Il 3 giugno è la Giornata mondiale della bicicletta delle Nazioni Unite, istituita nel 2018. È una giornata che celebra un mezzo di trasporto semplice, economico e a basso impatto. Ma è anche un’occasione per parlare di sicurezza stradale e di un aspetto meno noto: la resilienza della mobilità ciclabile in emergenza.

La bici nei Castelli: il contesto

Genzano di Roma è un territorio collinare, con dislivelli importanti e strade strette. La bicicletta è un mezzo diffuso per mobilità sportiva e, sempre di più, per spostamenti brevi grazie anche alle e-bike. Il tema della sicurezza riguarda quindi ciclisti esperti, turisti, bambini e pendolari.

Sicurezza ordinaria: i principi base

  • Casco sempre, anche per tragitti brevi. Obbligatorio per minori di 12 anni dal 2025.
  • Abbigliamento visibile nelle ore di scarsa luce (gilet ad alta visibilità, catarifrangenti).
  • Illuminazione funzionante davanti e dietro. Luce bianca davanti, rossa dietro.
  • Manutenzione: freni, pneumatici, catena controllati regolarmente.
  • Distanza dagli autoveicoli: mai affiancati a mezzi pesanti.
  • Segnalazioni chiare delle manovre con il braccio.

Il codice della strada italiano (articoli 68, 182) regola nel dettaglio equipaggiamento e comportamenti del ciclista.

Ciclismo in emergenza: perché ne parliamo

In scenari di emergenza la bicicletta può diventare una risorsa. Esempi reali:

  • Blackout prolungati: con semafori spenti e carburante razionato, la bici resta operativa.
  • Alluvioni lampo: in aree con strade principali allagate ma percorsi secondari asciutti.
  • Evacuazioni limitate: in spostamenti ordinati su distanze brevi con sole persone (senza bagagli).
  • Sisma: subito dopo un evento, la bici può percorrere strade con detriti che bloccano le auto.

Non stiamo dicendo che la bici sia “il mezzo dell’emergenza”. Stiamo dicendo che, in alcuni scenari limitati, un cittadino con una bici funzionante può muoversi quando altri mezzi sono fermi.

Bici e emergenze sanitarie

Durante la pandemia Covid-19 abbiamo imparato che la bici è un mezzo:

  • A basso contatto sociale (zero condivisione di superfici in spazi chiusi).
  • Ad aerazione naturale costante.
  • Sostenibile come spostamento quotidiano di comunità anche in lockdown.

Molti Comuni italiani hanno riservato corsie ciclabili proprio in quel periodo.

Cosa fare in caso di incidente in bici

Il ciclista è un utente della strada vulnerabile. Ogni anno in Italia muoiono oltre 200 ciclisti in incidenti stradali.

In caso di caduta o impatto:

  1. Chiama il 112. Indica posizione, condizioni delle persone, presenza di altri veicoli.
  2. Proteggi il luogo (segnali, triangolo, luci di emergenza).
  3. Non muovere l’infortunato se sospetti traumi alla colonna vertebrale.
  4. Tieni caldo l’infortunato con indumenti o teli.
  5. Resta fino all’arrivo dei soccorsi.

Abbiamo approfondito il soccorso nei nostri articoli su primo soccorso e sicurezza bicicletta in emergenza.

Bici e preparazione personale

Chi va in bici regolarmente può rafforzare la propria resilienza personale:

  • Tenere acqua e snack nel borsello.
  • Avere un kit riparazione minimo (camera, leve, pompa).
  • Portare documento identificativo e contatto di emergenza (ICE).
  • Avvisare qualcuno del proprio itinerario in escursioni lunghe.

Rispetto reciproco sulla strada

La sicurezza del ciclista non è solo tecnica: è anche culturale. Rispetto reciproco tra ciclisti, automobilisti, pedoni. Nei Castelli Romani, dove le strade sono strette e il turismo ciclistico cresce, questa cultura si costruisce ogni giorno.

Per approfondire

Pedalare in sicurezza è un diritto, ma anche una responsabilità. Nella giornata del 3 giugno, un promemoria per tutti.