Sabato 18 aprile 2026 i radioamatori di tutto il mondo vanno in onda per la Giornata mondiale del radioamatore. La data ricorda la fondazione dell’Unione internazionale dei radioamatori, l’International Amateur Radio Union (IARU), nata a Parigi nel 1925. Per il 2026 la IARU ha scelto il tema «Advancing the Spirit of Amateur Radio Through Innovation». Vuol dire portare avanti con l’innovazione lo spirito dei radioamatori.

Che cosa accadde a Parigi nel 1925

Secondo la IARU, i radioamatori furono i primi a scoprire che le onde corte permettono collegamenti in tutto il mondo. Nella corsa a usare quelle frequenze rischiavano però di essere messi da parte. Così alcuni pionieri si riunirono a Parigi e, sabato 18 aprile 1925, fondarono la IARU. Lo scopo era sostenere i radioamatori in tutto il mondo. Alla fondazione parteciparono 25 Paesi.

Due anni dopo, la Conferenza radiotelegrafica internazionale assegnò ai radioamatori bande ancora riconosciute: 160, 80, 40, 20 e 10 metri. Dal 1932 la IARU è membro di settore dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU).

Oggi, secondo la IARU, le associazioni nazionali aderenti sono 160, divise in tre regioni. La Regione 1 comprende Europa, Africa, Medio Oriente e Asia settentrionale. L’Italia vi aderisce con l’ARI, l’Associazione Radioamatori Italiani.

Perché la radio conta in emergenza

La IARU Regione 1 spiega che i radioamatori sanno costruire in poco tempo reti per scambiare messaggi. Servono quando i sistemi ordinari sono sovraccarichi o assenti. La raccomandazione M.1042 dell’ITU invita le amministrazioni nazionali a favorire reti radioamatoriali capaci di comunicare durante le catastrofi naturali. Devono essere robuste e flessibili, indipendenti dagli altri servizi di telecomunicazione e in grado di funzionare con l’alimentazione di emergenza.

In Italia i radioamatori lavorano anche con la protezione civile. Un nostro approfondimento racconta la Rete Zamberletti, la rete radio di emergenza fra le Prefetture. Il nostro Gruppo forma i volontari alle radiocomunicazioni di emergenza partendo dalla guida della IARU.

Che cosa insegna a chi vive ai Castelli Romani

  • In una grave emergenza telefoni e internet possono non bastare: prevedi più di un modo per ricevere le informazioni.
  • Nel kit per restare in casa 72 ore metti una radio a pile o a manovella e pile di ricambio.
  • In caso di pericolo chiama il 112.

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