezione civile. L’operatore di sala radio deve conoscerle a memoria.

Identificazione chiamante e chiamato

Si usa la regola CHIAMATO da CHIAMANTE: prima si indica il destinatario, poi il mittente.

“Mobile 2 da Centro”

Significa: il Centro (sala radio) sta chiamando la squadra Mobile 2.

“Avanti”

Lo usa il chiamato per far capire al chiamante di aver sentito la chiamata ed essere in attesa della comunicazione. Risposta tipica dopo un “Mobile 2 da Centro”:

“Mobile 2 avanti”

“Affermativo” e “Negativo”

Si usano al posto di “sì” e “no”, perché questi ultimi sono troppo brevi e possono essere mal ricevuti, confusi con rumori di fondo, o fraintesi. L’intenzione del comunicante con “affermativo” o “negativo” è invece inequivocabile.

“Interrogativo”

Si usa alla fine di una domanda per segnalare che si attende una risposta (il tono interrogativo alla radio non si distingue):

“Avete terminato l’intervento, interrogativo?”

“Ricevuto”

Si usa per confermare che si è ricevuta correttamente la comunicazione. È la conferma indispensabile dopo ogni trasmissione: senza “ricevuto”, il chiamante non sa se il messaggio è arrivato e sarà costretto a ripetere.

“Copiato”

Si usa al posto di “sentito”. Esempio:

“Mobile 2, hai copiato la comunicazione, interrogativo?”

“Sul posto”

Per comunicare che la squadra è arrivata all’indirizzo dell’intervento.

“Facciamo rientro”

Per comunicare che la squadra ha terminato l’intervento e si appresta a tornare in sede.

“Via filo”

Indica che si sta utilizzando il telefono, non la radio. Tipico scambio: se la sala radio dà alla squadra un numero di telefono da chiamare, può dire “Contatta via filo il numero XX XX”.

“Chiudo”

Indica che la comunicazione è terminata definitivamente. È diversa da “passo” (che invita l’altro a rispondere): “chiudo” significa che non ci sono ulteriori scambi previsti su quel turno di comunicazione.


Alcune regole importanti per l’operatore

Sigle e numeri: sempre con alfabeto fonetico

Quando la squadra detta una sigla (una targa di auto incidentata, un codice di magazzino) o un numero, l’operatore deve far scandire le lettere con l’alfabeto fonetico ICAO-NATO (Alfa Bravo Charlie Delta…). In alternativa pratica si usano termini semplici, come nomi di città o parole comuni. I numeri si leggono cifra per cifra:

  • 354 va comunicato come “tre-cinque-quattro”, non come “trecentocinquantaquattro”

Niente numeri di telefono via radio

Non si comunicano mai via radio numeri di telefono, indirizzi completi di cittadini, dati sensibili. La radio è un canale aperto, intercettabile dai cosiddetti “pirati dell’etere” (appassionati non professionisti che scansionano le frequenze), e la diffusione di dati personali lederebbe la privacy del cittadino coinvolto. Se un dato sensibile deve essere trasmesso, si usa il telefono (“via filo”) o la messaggistica dedicata.

Calma e chiarezza

La prima regola di chi parla in radio in emergenza: mantenere la calma. L’operatore di sala radio non urla, non corre con le parole, non si fa contagiare dall’agitazione della squadra sul campo. Scandisce bene le parole, parla a velocità moderata, ripete quando necessario. Non avere paura di dire “Non ho capito, ripetete”: è di gran lunga meglio di assumere di aver capito e mandare una squadra nel posto sbagliato.


Come funzionano i nostri apparati radio

È importante che l’operatore di sala radio conosca il funzionamento di base degli apparati, anche se tecnicamente non è un tecnico. Le nozioni fondamentali:

Il PTT (Push-To-Talk)

La trasmissione avviene premendo il pulsante PTT posto lateralmente all’apparato o sul microfono. Finché il PTT è premuto, si trasmette; quando si rilascia, si riceve. Non è possibile trasmettere e ricevere contemporaneamente (comunicazione half-duplex).

Il “Roger Beep”

Alcuni apparati emettono un breve suono elettronico al termine della trasmissione, il Roger Beep. Serve a comunicare al chiamato che la portante è stata rilasciata e può parlare. In alcuni apparati è presente anche in apertura di trasmissione. In quel caso è buona norma attendere un paio di secondi dopo aver premuto il PTT prima di iniziare a parlare: così il suono non copre le prime parole del messaggio.

La “coda”

Rilasciato il PTT, l’apparato emette un breve fruscio chiamato coda. Durante la coda, il collegamento con il ponte radio è ancora attivo: si può continuare a comunicare senza dover riagganciare il ponte, risparmiando corrente e mantenendo la fluidità della conversazione. Questo comportamento non si verifica quando si lavora in modalità diretta (radio-a-radio, senza ponte).

Ponte e diretta: due modi complementari

I nostri apparati prevedono tipicamente due modalità di funzionamento:

  • Ponte: lo schema è apparato-ponte-apparato, con il segnale che transita attraverso un ripetitore installato in posizione strategica. Il segnale è più potente, la portata è molto più ampia, ma si dipende dalla funzionalità del ripetitore. È la modalità usata per comunicare con la sala o con squadre lontane.
  • Diretta: lo schema è apparato-apparato, senza ripetitore. La portata è minore e risente di qualsiasi ostacolo fisico tra gli apparati, ma si risparmia sulla corrente e si è indipendenti dall’infrastruttura. È la modalità consigliata quando due squadre operano vicine tra loro (ad esempio nello stesso cantiere o durante un servizio locale).

Attenzione: non siamo soli all’ascolto

Una nota importante per tutti: quando trasmettiamo via radio sulla rete istituzionale, non ci ascolta solo la nostra sala. Ci ascolta la sala operativa regionale, ci ascoltano le altre associazioni in servizio nella stessa area. Quindi: evitiamo figuracce, formalismi e battute. La radio istituzionale è un canale di servizio, non un canale di chiacchiere.


La scheda di intervento: il documento finale

Al termine di ogni intervento, la procedura prevede la compilazione della scheda di intervento. È un documento amministrativo che ha valore:

  • gestionale: tiene traccia dell’attività del Gruppo per la rendicontazione annuale
  • assicurativo: in caso di infortuni o danni, la scheda documenta l’attività svolta
  • fiscale: serve per la rendicontazione dei rimborsi al Dipartimento della Protezione Civile o alla Regione per i volontari attivati
  • storico: costruisce l’archivio operativo del Gruppo, utilizzabile per analisi e miglioramenti

Dati che vanno riportati sulla scheda

La scheda raccoglie tutte le informazioni della chiamata, più quelle dell’intervento effettivo:

  • nome e cognome del richiedente
  • recapito telefonico del richiedente
  • indirizzo dell’evento
  • tipologia di intervento
  • chilometri e orario di uscita e rientro dei mezzi

In caso di mancato rientro (la squadra viene dirottata su un secondo intervento senza tornare in sede), si segnano i km e l’orario del fine intervento precedente: un’attività di servizio si chiude sempre, anche se segue subito un’altra.

I dettagli tecnici dell’intervento — cosa è stato fatto, quali attrezzature utilizzate, eventuali criticità — li riporta la squadra intervenuta: l’operatore di sala li trascrive sulla scheda ma non li inventa.

Le firme obbligatorie

Perché la scheda sia amministrativamente valida, deve essere firmata da quattro figure:

  1. Autisti dei mezzi impiegati (la firma dell’autista conferma la percorrenza e l’integrità del mezzo)
  2. Operatore di sala radio che ha gestito la chiamata (la firma attesta la correttezza dei dati di chiamata)
  3. Caposquadra della squadra intervenuta (la firma attesta la gestione dell’intervento)
  4. Funzionario comunale o del Gruppo, secondo le procedure (la firma autorizza formalmente l’intervento come servizio di protezione civile)

Senza queste quattro firme, la scheda è incompleta. Le schede incomplete non possono essere inoltrate al Comune per la rendicontazione e non producono gli effetti fiscali e amministrativi previsti.


Una postazione che va tenuta ordinata

La sala radio è il biglietto da visita operativo del Gruppo. Chi entra durante un’attivazione — un funzionario, un giornalista, un rappresentante di altra associazione — si fa un’idea dell’efficienza complessiva dall’ordine che vede in sala radio.

Alcune regole operative:

  • il registro delle chiamate è sempre a portata di mano, con penne che funzionano e modulistica a disposizione
  • gli apparati radio sono carichi e l’eventuale pacco batterie di scorta è collocato in un punto identificato
  • la lista dei contatti del Gruppo (direttivo, referenti, volontari attivi) è appesa o comunque facilmente reperibile
  • la cartografia del territorio comunale è a portata di mano (cartacea o digitale)
  • il registro presenze dei volontari è aggiornato per sapere in ogni momento chi è disponibile

Ordine e procedura non sono burocrazia: sono le condizioni che permettono a una sala radio di funzionare anche nelle ore più concitate di un’emergenza.


L’operatore di sala radio: un ruolo che si impara

Non esiste un volontario che il primo giorno, appena iscritto, si siede in sala radio e gestisce una chiamata di emergenza. Il ruolo si impara:

  • affiancando un operatore esperto per diverse attivazioni
  • partecipando alle prove radio periodiche del Gruppo
  • studiando le pro-words, l’alfabeto NATO, le procedure del Gruppo
  • facendo simulazioni durante le esercitazioni

Il Gruppo forma costantemente nuovi operatori di sala radio, perché è una funzione a turnazione e tutti devono esserne capaci. Chi pensa che la sala radio sia “solo rispondere al telefono” non ha mai vissuto un’attivazione vera.


Per approfondire

Sul nostro sito:

Fonti istituzionali:

Fonti: procedure operative interne del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma.