Il Parlamento ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto che allunga i tempi della ricostruzione dopo il sisma che nel 2016 ha colpito il Centro Italia. La legge 5 ottobre 2026, n. 174 proroga fino al 31 dicembre 2029 la gestione straordinaria degli interventi nei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Riguarda anche il Lazio perché due dei comuni più colpiti dal terremoto, Amatrice e Accumoli, in provincia di Rieti, fanno parte della nostra regione.

Cosa prevede la proroga

La legge converte il decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 232 del 6 ottobre 2026 ed entrato in vigore il 7 ottobre 2026. L’articolo 18 prolunga il termine della gestione straordinaria prevista dal decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229. Quel decreto regola la ricostruzione dopo i terremoti avvenuti a partire dal 24 agosto 2016. La copertura finanziaria è di 59 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029. Arriva dalle risorse già stanziate con il decreto del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare del 9 marzo 2026.

Il testo tocca anche lo stato di emergenza, dichiarato nel 2016 e più volte rinnovato, l’ultima volta fino al 31 dicembre 2026. In vista di questa scadenza, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto il Capo del Dipartimento della Protezione Civile dovrà redigere una relazione. Il documento ricostruirà le attività ancora aperte della fase di emergenza e le relative risorse. Su quella base, uno o più decreti del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare regoleranno il passaggio. Le attività e le relative risorse passeranno al Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione. Le funzioni non trasferite al Commissario continueranno con le ordinarie ordinanze di protezione civile, previste dall’articolo 26 del Codice della protezione civile.

Amatrice e Accumoli, comuni del «primo cratere»

L’articolo 19 della legge definisce per la prima volta in modo esplicito il «primo cratere» degli eventi sismici del 2016: sono i comuni dove i danni sono stati più gravi e dove si sono registrate vittime. Nel Lazio sono Amatrice e Accumoli; nelle Marche, Arquata del Tronto. Per questi comuni la legge consente di assumere a tempo indeterminato il personale tecnico e amministrativo già impiegato a tempo determinato per la ricostruzione, nei limiti delle risorse disponibili. È un modo per non perdere le competenze accumulate in questi anni di cantieri.

Le strutture di emergenza diventano dei Comuni

L’articolo 21 riguarda le strutture d’emergenza realizzate subito dopo il sisma del 2016 per ospitare le funzioni pubbliche e i servizi alla popolazione (le ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n. 394 e n. 408 del 2016). Passano in proprietà gratuita ai Comuni sul cui territorio si trovano. I Comuni dovranno continuare a usarle per le stesse funzioni assistenziali finché servono; potranno poi destinarle ad altri usi o rimuoverle. Da quel momento le spese di gestione, manutenzione ed eventuale rimozione sono a carico dei bilanci comunali, con la possibilità per il Dipartimento di assegnare un contributo. L’articolo 22, infine, permette di rimodulare tra i diversi commissari e uffici speciali della ricostruzione i contributi già stanziati per completare i lavori, sulla base del monitoraggio annuale della spesa.

Perché ne parliamo

Il nostro Gruppo opera a Genzano di Roma, nei Castelli Romani, fuori dai territori del cratere 2016. Ma Amatrice e Accumoli sono comuni della nostra stessa regione. La macchina della ricostruzione — commissari, Dipartimento della Protezione Civile, fondi, stato di emergenza — è lo stesso sistema nazionale di cui fa parte anche il volontariato di protezione civile locale. Dieci anni dopo il sisma, questa legge dice che la ricostruzione non è ancora conclusa.

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