Il territorio dei Castelli Romani è un ex apparato vulcanico spento da decine di migliaia di anni. Le rocce sono prevalentemente di origine piroclastica, leggere, porose, facili da erodere. Questa stessa caratteristica che rende il paesaggio unico può, in condizioni particolari, favorire fenomeni di dissesto e frane.
In questo articolo raccontiamo, in modo chiaro e non allarmistico, di cosa si tratta e cosa può fare ogni cittadino.
Cosa significa frana
Il termine “frana” comprende fenomeni molto diversi tra loro. I più comuni sul nostro territorio sono:
- Smottamenti superficiali: il primo metro di terreno si stacca e scivola verso il basso, spesso dopo piogge intense.
- Crolli di scarpate: porzioni di pareti rocciose che si staccano, specialmente lungo le strade di versante.
- Erosione dei fossi: i canali naturali approfondiscono il loro letto asportando terreno dalle sponde.
La classificazione tecnica è dell’ISPRA che gestisce la cartografia nazionale del dissesto, consultabile nella piattaforma IdroGEO.
Perché proprio qui
Tre fattori concorrono a rendere il nostro territorio sensibile al dissesto:
- Pendenze: i versanti dei Colli Albani hanno pendenze marcate, soprattutto nelle zone intorno ai laghi di Nemi e di Albano.
- Rocce tenere: i depositi vulcanici assorbono acqua, si appesantiscono, e in presenza di piogge intense possono perdere coesione.
- Urbanizzazione storica: molte strade, case e muri a secco sono stati costruiti decenni fa con tecniche diverse da quelle attuali.
I segnali a cui prestare attenzione
Una frana, spesso, dà segnali prima di innescarsi. Non sono sicuri al 100% ma vanno sempre comunicati al Comune:
- Crepe nuove o in allargamento nei muri delle case o nei muretti di confine.
- Porte e finestre che all’improvviso non chiudono più.
- Pavimenti o pavimentazioni esterne che si deformano.
- Alberi inclinati in modo anomalo, piegati tutti nella stessa direzione.
- Acqua che esce da un punto dove prima non c’era.
- Rumori insoliti provenienti dal terreno dopo piogge intense.
Cosa fare se noti questi segnali
- Non ignorarli: anche se non sono gravi, meritano un controllo.
- Segnala al Comune (Ufficio Tecnico) con fotografie e descrizione.
- Se il segnale compare durante un’emergenza meteo in corso, chiama il 112 e metti in sicurezza le persone.
- Non accendere fuochi o usare fiamme libere se c’è rischio di rottura di tubature del gas.
Cosa fa la Protezione Civile
A livello regionale, il Centro Funzionale del Lazio pubblica ogni giorno il bollettino di criticità idrogeologica. Il Comune attiva il proprio piano di emergenza quando l’allerta lo richiede. Il Gruppo Comunale Volontari può essere attivato per sopralluoghi, assistenza alla popolazione e supporto alle forze di pronto intervento.
Conoscere è prevenire
Sulla pagina rischi e prevenzione trovi la scheda dedicata al rischio idrogeologico, con indicazioni specifiche per il nostro territorio. Leggerla quando non c’è emergenza è il modo migliore per sapere cosa fare il giorno in cui l’emergenza arriva.
Per approfondire
Sul nostro sito:
- Rischio idrogeologico — pagina operativa.
- Allagamenti urbani: cosa fare.
- Giornata mondiale dell’acqua: rete idrica e sicurezza.
- Giornata delle zone umide: rischio idrogeologico.
- Temporali intensi: comportamenti corretti.
- Sicurezza sui laghi di Nemi e Albano.
- Sarno 1998.
- Frana costone Nemi: chiusura via Nemorense.
- Conoscere la Protezione Civile: la prevenzione.
Fonti istituzionali:
- ISPRA — Dissesto idrogeologico.
- Piattaforma IdroGEO ISPRA.
- CNR-IRPI — Frane e alluvioni.
- Regione Lazio — Centro Funzionale.
- Dipartimento della Protezione Civile.
Il rischio idrogeologico non è una novità e non è un’emergenza permanente. È una caratteristica del territorio che conosciamo e con cui possiamo convivere in sicurezza, se il Comune, i cittadini e il volontariato lavorano insieme.




