Il 13 ottobre di ogni anno le Nazioni Unite celebrano la Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio di Disastri (International Day for Disaster Risk Reduction). È una ricorrenza istituita nel 1989 dall’Assemblea Generale ONU, oggi inserita nel quadro del Sendai Framework 2015-2030. Si tratta del principale documento internazionale di indirizzo per la prevenzione dei disastri naturali e antropici.
In questo articolo guardiamo cosa significa prevenire i disastri a livello globale e come si collega al lavoro che facciamo a Genzano di Roma.
I Sette Obiettivi del Sendai Framework
Il Sendai Framework è stato adottato il 18 marzo 2015 dalla Terza Conferenza Mondiale ONU sulla Riduzione del Rischio di Disastri. Fissa sette obiettivi globali misurabili da raggiungere entro il 2030:

- Ridurre la mortalità globale per disastri (l’obiettivo è abbassare la mortalità media ogni 100.000 abitanti nel decennio 2020-2030 rispetto al periodo 2005-2015, senza una percentuale fissata)
- Ridurre il numero di persone colpite
- Ridurre i danni economici diretti in rapporto al PIL globale
- Ridurre i danni alle infrastrutture critiche (ospedali, scuole, reti di trasporto, energia, acqua)
- Aumentare il numero di Paesi con strategie nazionali e locali di riduzione del rischio
- Rafforzare la cooperazione internazionale per i Paesi in via di sviluppo
- Aumentare la disponibilità di sistemi di allerta precoce multi-rischio e l’accesso del pubblico
L’Italia, come gli altri Paesi firmatari, contribuisce con i propri dati al monitoraggio internazionale dell’attuazione del Framework curato dall’UNDRR (Sendai Framework Monitor). A livello nazionale, la previsione e la prevenzione del rischio sono fra le attività fondamentali del Servizio Nazionale della Protezione Civile. Le disciplina il Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018).
Le quattro priorità del Sendai
Il Framework articola la strategia in quattro priorità d’azione:
- Comprendere il rischio: investire nella conoscenza scientifica, nei dati storici, nei sistemi di monitoraggio
- Rafforzare la governance: avere autorità di Protezione Civile chiare, coordinate, dotate di risorse
- Investire nella resilienza: ridurre la vulnerabilità delle infrastrutture, delle abitazioni, dei servizi essenziali
- Migliorare la preparazione e il build back better: prepararsi alla risposta e ricostruire dopo le emergenze in modo più sicuro di come si era prima
Il rischio come prodotto, non come fenomeno
Un concetto chiave della riduzione del rischio di disastri, ripreso anche dal Sendai Framework, è la scomposizione:
Rischio = Pericolosità × Esposizione × Vulnerabilità
- Pericolosità: probabilità che un fenomeno si verifichi (terremoto, alluvione, ondata di calore).
- Esposizione: cosa è presente nell’area pericolosa (case, persone, infrastrutture).
- Vulnerabilità: quanto è fragile ciò che è esposto.
Sulla pericolosità l’uomo può fare poco: i terremoti accadono. Sull’esposizione e sulla vulnerabilità invece può fare molto: pianificare l’urbanistica, costruire con criteri sismici, manutenere le infrastrutture, formare la popolazione.
È esattamente su questi due fattori che lavora il Servizio Nazionale di Protezione Civile italiano.
Cosa fa l’Italia
L’Italia ha tradotto il Sendai Framework in:
- Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018): unico testo normativo che organizza il Servizio Nazionale.
- Piano Nazionale di Protezione Civile e Piani Regionali / Comunali (come il nostro Piano di Emergenza).
- Casa Italia e PNRR: programmi di investimento sulla resilienza degli edifici pubblici e sulla ricostruzione post-evento (Sismabonus, Superbonus per la riqualificazione energetica e sismica).
- Sistema di allertamento multirischio: dal Centro Funzionale Centrale al Centro Funzionale Regionale del Lazio, fino a IT-alert per i messaggi di emergenza diretti alla popolazione.
Sendai e l’Agenda 2030 misurano le stesse cose
Nel 2015 le Nazioni Unite hanno approvato anche l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Alcuni suoi traguardi parlano proprio di disastri. L’11.5 chiede di ridurre morti, persone colpite e danni economici. L’11.b chiede alle città piani di riduzione del rischio in linea con Sendai. Il 13.1 chiede più capacità di adattamento al clima.
Per misurarli si usano gli stessi indicatori di Sendai. Il numero di morti, dispersi e persone colpite ogni 100.000 abitanti, per esempio, vale per i traguardi 1.5, 11.5 e 13.1 dell’Agenda e per gli obiettivi A e B di Sendai. La mappa completa, con i dati dell’ISPRA sul rischio frane a Genzano, è nella pagina Protezione civile e Agenda 2030. Per le scuole ci sono tre schede stampabili, una per ogni ordine.
Il ruolo di ogni comune
Ogni Comune italiano, anche il più piccolo, contribuisce al Sendai Framework attraverso strumenti concreti:
- il Piano di Emergenza Comunale;
- i sistemi di monitoraggio del territorio;
- la formazione del personale e dei cittadini;
- il volontariato di protezione civile;
- la pianificazione urbanistica attenta al rischio.
Genzano non fa eccezione. Il lavoro del Gruppo Comunale di Protezione Civile, della struttura comunale di PC e della Polizia Locale è parte della risposta italiana agli obiettivi globali. Gli obiettivi di Sendai non si raggiungono solo nei vertici internazionali: si costruiscono nei territori, un comune alla volta.
Cosa puoi fare tu
La riduzione del rischio è anche responsabilità individuale. Tre azioni concrete ispirate ai principi del Sendai Framework:
Conoscere il rischio del proprio territorio. Visita la sezione Rischi e Prevenzione e leggi le pagine dedicate ai principali rischi che ci riguardano (sismico, idrogeologico, incendio boschivo).
Avere un Piano Familiare. Compila il modulo nella pagina Piano Familiare: i dati restano sul tuo computer, ma il documento finale è uno strumento prezioso da conservare.
Prepararsi all’allerta. Iscriviti al canale Telegram del Gruppo per ricevere gli aggiornamenti, e tieni in casa il kit di emergenza.
Una giornata, un anno di impegno: il 13 ottobre non è un giorno isolato, è il momento per fare il punto su una pratica quotidiana.




