Le emergenze climatiche degli ultimi anni — ondate di calore record, siccità prolungate, alluvioni lampo, incendi boschivi più estesi — non sono fatti isolati. Sono sintomi di un cambiamento climatico in atto che modifica progressivamente i rischi del territorio. La Protezione Civile italiana ed europea sta adeguando i propri piani in coerenza con un nuovo paradigma: l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Lo standard internazionale ISO 14090 — Adaptation to climate change — Principles, requirements and guidelines (pubblicato nel 2019) fornisce la cornice operativa.

Perché parlarne

Per i Castelli Romani — e per Genzano di Roma in particolare — il cambiamento climatico si traduce in alcuni rischi concreti che si stanno intensificando:

  • Ondate di calore estive sempre più intense e prolungate;
  • Siccità prolungate che mettono sotto stress i sistemi idrici;
  • Eventi meteo estremi: temporali violenti, grandinate, vento forte fuori stagione;
  • Incendi boschivi favoriti dalla vegetazione disseccata e dal vento secco;
  • Stress della rete elettrica durante i picchi di consumo per condizionatori.

Sono tutti rischi di Protezione Civile noti, ma con frequenza, intensità e durata che cambiano. Il piano scritto dieci anni fa potrebbe non bastare oggi. È il problema centrale che ISO 14090 affronta.

Mitigazione e adattamento

Una distinzione concettuale importante.

La mitigazione è ridurre le cause del cambiamento climatico: emissioni di gas serra, consumi energetici, industrie inquinanti. È una sfida globale di lungo periodo, che riguarda governi, grandi aziende, scelte energetiche.

L’adattamento è ridurre le conseguenze del cambiamento climatico già in atto. Anche se domani fermassimo ogni emissione, l’inerzia del sistema climatico produrrà effetti per decenni: dobbiamo imparare a viverci.

ISO 14090 si occupa di adattamento. È quindi rilevante per chi gestisce un territorio: Comuni, Regioni, autorità di bacino, gestori di servizi pubblici, Protezione Civile.

Cinque passi per un piano di adattamento

ISO 14090 propone un percorso strutturato.

1. Comprensione del contesto climatico locale

Conoscere come è cambiato il clima del proprio territorio negli ultimi decenni e quali sono gli scenari futuri previsti dai modelli scientifici (CMCC, CNR, ISPRA). Per il Lazio, dati e proiezioni sono pubblicati dal Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e dalle ARPA regionali.

Domande chiave:

  • Quanti giorni in più di canicola estiva avremo nei prossimi vent’anni?
  • Quante piogge intense aggiuntive sopra una certa soglia?
  • Come cambierà il regime idrologico dei nostri laghi vulcanici (Albano, Nemi)?

2. Valutazione di vulnerabilità e rischio climatico

Per ogni rischio climatico, identificare chi e cosa è esposto. Per Genzano:

  • Ondate di calore: anziani al domicilio, bambini, persone con malattie cardiovascolari, lavoratori all’aperto.
  • Siccità: rete idrica comunale, agricoltura locale, vegetazione boschiva (rischio incendio).
  • Eventi meteo estremi: case con tetti vecchi, zone alluvionabili, scuole con cortili allagabili.
  • Incendi boschivi: aree boschive in prossimità di abitazioni (interfaccia urbano-foresta).

Lo standard correlato ISO 14091 entra nel dettaglio del metodo di valutazione.

3. Definizione di obiettivi di adattamento

Per ogni rischio prioritario, fissare obiettivi misurabili. Esempi:

  • “Garantire copertura ai 200 cittadini più fragili durante un’ondata di calore di una settimana”;
  • “Ridurre del 30% in dieci anni le aree boschive a interfaccia urbana non ripulite dal sottobosco”;
  • “Aumentare al 80% la quota di abitazioni con sistemi passivi di raffrescamento (verde, ombreggiatura, isolamento) in dieci anni”.

Senza obiettivi misurabili, l’adattamento resta un’ottima intenzione.

4. Scelta delle misure

Le misure di adattamento si dividono in:

  • Misure grigie (infrastrutture): bacini di laminazione, reti idriche aggiornate, isolamento termico degli edifici.
  • Misure verdi (basate sulla natura): rimboschimenti, parchi urbani che riducono l’effetto isola di calore, gestione sostenibile del bosco.
  • Misure soft (educazione, normazione, governance): piani di emergenza aggiornati, formazione dei cittadini, regolamenti edilizi più stringenti, monitoraggio.

Le misure più efficaci spesso combinano grigio + verde + soft. Per esempio una città con più alberi nei parchi (verde), edifici più isolati termicamente (grigio) e cittadini formati a riconoscere i sintomi del colpo di calore (soft).

5. Monitoraggio e revisione

Il clima continua a cambiare. Un piano di adattamento è un documento vivente da aggiornare ogni 3-5 anni con nuovi dati climatici e nuove proiezioni.

La cornice italiana: il PNACC

L’Italia ha approvato nel 2023 il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il PNACC indica per ogni macro-regione italiana i rischi climatici prioritari e le misure raccomandate.

Le Regioni sviluppano piani regionali coerenti. I Comuni possono adottare piani locali, spesso aderendo al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia (Covenant of Mayors), iniziativa europea a cui partecipano molti Comuni italiani — incluso il Lazio.

Lo standard ISO 14092 è specifico per gli enti locali e si raccorda con queste iniziative europee.

Il ruolo della Protezione Civile locale

Per un Gruppo Comunale di Volontariato di PC, l’adattamento si traduce in:

  • Aggiornamento del Piano di Emergenza Comunale con scenari climatici aggiornati.
  • Mappatura della popolazione vulnerabile alle ondate di calore (lista anziani al domicilio, persone in terapia salvavita) — coerente anche con ISO 22395.
  • Formazione del cittadino sui nuovi rischi (colpo di calore, autoprotezione durante temporali intensi, evacuazione in caso di incendio boschivo).
  • Esercitazioni che includano scenari climatici (caldo estremo, alluvione lampo).

Sono tutte attività che il Gruppo svolge o può svolgere in prospettiva.

Cosa può fare il singolo cittadino

L’adattamento climatico non è solo politica pubblica. Il cittadino può contribuire:

  • conoscere il proprio rischio climatico (un anziano in zona soleggiata senza condizionatore è ad alto rischio durante un’ondata di calore);
  • preparare un piano familiare che includa scenari estremi (kit di emergenza, contatti dei vicini, ventilatori a batteria);
  • partecipare a iniziative locali di adattamento (rimboschimenti urbani, gruppi di vicinato, formazione PC);
  • ridurre la propria vulnerabilità domestica (isolamento termico, schermature solari, cisterne d’acqua di emergenza).

Sono gesti concreti, alla portata di tutti, che fanno la differenza in una comunità resiliente.

In sintesi

Il cambiamento climatico non è un problema futuro: è già qui, anche sui Castelli Romani. ISO 14090 è la cornice internazionale di un percorso che permette a Comuni, gestori e cittadini di adattarsi con metodo, evitando l’improvvisazione quando i fenomeni estremi diventeranno la norma.

Per approfondire