L’Italia sta rifacendo la sua carta geologica. Il Progetto CARG (Cartografia Geologica) descrive il sottosuolo del Paese in scala 1:50.000. Lo coordina l’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Per Genzano il lavoro è già fatto. Il foglio con il centro abitato e quello confinante a ovest sono pubblicati e si scaricano gratis. Lo stesso vale per i due che completano i Castelli Romani verso Roma e Tivoli.

Perché si rifà una carta delle rocce

Una carta geologica mostra che cosa c’è sotto i nostri piedi. Con colori, linee e simboli indica dove affiorano rocce e depositi diversi, quanto sono antichi e come sono disposti.

La carta storica è in scala 1:100.000: un centimetro sul foglio vale un chilometro sul terreno. È composta da 277 fogli. Secondo l’ISPRA i rilevamenti cominciarono nel 1877 e furono completati nel 1976.

Le rocce nel frattempo non si sono spostate. Sono cambiati gli strumenti, i sondaggi disponibili e la conoscenza dei processi geologici. Per questo dal 1988 l’Italia lavora a una carta nuova, in scala 1:50.000: un centimetro vale 500 metri. Sul terreno i geologi rilevano di norma in scala 1:10.000, e a ogni foglio è associata una banca dati digitale.

Il portale CARG dell’ISPRA divide il territorio nazionale in 634 fogli. Al 1° ottobre 2026 ne risultano avviati 406, e 214 sono già stampati. La copertura è molto diversa da regione a regione.

Dove sta Genzano sulla carta

Abbiamo verificato la posizione sui confini dei fogli pubblicati dall’ISPRA. Il centro di Genzano e il lago di Nemi cadono nel foglio 388 «Velletri». Il confine con il foglio 387 «Albano Laziale» segue all’incirca il meridiano 12°40′ est. Passa circa 2 chilometri a ovest del centro, verso Albano.

  • Foglio 388 «Velletri». Rilevamenti sul terreno tra il 2002 e il 2004, pubblicazione digitale nel 2017. Le note illustrative contano 142 pagine e portano la firma di Renato Funiciello e Guido Giordano dell’Università Roma Tre. Nel portale CARG l’edizione a stampa risulta «in attesa di stampa».
  • Foglio 387 «Albano Laziale». Rilevamenti tra il 1998 e il 2001, pubblicato nel 2009 (nel portale CARG risulta «stampato»). Le note illustrative contano 149 pagine. Il coordinamento scientifico è di Donatella De Rita (Roma Tre) e Francesco Latino Chiocci (Sapienza).

Entrambi sono distribuiti con licenza CC BY 4.0: si possono consultare, stampare e riusare citando la fonte. I link per scaricarli, insieme a quelli degli altri fogli dei Castelli, sono nella sezione «Le carte di tutti i Castelli Romani: dove scaricarle».

Che cosa dicono le note del nostro territorio

Le note illustrative sono il libretto che accompagna la carta. Per chi vive a Genzano contengono alcune pagine molto concrete.

Il cratere di Nemi è descritto come un maar, un cratere nato da esplosioni tra magma e acqua di falda. Ha la forma di un 8, allungato da nord-nord-ovest a sud-sud-est. È largo al massimo 3 chilometri e nel punto più stretto 1,7.

La roccia più nota della zona è il peperino di Nemi. È un deposito di cenere e frammenti di roccia lanciati dall’esplosione del maar, poi indurito. È stato cavato per costruzioni e decorazioni nella varietà nota come «Lapis Albanus». Le note citano gli affioramenti lungo le strade che scendono al lago da Nemi e da Genzano. Sono ricchi di frammenti di roccia, per lo più lavici, fino a un metro di diametro. Tra le colate di lava del vulcano ce n’è una che porta proprio il nome «Genzano».

Perché interessa la protezione civile

Una carta geologica non è una mappa del pericolo, ma è la base da cui partono gli studi sul rischio. Le note del foglio 388 lo mostrano in tre punti.

I versanti dei crateri. Le note studiano in dettaglio le pareti interne del cratere del lago Albano. Descrivono crolli di blocchi di roccia, per lo più da frazioni di metro cubo a qualche centinaio. Descrivono anche scivolamenti del terreno che ricopre la roccia, da pochi metri cubi fino a migliaia. Con il terreno saturo d’acqua, il materiale può incanalarsi nei solchi e diventare una colata di detrito. Le note ne ricostruiscono una a Macchia di Forre, nel 1997. Partita da circa 200 metri cubi, è arrivata a circa 1.000. Anche intorno al lago di Nemi i versanti sono ripidi. Ne parliamo nell’articolo Frane e movimenti del terreno: cosa succede sotto i Castelli Romani.

I gas dal sottosuolo. I Colli Albani sono un vulcano quiescente, cioè in pausa ma non spento: degassamento e sismicità sono ancora attivi. In alcune zone, soprattutto nel settore nord-occidentale, come a Cava dei Selci, dal suolo esce anidride carbonica. È un gas più denso dell’aria e si accumula nei locali seminterrati. Le note indicano un possibile fattore di pericolosità anche nell’abbassamento della falda. A causa dei prelievi eccessivi la falda è scesa in media di oltre 20 metri nei trent’anni precedenti lo studio. Il gas si scioglie meno in acqua quando la pressione cala. Con meno acqua nel sottosuolo, quindi, potrebbe liberarsi più gas. È un’ipotesi, non un nesso dimostrato. Che cosa fare lo spieghiamo nella pagina Rischio vulcanico (Colli Albani): cosa fare.

La sismicità. Le note descrivono sciami ricorrenti di terremoti poco profondi, tra 3 e 6 chilometri. La magnitudo va da bassa a intermedia. Sono legati al sistema geotermico profondo del vulcano.

Resta un limite da tenere presente. La carta non dice se una singola casa o un terreno è in pericolo. Per saperlo servono gli studi di un tecnico abilitato. Per verificare un indirizzo c’è la piattaforma IdroGEO dell’ISPRA, con le aree a pericolosità di frana e alluvione. Le mappe nascono dai Piani di assetto idrogeologico (PAI). Per gli atti ufficiali fa fede il PAI dell’Autorità di bacino competente. IdroGEO non riguarda le emissioni di gas: per quelle vale la pagina sul rischio vulcanico.

Le carte di tutti i Castelli Romani: dove scaricarle

I Castelli Romani stanno a cavallo di quattro fogli. I confini dei fogli seguono i meridiani e i paralleli, non i confini dei comuni. Il meridiano 12°40′ est separa i fogli di ponente da quelli di levante. Il parallelo 41°48′ nord separa la riga di Roma e Tivoli da quella di Albano e Velletri. Un territorio comunale che sta sul confine compare su due fogli.

Per ogni foglio trovi due link. Il primo porta al file sull’archivio aperto dell’ISPRA, che fa fede. Il secondo è una copia identica conservata sul nostro sito, da usare se l’archivio ISPRA non risponde. Sono file PDF pesanti, da scaricare con una buona connessione. Autore di tutti i fogli è il Servizio Geologico d’Italia (ISPRA), licenza CC BY 4.0.

Foglio 374 «Roma» — il margine nord-ovest dei Castelli, verso Roma. Le note descrivono i prodotti del vulcano «nella parte a sud-est del foglio», nella zona di Ciampino, e citano Marino e Frascati. Rilevamenti sul terreno tra il 1998 e il 2001, note illustrative pubblicate nel 2008 (160 pagine); il file della carta è stato aggiornato nel 2023.

Foglio 375 «Tivoli» — la parte nord dei Castelli. Le note citano «i centri storici di diversi comuni dei Castelli Romani (Frascati, Montecompatri, Monteporzio Catone, Colonna)», costruiti sui coni di scorie del vulcano e attraversati da cunicoli scavati nel tufo. Rocca Priora sta al bordo sud. Carta e note (192 pagine) pubblicate nel 2020.

Foglio 387 «Albano Laziale» — la parte ovest: Marino, Castel Gandolfo con il lago Albano, Albano Laziale, Ciampino e parte di Ariccia e di Grottaferrata. Rilevamenti tra il 1998 e il 2001, pubblicato nel 2009; note di 149 pagine.

Foglio 388 «Velletri» — la parte est e sud, con Genzano: Nemi e il suo lago, Rocca di Papa, Ariccia, Lanuvio, Velletri, Lariano; al bordo nord Rocca Priora e Grottaferrata. Rilevamenti tra il 2002 e il 2004, pubblicazione digitale nel 2017; note di 142 pagine.

I fogli si aprono anche dal portale CARG-Gate dell’ISPRA, cliccando sul riquadro del foglio nella mappa d’Italia. Il collegamento al portale è anche nella nostra pagina Cartografia del territorio, tra le mappe esterne ufficiali.

Per approfondire

Sul nostro sito

Fonti istituzionali

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