Il 23 aprile è la festa di San Giorgio, patrono dello scoutismo. Robert Baden-Powell, fondatore del movimento, lo scelse per le sue virtù di cavaliere protettore degli indifesi: il santo che affronta il drago è da oltre un secolo il modello del volontario in servizio. In tutto il mondo, oggi, milioni di scout rinnovano la loro Promessa. È la giornata giusta per raccontare il filo lungo che lega il movimento scout italiano alla Protezione Civile, dal fango di Firenze del 1966 alle alluvioni di oggi.

San Giorgio e il drago, dipinto di Raffaello Sanzio del 1506
San Giorgio e il drago di Raffaello Sanzio (1506), National Gallery of Art, Washington. Il santo cavaliere che protegge gli indifesi è patrono dei movimenti scout di tutto il mondo. Foto: Wikimedia Commons — Public domain. Fonte originale.
Ritratto di Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout, in uniforme da capo scout
Robert Baden-Powell (1857-1941), fondatore dello scoutismo. Nel 1907 organizza il primo campo scout sull’isola di Brownsea: nasce il movimento che oggi conta oltre 50 milioni di membri nel mondo. Foto: Bain News Service — Public domain — via Wikimedia Commons.

Estote Parati: una pedagogia del “essere pronti”

Il motto degli scout — “Estote parati”, “Siate pronti” — non è uno slogan. Baden-Powell lo definiva una triplice preparazione:

  • di mente, perché il volontario sappia decidere bene in pochi secondi
  • di corpo, perché abbia la resistenza fisica di reggere giorni di servizio
  • morale, perché sia disposto a fare la cosa giusta nel momento giusto, anche quando costa.

È esattamente il profilo che la Protezione Civile chiede a ogni volontario. Non a caso il Sistema Nazionale, ai sensi del D.Lgs. 1/2018 (Codice della Protezione Civile), riconosce le associazioni scout fra i propri organismi di volontariato organizzato.

Le competenze dello scout in emergenza

Un ragazzo o una ragazza che cresce in un gruppo scout impara, anno dopo anno, una serie di abilità che in emergenza diventano operative quasi senza traduzione:

Competenza scoutUso in Protezione Civile
Pioneeristica (nodi, legature, costruzioni in legno)Allestire tende, ponti di servizio, transenne, segnaletica
Topografia e orientamentoLettura mappe, georeferenziazione, navigazione in zone disastrate
Primo soccorsoAssistenza prima dell’arrivo del 118, valutazione iniziale
Cucina da campoPreparare pasti per centinaia di persone in tendopoli
Vita di gruppo (squadriglia)Lavoro coordinato in piccole squadre autonome
Service (servizio extra)Cultura del dono del proprio tempo, senza compenso
Resistenza fisica e mentaleTurni lunghi, sonno scarso, freddo, fango

Il lavoro di squadriglia — la “pattuglia” di sei-otto ragazzi che si auto-organizza con un capo eletto — è una scuola di lavoro di squadra in autonomia. È esattamente la cellula operativa che serve in un campo di accoglienza o in un’area di attesa.

Firenze 1966: gli “angeli del fango” e i ragazzi del Bargellini

Il 4 novembre 1966 l’Arno tracima a Firenze. Acqua e fango sommergono la città, le librerie, gli archivi, la Biblioteca Nazionale, il Battistero. È la prima vera mobilitazione spontanea della storia repubblicana: migliaia di giovani arrivano da tutta Italia e dal mondo, dormono nei treni e negli ostelli, scavano nel fango per recuperare libri, dipinti, manoscritti.

Diventeranno gli “angeli del fango” — espressione coniata dalla cronaca dell’epoca. Un registro ufficiale conservato dall’Università di Firenze ne riconosce 685 con autodichiarazione, ma le presenze furono migliaia.

Tra le strutture che organizzarono l’accoglienza dei volontari accorsi spontaneamente ci furono gli scout fiorentini, coordinati da Luca Uzzielli, Giannozzo Pucci e Marco Cellai, incaricati direttamente dal sindaco Piero Bargellini. Un’amministrazione comunale che si appoggia, in piena emergenza, all’autonomia logistica di un gruppo di volontari giovani.

Firenze sommersa dal fango dopo l'esondazione dell'Arno del 4 novembre 1966
Firenze, 4 novembre 1966: l’Arno tracima e la città è sommersa dal fango. Migliaia di giovani da tutta Italia e dal mondo accorrono a salvare libri, opere d’arte e abitazioni — passeranno alla storia come gli «angeli del fango».

È un’idea che, allora, non era ancora codificata in nessuna legge. Mancavano dieci anni alla Legge 996/1970 (la prima legge italiana sulla Protezione Civile) e quindici alla Legge 225/1992 che istituisce il Servizio Nazionale. Ma a Firenze, sul fango, si sta inventando un metodo che diventerà sistema.

Friuli 1976: la nascita di un servizio strutturato

6 maggio 1976, ore 21:00. Un terremoto di magnitudo 6,5 colpisce il Friuli. Crollano interi paesi — Gemona, Venzone, Osoppo. Mille morti, centomila senzatetto. Il governo nomina commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che organizzerà sul campo il primo grande coordinamento moderno della Protezione Civile italiana.

In quell’estate del 1976, 7.500 scout dell’AGESCI raggiungono il Friuli. Più di diecimila volontari complessivamente, fra scout e altri movimenti giovanili. L’AGESCI apre una base operativa a Udine, presso la parrocchia del Carmine in via Aquileia, da cui distribuisce i volontari nelle aree più remote.

Il loro lavoro: assistere le persone, montare e gestire le tendopoli, fare servizio mensa, gestire i magazzini, distribuire i materiali. Soprattutto, animare i bambini e i ragazzi sopravvissuti al sisma, restituendo loro un pezzo di normalità nel mezzo della catastrofe.

Sarà lo stesso Zamberletti a riconoscere pubblicamente, alla fine dell’emergenza, l’autonomia logistica degli scout e il loro contributo educativo nei confronti dei più piccoli. Da quel riconoscimento nasce un’idea: il volontariato organizzato non è una riserva da chiamare in extremis. È una componente strutturale del sistema di Protezione Civile.

Macerie a Gemona del Friuli dopo il terremoto del 6 maggio 1976
Friuli, maggio 1976: i comuni di Gemona, Venzone e Osoppo sono devastati dal sisma di magnitudo 6,5. Mille morti, centomila senzatetto. Nell’estate successiva 7.500 scout dell’AGESCI raggiungono i luoghi del terremoto, organizzando dalla base operativa di Udine i servizi nelle aree più remote.

Irpinia 1980: nasce il Settore Protezione Civile AGESCI

23 novembre 1980, ore 19:34. Il terremoto dell’Irpinia colpisce la Campania e la Basilicata: 6,9 di magnitudo, quasi tremila morti, novemila feriti, 280.000 senzatetto. È la più grande catastrofe italiana dal dopoguerra.

Ancora una volta gli scout sono in prima linea. Ma dopo l’Irpinia il movimento prende una decisione storica: l’intervento spontaneo non basta più. Serve un’organizzazione interna stabile, addestrata, coordinata.

Mappa USGS dell'intensità sismica del terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980
Mappa dell’intensità sismica del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980: 6,9 di magnitudo, quasi tremila morti, 280.000 senzatetto. Dopo questa catastrofe nasce il Settore Protezione Civile AGESCI. Foto: USGS — Public domain — via Wikimedia Commons.

Nel 1982, il Consiglio Generale dell’AGESCI istituisce il Settore Protezione Civile. Da allora il Settore PC AGESCI è:

  • iscritto nell’elenco nazionale delle organizzazioni di volontariato di Protezione Civile presso il Dipartimento;
  • componente permanente del Comitato Nazionale del Volontariato di Protezione Civile;
  • strutturato su tre livelli — Incaricato Nazionale, Incaricati Regionali (uno per branca femminile e uno per branca maschile in ogni regione), Incaricati di Zona — che coordinano l’attivazione dei volontari in caso di emergenza.

Solo i soci maggiorenni operano in fase di emergenza. I più giovani fanno formazione: imparano dentro al gruppo le competenze che, da adulti, metteranno al servizio del territorio.

Anche il CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani, la branca laica dello scoutismo italiano) è riconosciuto dalla Protezione Civile ed è rappresentato nella Consulta Nazionale del Volontariato di PC. Segue lo stesso principio: solo gli adulti operano in emergenza, i giovani sono in formazione.

Una presenza costante nelle grandi emergenze italiane

Dal Friuli 1976 a oggi, non c’è grande catastrofe italiana senza la presenza degli scout. L’elenco è lungo:

  • Belice 1968 — terremoto in Sicilia occidentale.
  • Po Valley 1951 e 1994 — alluvioni nel bacino del Po.
  • Friuli 1976 — terremoto.
  • Irpinia 1980 — terremoto.
  • Vajont 1963 — disastro della diga (con presenza scout in soccorso).
  • Umbria-Marche 1997 — terremoto di Colfiorito.
  • Sarno 1998 — frana e alluvione, 161 morti.
  • Molise 2002 — terremoto di San Giuliano di Puglia.
  • Piemonte 1994 e 2000 — alluvioni.
  • Abruzzo 2009 — terremoto dell’Aquila.
  • Emilia 2012 — sciame sismico.
  • Centro Italia 2016 — terremoto di Amatrice, Norcia, Visso, Camerino.
  • Emilia-Romagna 2023 — alluvioni.

In ognuna di queste situazioni gli scout hanno fatto gli stessi servizi: tendopoli, mensa, magazzini, animazione bambini, ricerca persone, scavo, pulizia, accoglienza, ascolto. Servizi semplici, ma che richiedono disciplina, autonomia e capacità di lavorare in squadra.

L’Aquila 2009: turni in tendopoli

6 aprile 2009, ore 03:33. L’Aquila trema. Magnitudo 6,3. Trecentootto morti, 1.600 feriti, 49.000 senzatetto nella prima settimana. Già nella prima settimana, i volontari del Settore Protezione Civile AGESCI sono in turno principalmente nell’allestimento delle tendopoli, in un’emergenza che si protrarrà per anni.

L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009: edifici lesionati e centro storico inaccessibile
L’Aquila, 6 aprile 2009. Il sisma di magnitudo 6,3 colpisce nel cuore della notte. I volontari del Settore PC AGESCI sono in tendopoli già nella prima settimana, e resteranno per anni a sostegno della popolazione e della ricostruzione.

Centro Italia 2016: cinque “route” di servizio

Il terremoto del 24 agosto 2016 distrugge Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto (magnitudo 6,0, con una sequenza sismica protrattasi fino a gennaio 2017). Gli scout dell’AGESCI Umbria propongono allora ai gruppi di tutta Italia un servizio diverso: non più solo emergenza immediata, ma ricostruzione del tessuto sociale.

Tra il 17 giugno e il 10 settembre 2017 organizzano cinque route di strada e servizio in Valnerina: settimane di cammino e lavoro che attraversano i territori colpiti, con attività con bambini, anziani, disabili, e attività di recupero materiale. È una formula nuova: l’emergenza è passata, ma la comunità ferita ha bisogno di compagnia, di vita, di mani che lavorino accanto.

ShakeMap INGV del terremoto del 24 agosto 2016, magnitudo 6.0 a 1 km ovest di Accumoli
Mappa di intensità macrosismica della prima scossa della sequenza Centro Italia 2016 (M 6.0 alle 01:36 UTC del 24 agosto, ipocentro 8.1 km, ID INGV 7073641). L’area arancione e rossa mostra l’intensità VII-IX MCS che colpì Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, prima delle scosse di Visso, Norcia e Camerino dei mesi successivi. Sulla scia di quel sisma, gli scout dell’AGESCI Umbria hanno organizzato cinque route di servizio in Valnerina nel 2017. Mappa: INGV / Centro Nazionale Terremoti — CC BY 4.0 — via Wikimedia Commons.

Emilia-Romagna 2023: la SAE attivata a Forlì

Maggio 2023. L’alluvione dell’Emilia-Romagna: 17 vittime, 50.000 sfollati, danni per oltre 8 miliardi di euro. L’Agenzia Regionale di Protezione Civile attiva l’AGESCI Emilia-Romagna.

Da giovedì 25 maggio, il Settore Protezione Civile apre a Forlì la Segreteria Avanzata di Emergenza (SAE), operativa 24 ore su 24 presso la sede della Zona di Forlì. La SAE coordina sul posto persone e mezzi attivi nei servizi di supporto alla popolazione, gestisce i rapporti con i Centri Operativi Comunali (COC), incrocia le richieste di servizio con le disponibilità dei volontari arrivati da tutta la regione.

In sole due serate di formazione su YouTube, il 23 e 25 maggio, oltre mille volontari scout seguono il Corso Emergenza Alluvione (CEA) che li abilita a operare. Le squadre lavorano nel quartiere Romiti e alla palestra Campostrino: 10 volontari il venerdì 26 maggio, 19 il sabato 27, 75 volontari la sola domenica 28 maggio.

In sei settimane, AGESCI Emilia-Romagna raccoglie 42.700 euro di donazioni a sostegno dei gruppi scout direttamente colpiti dall’alluvione.

Immagine satellitare NASA dell'alluvione dell'Emilia-Romagna del maggio 2023
Maggio 2023: l’alluvione dell’Emilia-Romagna vista dal satellite Minerva (NASA). 17 vittime, 50.000 sfollati, oltre 8 miliardi di danni. AGESCI ha attivato la Segreteria Avanzata di Emergenza a Forlì, formando oltre mille volontari in due serate su YouTube. Foto: NASA — Public domain — via Wikimedia Commons.

Formazione: il Corso Sicurezza e i percorsi specifici

Operare in emergenza, oggi, richiede formazione obbligatoria. Il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro impone a tutti i volontari di Protezione Civile un percorso strutturato. AGESCI ha sviluppato:

  • il Corso Sicurezza per volontari di Protezione Civile, frequenza obbligatoria per chi intervenire in emergenza;
  • il Corso Emergenza Alluvione (CEA), attivato in occasione dell’Emilia-Romagna 2023 ma ormai consolidato come modulo specialistico;
  • il Percorso Sicurezza descritto nel Protocollo Operativo del Settore PC, che definisce ruoli, attivazione, dotazioni individuali, catena di comando.

Il Vademecum dell’Incaricato di Zona (aggiornato 2025) è il documento di riferimento per chi coordina l’intervento dei gruppi di una zona scout in caso di emergenza. Definisce con precisione chi fa cosa dal momento dell’allerta al rientro alla normalità.

“Anch’io sono la Protezione Civile”: i campi scuola del Dipartimento

Dal 2007, il Dipartimento della Protezione Civile organizza, in collaborazione con le Regioni e le associazioni di volontariato (scout compresi), i campi scuola “Anch’io sono la Protezione Civile”, dedicati ai ragazzi dai 10 ai 16 anni.

L’edizione 2024 ha portato il totale dei giovani formati a circa ottantamila dalla nascita del progetto. Nel 2025, per i 15 anni dell’iniziativa, oltre 340 campi scuola distribuiti su tutto il territorio nazionale accolgono più di seimila ragazzi e ragazze. I partecipanti incontrano Forze di Polizia, Vigili del Fuoco, 118, Croce Rossa, Comuni, Regioni e, naturalmente, i volontari delle associazioni scout.

I temi: primo soccorso, orientamento, educazione civica, sostenibilità ambientale, conoscenza del Piano Comunale di Emergenza. Non è un caso che molti divulgatori scout del Settore PC siano fra gli educatori dei campi scuola: gli scout sanno fare scuola di emergenza ai loro coetanei perché lo fanno da sempre.

Cosa significa per Genzano di Roma

Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma è un gruppo comunale di protezione civile, articolazione del Comune di Genzano di Roma (iscritto al RUNTS come Ente del Terzo Settore), autonomo e distinto rispetto alle associazioni scout. Ma una parte significativa dei nostri volontari attivi proviene dal mondo scout locale, in particolare dai gruppi AGESCI Genzano 1 e AGESCI Genzano 2. Sono presenti sul territorio da decenni e hanno formato generazioni di ragazzi e ragazze del nostro Comune. L’esperienza scout — la disciplina, l’autonomia, il lavoro di squadra, il senso del servizio — è una base solida da cui parte chi sceglie di unirsi a noi.

Non è un caso: chi è cresciuto con la squadriglia, la route, il campo estivo, l’idea che servire la comunità sia parte naturale dell’essere cittadini, ritrova nel volontariato di Protezione Civile una continuità coerente del proprio percorso. Più che un cambio, è un passaggio di testimone: dalla formazione personale alla responsabilità operativa verso il territorio in cui si vive.

In caso di emergenza locale (un’ondata di calore, un incendio boschivo, un evento meteo estremo), la collaborazione fra il Gruppo PC e i gruppi AGESCI Genzano 1 e Genzano 2 è un canale di prossimità reale. Il Piano di Emergenza Comunale può attivarla con poco preavviso.

Sei uno scout di Genzano di Roma — del Genzano 1, del Genzano 2 o di un altro gruppo — un capo o un adulto del movimento? Se vuoi mettere le tue competenze al servizio del territorio anche oltre lo scoutismo, scrivici a segreteria@protezionecivilegenzano.it. Spesso è il prossimo passo naturale.

Una storia che non finisce

Sessant’anni dopo il fango di Firenze, l’idea di Bargellini e Uzzielli regge ancora: un’amministrazione pubblica che riconosce e si appoggia all’autonomia logistica di un gruppo di volontari giovani. Da spontaneo, quel volontariato è diventato strutturato, formato, regolamentato. Ma il nucleo è lo stesso del 23 aprile 1907, quando Baden-Powell fondò il movimento con un’idea chiara: formare cittadini coraggiosi, pronti a mettersi al servizio degli altri.

In Italia, dal 1976 a oggi, gli scout hanno fatto la loro parte. Continueranno a farla. Perché Estote parati non è un motto: è un metodo. E quel metodo, nelle ore in cui il Paese trema, è una delle risorse silenziose ma decisive di cui la Repubblica dispone.

Buona festa di San Giorgio a tutti gli scout e a tutte le scolte d’Italia.

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