Alle 2:33 della notte del 26 settembre 1997, una scossa di magnitudo 5.7 colpì il confine tra Umbria e Marche. Era solo il preludio. Alle 11:40 della mattina successiva, tecnici e religiosi stavano ispezionando i danni della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi. Una nuova scossa di magnitudo 6.0 fece crollare la volta della Basilica, schiacciando quattro persone. Le immagini del crollo, riprese in diretta da una troupe RAI presente per documentare i danni, sono entrate nella memoria collettiva italiana. Il bilancio totale del terremoto Umbria-Marche fu di 11 morti, circa 100 feriti, 80.000 sfollati.

Una sequenza lunga e diffusa

La sequenza sismica del 1997 fu una delle più studiate della storia italiana. Le scosse si susseguirono per mesi, con epicentri spostati lungo l’Appennino umbro-marchigiano. Furono colpiti 300 comuni in due regioni, con danni gravi a centri storici di valore monumentale altissimo: Foligno, Nocera Umbra, Camerino, Fabriano, e ovviamente Assisi.

Facciata della Basilica Superiore di San Francesco d'Assisi in stile gotico, in pietra bianca, con rosone centrale, portale a doppio arco e campanile romanico sulla sinistra; cielo azzurro terso e prato verde in primo piano
La facciata della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, la cui volta crollò il 26 settembre 1997 durante un sopralluogo tecnico. Foto: Luca Aless — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons. Fonte originale.

Gli affreschi della Basilica Superiore — opere di Cimabue, Giotto, Pietro Lorenzetti, Simone Martini — furono in larga parte danneggiati. Migliaia di frammenti furono raccolti e archiviati per il restauro, durato anni.

Cosa ci insegna oggi

Umbria-Marche 1997 ha cambiato due protocolli operativi della Protezione Civile italiana:

  1. Sicurezza dei soccorritori prima di tutto. Il crollo della volta avvenne durante un sopralluogo tecnico, con persone all’interno di una struttura già lesionata. Da allora i protocolli di accesso post-sisma agli edifici di culto, monumentali e storici sono molto più restrittivi: nessun ingresso senza puntellamento preventivo, monitoraggio in tempo reale delle scosse, valutazione di stabilità da remoto dove possibile (droni, scanner laser).

  2. La tutela del patrimonio culturale è una componente del soccorso. Dopo Assisi, il Ministero della Cultura ha sviluppato le Carte del rischio del patrimonio storico, e il Sistema Nazionale di Protezione Civile ha integrato nelle proprie procedure il Funzionario di Beni Culturali in emergenza, una figura che si attiva nelle prime 72 ore per documentare, stabilizzare e proteggere il patrimonio colpito.

La ricostruzione come modello

La ricostruzione delle Marche e dell’Umbria post-1997 è considerata, con tutti i suoi limiti, un caso di studio positivo. Furono usati per la prima volta su larga scala:

  • Schede AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica) per la valutazione speditiva degli edifici;
  • Centri Operativi Misti (COM) come livello intermedio di coordinamento tra Comuni e Regione;
  • convenzioni con le Università per la ricostruzione partecipata dei centri storici.

Molti di questi strumenti sono stati riutilizzati e raffinati nelle emergenze successive: L’Aquila 2009, Emilia 2012, Centro Italia 2016.

A Genzano di Roma

Anche Genzano custodisce un patrimonio storico-artistico vulnerabile: la Collegiata di Santa Maria della Cima, le chiese del centro storico, edifici di valore monumentale lungo la via Italo Belardi. Una scossa significativa potrebbe danneggiarli. Dopo un evento sismico la verifica dei beni culturali spetta alle Soprintendenze, con le squadre di rilievo del Ministero della Cultura; il Piano di Emergenza comunale individua gli scenari e le aree di attesa del territorio.

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