Oggi, lunedì 12 ottobre, a Stoccolma si annuncia l’ultimo dei premi Nobel di quest’anno: quello per l’economia. Il nome ufficiale è «premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel». La banca centrale svedese lo ha istituito nel 1968 e lo assegna dal 1969, insieme agli altri.

Alcuni economisti premiati hanno studiato una domanda che ci riguarda da vicino: perché, davanti a un rischio, ci comportiamo in modo diverso da come dovremmo?

Kahneman: le scorciatoie della mente

Lo psicologo Daniel Kahneman ha ricevuto il premio nel 2002 per aver portato in economia gli studi su come decidiamo quando non siamo sicuri. Gran parte di quel lavoro l’aveva fatto con Amos Tversky, morto nel 1996. Il Nobel non si assegna dopo la morte.

Insieme hanno mostrato che usiamo scorciatoie mentali. Ci fanno decidere in fretta, ma a volte ci ingannano. Una delle più note riguarda la memoria: giudichiamo un evento probabile se ne ricordiamo facilmente un esempio.

Succede spesso così: dopo un’alluvione o un terremoto tutti stanno attenti. Con il passare degli anni il ricordo si sbiadisce e il rischio può sembrare più piccolo, anche se non è cambiato. È una delle ragioni per cui la prevenzione va ripetuta, con calma, anche quando non succede nulla.

Thaler: rendere facile la scelta giusta

Nel 2017 il premio è andato a Richard Thaler, per i suoi contributi all’economia comportamentale. Ha mostrato che piccoli aiuti ben pensati, che non obbligano nessuno, cambiano le scelte delle persone. Li ha chiamati nudge, «spinte gentili».

Nella prevenzione funziona così. Una raccomandazione generica si dimentica facilmente. Un modulo già pronto da compilare è più semplice da usare. È la logica del nostro piano familiare di emergenza: pochi campi, da riempire una volta e tenere a portata di mano. Lo stesso vale per una lista del kit di emergenza da spuntare.

Ostrom: le comunità che si organizzano

Elinor Ostrom è stata la prima donna a ricevere questo premio, nel 2009, per i suoi studi sulla gestione dei beni comuni. Ha mostrato che pascoli, boschi, acque e zone di pesca possono essere gestiti bene dalle comunità locali, quando queste si danno regole condivise e le fanno rispettare.

Per analogia, la sicurezza di un territorio è un bene condiviso: Ostrom non ha studiato la protezione civile, ma l’idea è vicina. Una comunità che si prepara insieme, con i volontari, le scuole e le famiglie, è in genere più pronta quando qualcosa va storto. È lo spirito del volontariato di protezione civile: se vuoi farne parte, scopri come diventare volontario.

Quattro abitudini che aiutano

  • Prepara il piano familiare e il kit quando è tutto tranquillo, non durante l’allerta.
  • Ricontrolla il kit due volte l’anno, ad esempio ai cambi dell’ora legale e solare.
  • Segui le fonti ufficiali: le allerte meteo della Regione Lazio e i canali del Comune.
  • Partecipa alle esercitazioni e agli incontri di prevenzione.

Con questo articolo si chiude la nostra serie sui premi Nobel. Il racconto completo è nel dossier interattivo I Nobel che ci proteggono.

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