La notte del 29 giugno 2009, a Viareggio, un treno merci deragliò entrando in stazione. Da una cisterna squarciata uscì il gas di petrolio liquefatto (GPL), che si incendiò in pochi istanti. Le fiamme investirono le case lungo la ferrovia. Persero la vita 32 persone: non erano sul treno, erano nelle loro abitazioni o per strada.
A diciassette anni di distanza ricordiamo le vittime. E ci chiediamo cosa quella tragedia insegna ancora oggi alla protezione civile.
Cosa accadde quella notte
Il treno trasportava GPL in carri cisterna. Mentre entrava in stazione, si ruppe l’assile del primo carro. Il vagone deragliò, si rovesciò e si squarciò. Si liberarono oltre 40 tonnellate di gas, che presero fuoco quasi subito.

L’incendio non rimase sui binari. Raggiunse le case vicine, alcune delle quali crollarono. Le indagini accertarono che la causa tecnica fu una frattura da fatica dell’assile: un difetto che si era propagato nel tempo, fino al cedimento. Un lungo percorso giudiziario ha poi definito le responsabilità sulla manutenzione e sulla sicurezza.

Perché riguarda la protezione civile
Viareggio non è un terremoto né un’alluvione. È un rischio industriale: il pericolo legato alle sostanze pericolose, qui durante il trasporto su rotaia. Ogni giorno, sulle ferrovie e sulle strade italiane, viaggiano merci infiammabili, tossiche o esplosive.

Il trasporto di queste sostanze segue regole severe: per la ferrovia il RID (Regolamento per il trasporto internazionale ferroviario di merci pericolose), per la strada l’ADR (Accordo europeo per il trasporto internazionale di merci pericolose su strada). Gli stabilimenti fissi che ne detengono quantità superiori alle soglie di legge rientrano invece nella normativa Seveso (in Italia il D.Lgs. 105/2015), come «stabilimenti a rischio di incidente rilevante». La protezione civile studia gli scenari di incidente, informa la popolazione e organizza i soccorsi.
Le lezioni che restano
- Conoscere il rischio. Chi vive vicino a ferrovie, porti, depositi o stabilimenti dovrebbe sapere quali piani di emergenza esistono.
- Pianificare. Il Comune individua scenari, vie di fuga e aree di attesa anche per gli incidenti tecnologici, non solo per quelli naturali.
- Informare in fretta. In caso di rilascio di sostanze pericolose servono messaggi chiari e immediati. In Italia il sistema di allarme pubblico si chiama IT-alert.
- Sapere cosa fare. Spesso la regola non è scappare, ma chiudersi in casa, sigillare porte e finestre e seguire le indicazioni delle autorità.
- Chiamare il 112. In ogni emergenza il numero unico è il 112.
Ricordare è prevenire
A Viareggio, ogni 29 giugno, la città si ferma per ricordare. La memoria delle vittime non è solo un dovere civile: è anche prevenzione. Capire come e perché è accaduto aiuta a far sì che non accada di nuovo. È lo stesso motivo per cui, come volontari, studiamo gli eventi del passato: per essere più pronti domani.
Per approfondire
Sul nostro sito
- Rischio industriale — cosa fare in caso di incidente con sostanze pericolose.
- Rischio chimico-industriale — come si origina e come si gestisce.
- Quando l’industria fa paura — il dossier interattivo sul rischio industriale.
- IT-alert: come funziona e come reagire — il sistema italiano di allarme pubblico.




