Comunicare un rischio non è “annunciare un pericolo”. È una disciplina scientifica, con regole precise. La risk communication nasce negli anni ‘80 e oggi è parte integrante della Protezione Civile moderna: senza comunicazione corretta, anche il miglior sistema di allerta fallisce.
I principi fondamentali
Accuratezza
Le informazioni devono essere verificate, puntuali, scientificamente fondate. Nessuna ipotesi spacciata per fatto.
Tempestività
Comunicare quando serve, non quando conviene. Meglio informare presto con qualche dubbio che tardi con tutte le certezze.
Chiarezza
Linguaggio semplice, frasi corte, termini comprensibili. Un livello di allerta non va spiegato solo a tecnici: deve essere chiaro a genitori, anziani, commercianti, studenti.
Coerenza
Lo stesso messaggio su tutti i canali (sito, social, radio, TV, comunicato). Voci diverse confondono e generano sfiducia.
Trasparenza
Raccontare anche ciò che non si sa, invece di tacerlo. “Non lo sappiamo ancora, vi aggiorniamo alle 18” è migliore di un silenzio.
Empatia
Riconoscere che chi ascolta è preoccupato. Un tono freddo o burocratico fallisce. Un tono umano ma misurato funziona.
Gli errori classici
Il silenzio
Quando una PA tace in emergenza, qualcun altro parla. E il discorso pubblico si riempie di voci non verificate.
Il tecnicismo
“Innesco di fenomeni pluvio-convettivi su bacini di tipo A con risposta idrologica rapida…” Nessuno capisce. Traduzione: “piogge intense su valli strette, rischio allagamenti in poche ore”.
La minimizzazione
“È tutto sotto controllo” dietro a cui la popolazione vede che non è vero. Credibilità persa.
L’allarmismo
“Emergenza climatica senza precedenti!” su eventi ordinari. Se ogni pioggia è “senza precedenti”, quando arriverà davvero un evento grave, nessuno ci crederà.
Il silenzio selettivo
Comunicare solo le buone notizie. Il sistema di PC che non comunica gli errori perde credibilità e non impara.
Le regole del sistema italiano
Il Dipartimento della Protezione Civile e le Regioni hanno strutturato, negli anni, modelli di risk communication basati su:
- catena unica di comunicazione in emergenza (portavoce individuato);
- sala stampa attiva 24/7 durante grandi eventi;
- bollettini periodici a orario fisso;
- coordinamento con media tradizionali e digitali;
- social media policy per canali istituzionali;
- trasparenza sui dati.
Il livello comunale
Anche nei piccoli Comuni la comunicazione va curata. A Genzano di Roma:
- il Comune comunica attraverso il proprio sito e i canali istituzionali;
- il Gruppo Comunale Volontari di PC segue una Social Media Policy pubblica;
- in emergenza, la comunicazione ufficiale al cittadino spetta al Sindaco e al Centro Operativo Comunale; il volontariato rilancia solo informazioni verificate;
- la fonte unica viene indicata chiaramente ai media e ai cittadini.
Il ruolo dei cittadini
Anche i cittadini sono attori della risk communication:
- verificare prima di condividere;
- citare la fonte;
- non amplificare voci non verificate;
- segnalare notizie false a chi di dovere;
- dialogare con i vicini che non hanno accesso ai canali digitali.
Un esempio positivo
Dopo la tragedia di Casamicciola 2022 (Ischia), la comunicazione della Protezione Civile fu costante, sobria, coerente: comunicati ogni 2-3 ore, portavoce stabile, dati verificati, empatia verso la popolazione colpita.
Per approfondire
- Social Media Policy del Gruppo
- Differenza tra allerta ed emergenza
- 11 settembre e comunicazione di crisi
In emergenza: 112.




