Nel 2026 l’Italia completa IRIDE, la sua costellazione di satelliti per l’osservazione della Terra. Non è una notizia solo per gli appassionati di spazio. IRIDE nasce anche per la protezione civile: tiene d’occhio frane, incendi e alluvioni dall’orbita e trasforma quelle immagini in informazioni utili al territorio.

Ne avevamo già parlato nel nostro dossier La Terra dallo spazio. Qui facciamo il punto sulla notizia: a che cosa serve e a che punto siamo.

Che cos’è IRIDE

IRIDE è un programma nazionale di osservazione della Terra, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con circa 1,1 miliardi di euro. È promosso dal Governo, coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

L’obiettivo è dare all’Italia una capacità propria di guardare il proprio territorio dallo spazio, senza dipendere solo da programmi esteri. I dati raccolti servono alla pubblica amministrazione: protezione civile, monitoraggio ambientale, gestione del territorio, agricoltura, infrastrutture.

Una “costellazione di costellazioni”

IRIDE non è un singolo satellite, ma un insieme di sotto-costellazioni che a regime conterà oltre 60 satelliti in orbita bassa. La chiamano “costellazione di costellazioni” perché mette insieme strumenti diversi, ciascuno con un compito:

  • Radar ad apertura sintetica (SAR) — vede attraverso le nuvole e anche di notte. È il sensore chiave per misurare gli spostamenti del suolo di pochi millimetri, utili a sorvegliare frane e cedimenti.
  • Sensori ottici — le immagini “a colori” ad alta e media risoluzione, come una fotografia dettagliata del territorio.
  • Sensori iperspettrali e a infrarossi — leggono ciò che l’occhio non vede: lo stato della vegetazione, il calore di un incendio, la qualità delle acque.

Dietro i satelliti c’è un’infrastruttura di terra che riceve e trasforma i dati, e un insieme di servizi che li consegna già pronti a chi deve usarli. Il primo satellite, lanciato a gennaio 2025, ha prodotto la sua prima immagine il 5 marzo 2025: proprio Roma e l’Italia centrale, con un dettaglio di 2,66 metri.

A che punto siamo nel 2026

Il PNRR fissa il completamento del programma entro il 2026. Nel corso dell’anno la costellazione entra progressivamente in servizio, con lanci successivi. Dopo i satelliti della sotto-costellazione Eaglet II nella prima parte dell’anno, il 23 giugno 2026 altri sette satelliti della sotto-costellazione HEO sono partiti con un razzo Falcon 9 dalla base di Vandenberg, in California.

Man mano che i satelliti raggiungono l’orbita, cresce la frequenza con cui il sistema “rivede” ogni punto del territorio: più passaggi significano aggiornamenti più rapidi in caso di evento.

Perché serve alla protezione civile

IRIDE nasce con la resilienza alle emergenze tra i suoi scopi dichiarati. Per un territorio come il nostro, i Castelli Romani, gli usi più concreti sono tre:

  • Frane e dissesto idrogeologico. I versanti collinari di Genzano e dei Castelli sono soggetti a erosione e movimenti del terreno. Il radar satellitare misura spostamenti millimetrici e aiuta a individuare le aree che “si muovono” prima che il problema diventi visibile. È lo stesso principio dell’interferometria che abbiamo raccontato per il satellite Sentinel-1C.
  • Incendi boschivi. I sensori a infrarossi individuano i focolai e seguono il fronte del fuoco, anche di notte. Genzano ricade nella Zona di allerta incendi numero 9 della Regione Lazio.
  • Alluvioni e monitoraggio del territorio. Le immagini dall’alto misurano l’estensione delle aree allagate e i danni, sostenendo la macchina dei soccorsi nelle ore successive a un evento.

Dallo spazio al cittadino

C’è un punto importante da chiarire, per onestà. IRIDE è un’infrastruttura nazionale: i suoi dati servono agli enti dello Stato e alla protezione civile ai vari livelli. Il nostro Gruppo Comunale non gestisce i satelliti e non riceve direttamente le loro immagini.

Quello che cambia per il cittadino è indiretto ma reale. Uno sguardo migliore sul territorio significa allerte più tempestive e piani di emergenza costruiti su dati più aggiornati. È la stessa catena che portiamo avanti ogni giorno: ogni immagine diventa un dato, ogni dato può diventare un’allerta, ogni allerta un gesto di prevenzione.

E in ogni emergenza, il numero da chiamare resta sempre il 112.

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