Tre anni dopo l’alluvione del Fereggiano, Genova si ritrovò con l’acqua nelle stesse strade. Tra la sera del 9 ottobre e la mattina del 10 ottobre 2014 su una parte della città caddero circa 395 millimetri di pioggia in 24 ore. È quasi la metà di quanto piove in un anno. Il Bisagno, il torrente coperto che passa sotto il centro, esondò di nuovo.
Una città costruita sopra i torrenti
Genova è stretta tra i monti e il mare. I torrenti scendono ripidi e, nel tratto finale, corrono sotto le strade: il Bisagno è coperto per oltre un chilometro prima della foce. Quando la portata supera la capacità del canale coperto, l’acqua risale dai tombini e dalle bocche del canale e invade i quartieri.
Nella notte del 9 ottobre esondarono il Bisagno, lo Sturla, il Fereggiano e altri rii minori. Fuori città uscirono dagli argini lo Scrivia, lo Stura e l’Entella. Una persona morì nel tratto tra via Canevari e la stazione Brignole. I danni furono stimati in centinaia di milioni di euro, con negozi, auto e piani terra devastati nella val Bisagno e nel centro.
Il terzo avviso
Non era la prima volta. Il 7 ottobre 1970 il Bisagno aveva già invaso la città, con decine di vittime. Il 4 novembre 2011 l’esondazione del Fereggiano aveva ucciso sei persone. Dopo il 2011 era stato deciso di costruire un canale scolmatore, una galleria che porta a mare parte della piena senza passare dal centro. Nel 2014 il cantiere non era ancora partito. Quella sera non fu dichiarata nessuna allerta, solo un generico stato di attenzione: la polemica sulla mancata allerta, arrivata soltanto la mattina dopo, accompagnò i giorni successivi.
I lavori dello scolmatore del Fereggiano sono partiti nell’aprile 2015; quelli del più ampio scolmatore del Bisagno sono arrivati solo negli anni successivi. Sono opere lunghe e costose: il tempo tra un’alluvione e la successiva è più breve di quello di un cantiere.
Cosa insegna
L’alluvione di Genova ricorda che il pericolo non è solo il fiume in campagna. È anche il torrente coperto in città, che la maggior parte delle persone non vede mai. A Genzano di Roma non ci sono torrenti coperti di quelle dimensioni, ma esistono fossi tombati e strade che diventano canali quando i tombini non reggono. Il 10 settembre lo abbiamo visto sulla via Appia.
Le regole del Dipartimento della Protezione Civile per l’alluvione:
- Non scendere in cantine, seminterrati o garage per salvare i beni: rischi la vita.
- Non uscire per spostare l’auto e non metterti in viaggio con l’acqua sulle strade.
- Sali ai piani superiori se ti trovi al piano terra o in un seminterrato; evita l’ascensore.
- Evita sottopassi, argini e ponti: sono i punti più pericolosi.
- Chiudi il gas e stacca la corrente, senza toccare impianti con mani o piedi bagnati.
Per approfondire
Sul nostro sito:
- Rischio idrogeologico: cosa fare prima, durante e dopo
- Rischio idraulico urbano a Genzano di Roma: conoscere i punti critici
- Genova, 7 ottobre 1970: l’alluvione storica più grave del Novecento ligure
- Genova, 4 novembre 2011: l’alluvione del Fereggiano e la lezione dei rii tombati
Fonti istituzionali:




