Sono passati tre anni. Fra il 16 e il 18 maggio 2023, l’Emilia-Romagna fu colpita da un’alluvione di estensione senza precedenti nella storia regionale. In 36 ore caddero, sui rilievi appenninici delle province di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, oltre 350 millimetri di pioggia — il quantitativo medio di sei mesi concentrato in poco più di un giorno. Il terreno, già saturo per una prima alluvione del 2-3 maggio (la “alluvione gemella” di poche settimane prima), non riuscì ad assorbire l’acqua.

In poche ore esondarono 23 fra fiumi e torrenti: il Lamone, il Senio, il Santerno, il Sillaro, il Savio, il Montone, il Ronco, il Lavino, il Reno, e tanti minori. Si verificarono oltre 400 frane sui versanti appenninici, alcune delle quali isolarono interi paesi. Comuni della Romagna come Faenza, Forlì, Cesena, Conselice, Lugo, Castel Bolognese furono allagati per giorni; metri di acqua sporca entrarono nelle case, nei magazzini, nelle fabbriche, negli ospedali.
Il bilancio finale fu di 17 vittime, oltre 36.000 sfollati, danni economici stimati in 8,5 miliardi di euro. È la più costosa alluvione della storia italiana del XXI secolo, e una delle più gravi del Paese in termini di estensione territoriale colpita. Ma è anche un evento che ha mostrato il sistema di protezione civile italiano al lavoro nelle migliori condizioni operative: nessuna catastrofe avrebbe potuto evitare il danno, ma il dispositivo nazionale e regionale ha funzionato.

Cosa è successo davvero
L’evento del 16-18 maggio 2023 fu strettamente legato all’alluvione precedente del 2-3 maggio 2023. Nei primi giorni di maggio, una saccatura mediterranea aveva già scaricato pioggia sulla regione, esondando alcuni torrenti e creando danni significativi a Faenza, Castel Bolognese e altri Comuni. Il terreno era già saturo d’acqua e i corsi fluviali avevano alimentato le falde superficiali al massimo.
Quando, due settimane dopo, una seconda perturbazione colpì la stessa area con intensità ancora maggiore, l’acqua non aveva dove andare. Gli argini fluviali dimensionati per piene “ordinarie” — quelle storicamente registrate negli ultimi cinquant’anni — non ressero. Tracimazioni in più punti dello stesso fiume produssero allagamenti che si moltiplicarono. Le frane sui versanti appenninici interruppero strade, ferrovie, linee elettriche.
I soccorsi furono attivati in poche ore. Vigili del Fuoco da tutta Italia, Esercito, Carabinieri, Polizia, 118, Croce Rossa, volontariato organizzato di protezione civile da decine di regioni italiane. Furono attivate colonne mobili nazionali e fu dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Migliaia di persone furono estratte dai tetti delle case dai gommoni dei vigili del fuoco e dei volontari, in una sequenza di immagini che è entrata nella memoria collettiva.

Il Commissario all’emergenza nominato dal Governo per la fase straordinaria fu Stefano Bonaccini (poi sostituito da Francesco Paolo Figliuolo per la ricostruzione). I lavori di ripristino, bonifica e ricostruzione sono ancora in corso.
La lezione: il rischio “concatenato” e la pianura come zona vulnerabile
L’alluvione del maggio 2023 ha messo in evidenza alcune verità che il sistema italiano sta progressivamente integrando:
1. Gli eventi possono essere concatenati. Due alluvioni a distanza di due settimane sulla stessa zona producono effetti non additivi ma moltiplicativi: il terreno saturo dalla prima diventa il moltiplicatore di danno della seconda. I modelli idraulici italiani stanno integrando questa dimensione “concatenata” nei loro scenari.
2. La pianura non è “zona sicura”. La cultura italiana del rischio idrogeologico era storicamente concentrata sulle zone montane e collinari (frane, colate rapide, smottamenti). L’evento del 2023 ha mostrato che le pianure italiane — densamente popolate, attraversate da reticoli idraulici complessi (canali, scoli, rogge), spesso al di sotto del livello dei fiumi grazie a opere di bonifica secolari — sono estremamente vulnerabili quando il sistema di drenaggio collassa. La Bassa Romagna, il Polesine, la pianura ferrarese, la bassa padana in generale sono zone dove un’alluvione può fare danni economici incalcolabili.
3. Il cambiamento climatico rende tutto più frequente. Eventi che fino a vent’anni fa erano statisticamente “rari” (tempo di ritorno secolare) sono ora annuali o sub-annuali in Italia. Il sistema infrastrutturale italiano — argini, ponti, casse di espansione — è stato dimensionato sulla base di statistiche storiche che oggi sottostimano il rischio reale.
Cosa abbiamo costruito (e stiamo costruendo)
L’alluvione del 2023 ha accelerato in Italia diversi processi:
- I Piani di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) delle Autorità di bacino sono stati rivisti alla luce dei nuovi scenari climatici. La Direttiva Alluvioni UE 2007/60/CE prevede revisioni periodiche, e il ciclo 2022-2027 incorpora i dati del 2023.
- Il Piano speciale di ricostruzione dell’Emilia-Romagna ha messo in campo risorse straordinarie per il territorio colpito (oltre 4 miliardi di euro nel primo biennio, con ulteriori finanziamenti programmati).
- È stato avviato un dibattito nazionale sulla manutenzione ordinaria dei reticoli idraulici minori (canali, scoli, fossi), spesso trascurata dai Comuni e dai Consorzi di Bonifica per ragioni economiche.
- Il sistema IT-alert è stato pienamente attivato (2024) anche grazie alla pressione politica e operativa post-2023.
- La discussione sul rischio climatico ha generato il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), finalmente approvato nel 2023 dopo anni di gestazione.
Cosa deve sapere il cittadino oggi
Le regole base, anche per il rischio alluvionale di pianura:
- Conoscere se la propria casa è in zona alluvionabile: la mappa è pubblica sulla pagina ISPRA “ItaliaSicura” o sui portali delle Autorità di bacino regionali.
- In caso di allerta arancione/rossa: spostare beni di valore ai piani alti, preparare il kit di emergenza, tenere il telefono carico, non scendere in scantinati o garage.
- Durante l’alluvione: salire ai piani alti, non camminare nell’acqua corrente (anche 30 cm bastano a trascinare via una persona — e in pianura l’acqua è spesso opaca e nasconde tombini aperti, fili scoperti, mobili galleggianti), aspettare i soccorsi.
- Dopo l’alluvione: non rientrare prima del nullaosta delle autorità, non bere l’acqua del rubinetto fino a quando non viene certificata sicura, vaccinarsi contro il tetano se ci si ferisce.
Il piano familiare di emergenza è uno strumento concreto per prepararsi a scenari come questo.
Genzano e il rischio “Romagna”
Il territorio dei Castelli Romani non ha la morfologia di pianura dell’Emilia-Romagna né i suoi reticoli idraulici complessi. Ma l’evento del 2023 porta una lezione anche per Genzano di Roma: nessun territorio italiano è immune da scenari di pioggia eccezionale. La bomba d’acqua del 16 settembre 2022 sulle Marche (vedi articolo dedicato) ha mostrato che eventi di questa intensità possono colpire ovunque — anche su un territorio collinare di natura vulcanica come il nostro.
Per il rischio idraulico locale di Genzano vedi Rischio idraulico urbano a Genzano e Pulizia fossi e caditoie.
In ricordo
Le 17 vittime dell’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023 sono ricordate ogni anno con cerimonie nei Comuni colpiti. Tre anni dopo, il territorio è in piena fase di ricostruzione: case riparate o ricostruite, argini rifatti più alti, casse di espansione progettate o realizzate, infrastrutture rimesse in opera. Ma il lavoro è lungo: molte aziende agricole della Romagna ancora non hanno recuperato la piena operatività, e il rischio di nuovi eventi resta concreto, come dimostrato dalla terza alluvione del settembre 2024 che ha colpito di nuovo le stesse zone.
L’Emilia-Romagna è oggi un caso di studio europeo: il modo in cui una regione altamente sviluppata gestisce il trauma di un’alluvione e si adatta al cambiamento climatico è osservato dalla comunità internazionale. Per la nostra protezione civile, è una lezione viva: non si finisce mai di imparare a leggere il territorio.
Per approfondire
Sul nostro sito:
- Sarno 1998: la frana che ha riscritto le mappe del rischio.
- Alluvione delle Marche 2022: bombe d’acqua e cambiamento climatico.
- Cambiamento climatico e protezione civile.
- Alluvione di Livorno 2017: memoria.
- Rischio idrogeologico — pagina operativa.
Fonti istituzionali:
- Regione Emilia-Romagna — Alluvione maggio 2023.
- Dipartimento di Protezione Civile.
- Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po — PGRA.
- ISPRA — Dissesto idrogeologico in Italia.
Approfondimenti video:
- La Val di Zena a nove mesi dall’alluvione: immagini dal drone — riprese documentarie delle ferite lasciate sul territorio dalle alluvioni del 2023 (Local Team).




