Un blackout esteso, un terremoto, una rete cellulare satura: quando le comunicazioni ordinarie si fermano, chi ha un canale radio indipendente continua a parlare. È il principio su cui lavorano da un secolo i radioamatori. Oggi una nuova generazione di tecnologie a basso costo — LoRa, Meshtastic, MeshCore, Reticulum — porta lo stesso principio alla portata di tutti. In questo articolo le presentiamo una per una, insieme alle alternative storiche e satellitari, e spieghiamo cosa significano per la protezione civile.

LoRa: la tecnologia di base

LoRa (da Long Range) è una tecnica di trasmissione radio pensata per mandare piccole quantità di dati molto lontano, consumando pochissimo. In Europa usa la banda libera dei 868 MHz: chiunque può trasmettere senza licenza e senza abbonamenti, entro i limiti di potenza previsti (25 milliwatt, meno di un centesimo di un telefonino). La portata tipica è di 5-15 chilometri in linea d’aria, e molto di più tra punti elevati.

Il rovescio della medaglia: la banda è strettissima. Niente voce, niente foto, niente video — solo brevi messaggi di testo, coordinate GPS e piccoli dati di telemetria. Per l’emergenza, però, spesso basta esattamente questo.

Meshtastic: la rete che si costruisce da sola

Meshtastic è un progetto open source che trasforma un piccolo modulo radio LoRa (costo indicativo: 30-40 euro) in un nodo di una rete mesh. Il principio è semplice: ogni nodo ritrasmette i messaggi degli altri. Non servono ripetitori, SIM o Internet: la rete è fatta solo dai dispositivi dei partecipanti, e più nodi ci sono, più la copertura si estende.

Dal telefono, collegato al modulo via Bluetooth, si inviano messaggi di testo e la propria posizione GPS, protetti da crittografia AES-256. Ogni messaggio viene rilanciato di nodo in nodo per un massimo di 3-7 “salti”. È la soluzione più semplice e con la community più grande: perfetta per iniziare, per squadre sul territorio e per reti di quartiere di dimensioni contenute.

MeshCore: l’alternativa per le reti grandi

MeshCore è il concorrente più recente, e gira sugli stessi identici moduli di Meshtastic (i due sistemi però non comunicano tra loro: bisogna scegliere). La differenza è nel modo di instradare i messaggi. Meshtastic “inonda” la rete: ogni nodo ripete tutto, il che è semplice ma affolla le frequenze quando i nodi diventano tanti. MeshCore invece impara il percorso verso il destinatario e poi instrada i messaggi solo lungo quella strada, con catene fino a 64 salti.

MeshCore distingue anche i ruoli dei nodi: il dispositivo personale, il ripetitore puro da collocare in punti alti e il Room Server, che ospita chat di gruppo persistenti — chi si collega più tardi ritrova i messaggi. In sintesi: Meshtastic vince per semplicità e diffusione, MeshCore per efficienza sulle reti permanenti di scala urbana. Le community italiane (come il progetto MeshItaly) stanno sperimentando entrambe.

Reticulum: la rete cifrata che viaggia su qualsiasi mezzo

Reticulum è un progetto ancora diverso: non un firmware per radio LoRa, ma un intero stack di rete crittografico costruito da zero, open source. È pensato per funzionare in condizioni estreme — bassissima larghezza di banda, latenze altissime, infrastrutture distrutte. La cifratura end-to-end non è un’aggiunta: è il fondamento del progetto.

La sua forza è l’indipendenza dal mezzo trasmissivo: la stessa rete può viaggiare su radio LoRa (tramite i ricetrasmettitori aperti RNode), packet radio amatoriale, WiFi o qualunque collegamento disponibile, cucendo insieme pezzi di rete diversi. È lo strumento più potente e più di nicchia dei tre: richiede più competenza, ma rappresenta la frontiera della resilienza.

LoRaWAN: stessa radio, un altro scopo

Attenzione a non confondere le reti mesh con LoRaWAN, che usa la stessa modulazione LoRa ma con un’architettura opposta: a stella, con gateway collegati a Internet che raccolgono i dati di migliaia di sensori. È lo standard dell’Internet delle cose — contatori, centraline meteo, sensori di livello dei fiumi — ed è preziosissimo per il monitoraggio del territorio. Ma se cade Internet, cadono anche i gateway: non è pensato per la messaggistica d’emergenza tra persone.

Il mondo radioamatoriale offre da decenni servizi analoghi, più maturi e con portate superiori. Il prezzo è una licenza: in Italia serve superare l’esame per la patente di radioamatore e ottenere il nominativo dal Ministero.

  • APRS (Automatic Packet Reporting System), ideato dal radioamatore Bob Bruninga nei primi anni Novanta, trasmette posizioni, dati meteo e brevi messaggi sulla frequenza convenzionale europea di 144,800 MHz. I dati si visualizzano in tempo reale su mappe. È nato proprio come ausilio alla protezione civile nelle catastrofi, e una rete di ripetitori digitali (digipeater) lo copre da anni su gran parte del territorio.
  • Winlink permette di inviare e ricevere email via radio, anche a grandissima distanza sulle onde corte, senza alcuna infrastruttura Internet locale: è lo standard delle reti di emergenza radioamatoriali di mezzo mondo.

Rispetto alle reti mesh LoRa: più potenza, più portata, più storia operativa — ma serve formazione, esame e disciplina radio. I due mondi oggi si stanno persino incontrando (esistono ponti LoRa-APRS gestiti da radioamatori).

La messaggistica satellitare

Ultima famiglia: i canali che scavalcano completamente le reti terrestri. I comunicatori satellitari portatili (come i Garmin inReach, sulla rete Iridium) permettono messaggi e SOS da qualunque punto del pianeta, con abbonamento. E dagli iPhone 14 in poi la funzione “SOS emergenze via satellite” è disponibile anche in Italia (da marzo 2023). Senza copertura cellulare, il telefono guida l’utente a puntare il satellite e inoltra la richiesta di soccorso. Servono cielo aperto e, a regime, servizi commerciali — ma per l’escursionista isolato è già oggi un’ancora di salvezza concreta.

Cosa serve per provare, in pratica

Per sperimentare una rete mesh LoRa bastano pochi elementi e una spesa contenuta:

  • Un modulo LoRa in versione europea (868 MHz) per ciascun partecipante. Le opzioni più diffuse:
    • Heltec V3: il punto d’ingresso più economico, circa 25-35 euro, con piccolo schermo OLED.
    • LILYGO T-Beam o T-Echo: con GPS integrato, per chi vuole condividere la posizione.
    • RAK WisBlock: bassissimi consumi, ideale per nodi fissi alimentati a pannello solare.
    • SenseCAP di Seeed: già assemblati con custodia, per chi non vuole saldare o stampare scatole.
  • Un’antenna per gli 868 MHz (quasi sempre inclusa) e una batteria o powerbank.
  • Uno smartphone con l’app gratuita Meshtastic (Android e iOS), che si collega al modulo via Bluetooth.

Dove si compra: dai negozi online ufficiali dei produttori (Heltec, LILYGO, Seeed Studio, RAK Wireless) o dai grandi marketplace. L’unica avvertenza importante: verificare che il venditore dichiari la versione 868 MHz (EU868). I moduli a 915 MHz sono per il mercato americano e in Italia non si possono usare.

La configurazione richiede una mezz’ora la prima volta. Si carica il firmware dal browser con lo strumento ufficiale del progetto e si imposta la regione EU_868 (obbligatoria: applica automaticamente i limiti di trasmissione europei). Poi si dà un nome al nodo e si crea un canale cifrato da condividere con il proprio gruppo.

Due accorgimenti da chi lo fa da tempo. Mai accendere il modulo senza antenna collegata: si danneggia lo stadio radio. Meglio collocare i nodi più in alto possibile — la portata si gioca tutta sulla visibilità.

I tutorial non mancano, anche in italiano. La documentazione ufficiale del progetto è in inglese, ma le community italiane pubblicano guide passo-passo in italiano: il primo nodo, la scelta dell’hardware e la mappa dei nodi già attivi (i link sono in fondo all’articolo).

Cosa significa per la protezione civile

Per un Gruppo come il nostro queste tecnologie non sostituiscono le radiocomunicazioni istituzionali — le reti regionali, i collegamenti con la catena di comando, gli apparati in dotazione. Aprono però possibilità nuove: telemetria a basso costo, tracciamento delle squadre, canali di riserva quando tutto il resto tace. Per i cittadini rappresentano invece una forma moderna di autoprotezione organizzata, nello spirito dei “gruppi di quartiere” che si preparano prima dell’emergenza.

Un paletto però resta fisso: per chiedere soccorso si chiama il 112, finché un qualsiasi canale ordinario funziona. Le reti mesh sono un complemento per quando i canali ordinari non ci sono più — non una scorciatoia per saltare il sistema di soccorso.

Per approfondire

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