Alle 20:57 del 21 agosto 2017 una scossa di magnitudo 4.0 colpì l’isola d’Ischia. Epicentro a Casamicciola Terme, ipocentro estremamente superficiale (circa 2 chilometri di profondità). Una scossa che, in altre zone d’Italia, sarebbe stata avvertita come fastidiosa ma non distruttiva.

A Ischia provocò 2 morti, 42 feriti, 2.600 sfollati, decine di edifici crollati o gravemente danneggiati nel centro storico di Casamicciola.

Magnitudo bassa, danni gravi: perché

Tre fattori si combinarono:

Foto a colori: una casa a Ischia con la facciata gialla profondamente lesionata dal terremoto, il tetto in parte crollato con le travi a vista, cumuli di macerie e nastro segnaletico bianco e rosso davanti all'ingresso, piante in vaso ancora al loro posto e una montagna sullo sfondo
Una casa danneggiata dal terremoto di Ischia del 21 agosto 2017. Foto: Dipartimento Protezione Civile from Italia — CC BY 2.0 — via Wikimedia Commons. Fonte originale.
  1. Profondità dell’ipocentro estremamente bassa. Una scossa M 4 a 2 km di profondità arriva in superficie con energia molto vicina a quella della sorgente. Una M 4 a 30 km di profondità si attenua nel tragitto.

  2. Tipologia edilizia molto vulnerabile. Casamicciola era piena di edifici in tufo verde di Ischia, materiale storicamente usato sull’isola ma molto fragile alle accelerazioni sismiche. Molte case erano sopraelevazioni illegali su strutture antiche, condizione che amplifica la vulnerabilità.

  3. Memoria storica trascurata. Casamicciola era già stata distrutta da un terremoto nel 1883 (oltre 2.000 morti), ma l’urbanizzazione successiva non aveva tenuto conto della pericolosità sismica conosciuta.

Cosa ci insegna oggi

Ischia 2017 è il caso scuola del rischio sismico medio-basso che diventa catastrofe locale. Tre lezioni:

Veduta di Casamicciola Terme sull'isola d'Ischia
Casamicciola Terme: il centro storico dell’isola d’Ischia colpito dal terremoto del 21 agosto 2017 e, in passato, dal devastante sisma del 1883. Foto: Wikimedia Commons. Fonte originale.
  1. La magnitudo non basta. Il rischio sismico dipende da pericolosità (la scossa attesa), esposizione (cosa c’è in quel punto) e vulnerabilità (quanto è fragile). Solo la combinazione delle tre genera il rischio reale.

  2. L’abusivismo edilizio è un moltiplicatore di rischio. Sopraelevazioni e ampliamenti realizzati senza progetto sismico trasformano una scossa moderata in una catastrofe. Il problema esiste in molte aree italiane.

  3. La memoria storica è patrimonio operativo. I dati sui terremoti storici sono parte integrante della valutazione di rischio. INGV mantiene il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) con tutti gli eventi dal Medioevo a oggi, proprio per questo.

A Genzano di Roma

Il nostro territorio si trova in zona sismica 2B ed è caratterizzato da edilizia mista: edifici recenti progettati con criteri sismici, palazzi storici nel centro, edilizia diffusa di varie epoche. Conoscere la classificazione sismica della propria abitazione è il primo passo per valutare se servono interventi di adeguamento (es. tramite il Sismabonus).

Per chi non sa da dove partire: il Comune di Genzano può fornire informazioni sulla classificazione del proprio edificio e sui contributi disponibili.

Sul nostro sito

  • Rischio sismico — Cosa sapere sul terremoto: pericolosità nei Castelli Romani, cosa fare prima, durante e dopo una scossa.
  • Piano Familiare di Emergenza — Lo strumento operativo per ogni famiglia: cosa fare in caso di sisma, dove ritrovarsi, cosa portare.

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