Ogni tanto a Roma torna la voce di un grande terremoto in arrivo, con tanto di data. Nel 2011 molti romani presero ferie per una «profezia». Oggi, venerdì 16 ottobre, se ne parla al villaggio «Percorsi di protezione civile» di Piazza di Siena. Alle 16.10 c’è il talk «Roma e i terremoti», tra dicerie, leggende metropolitane, profezie e scienza. Il programma completo è nel nostro articolo sulla Settimana nazionale della Protezione Civile.

Qui mettiamo in fila quello che dicono le fonti scientifiche. Riguarda anche noi: Genzano sorge sui Colli Albani, una delle due zone da cui arrivano i terremoti avvertiti a Roma.

Perché Roma sente i terremoti

Roma non sta nel cuore della zona più sismica d’Italia. Secondo l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il suo territorio ha una sismicità bassa o moderata, per energia e per frequenza dei terremoti. Viene però colpito a più riprese da scosse che arrivano da diverse aree sismiche. La pericolosità è dunque modesta, ma non nulla.

Roma risente soprattutto di due sorgenti. La prima è l’Appennino centrale, dove avvengono le scosse più forti. La seconda sono i Colli Albani, cioè il nostro vulcano, con terremoti meno forti ma più vicini.

I terremoti che hanno lasciato il segno

Il Database macrosismico italiano dell’INGV (DBMI15) raccoglie gli effetti dei terremoti storici paese per paese. Per Roma registra oltre 160 terremoti risentiti. Alcuni hanno avuto effetti importanti.

Due numeri diversi descrivono un terremoto. La magnitudo misura l’energia liberata alla sorgente ed è la stessa ovunque. L’intensità misura gli effetti su persone ed edifici in un luogo preciso, nella scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), da I a XII: cambia da un paese all’altro.

  • 9 settembre 1349, Appennino laziale-abruzzese (magnitudo 6,3): a Roma intensità VII-VIII. Nello stesso giorno il catalogo registra un’altra scossa, in Lazio-Molise, di magnitudo 6,8.
  • 14 gennaio e 2 febbraio 1703, Valnerina e Aquilano (magnitudo 6,9 e 6,7): a Roma intensità VII per entrambe.
  • 26 agosto 1806, Colli Albani (magnitudo 5,6): a Roma intensità V-VI.
  • 19 luglio 1899, Colli Albani: a Roma intensità VI-VII.
  • 13 gennaio 1915, Marsica, il terremoto di Avezzano (magnitudo 7,1): a Roma intensità VI-VII.
  • 6 aprile 2009 (L’Aquila) e 30 ottobre 2016 (Norcia): avvertiti a Roma con intensità IV-V e V. Per il 2016 il catalogo usa la scala europea EMS-98.

Le magnitudo sono quelle del catalogo parametrico CPTI15 dell’INGV. Secondo l’INGV, i terremoti del 1349, del 1703 e del 1915 provocarono danni anche a Roma. Il Colosseo, ricorda l’INGV, porta i segni di alcuni terremoti di epoca tardo-romana e medievale.

I Colli Albani si fanno sentire ancora oggi. Il 23 giugno 2019 una scossa di magnitudo 3,6 con epicentro vicino a Colonna è stata avvertita anche a Roma.

La «profezia» dell'11 maggio 2011

Dal 2010 circolava in rete una notizia: l'11 maggio 2011 un terremoto devastante avrebbe colpito Roma. La previsione era attribuita a Raffaele Bendandi, studioso autodidatta di Faenza, vissuto fra il 1893 e il 1979, che riteneva di poter prevedere i terremoti.

L’attribuzione era però sbagliata. L’INGV scrive che la previsione fu «erroneamente» attribuita a Bendandi. E riferisce che la Bendandiana, l’associazione che studia il pensiero dello studioso, ha dichiarato che Bendandi non aveva fatto nessuna previsione di un terremoto a Roma per l'11 maggio 2011. Per l’INGV la voce nacque probabilmente in modo infondato, forse da un’interpretazione errata di appunti dello studioso.

Con l’avvicinarsi della data, la voce diventò paura. Secondo il resoconto dell’INGV, molti dipendenti pubblici chiesero ferie per quel giorno e, come raccontarono i giornali, diversi negozi rimasero chiusi. Il 21 aprile il Dipartimento della Protezione Civile pubblicò sul suo sito il dossier «11 maggio: terremoto a Roma?», un approfondimento sulla prevedibilità dei terremoti e sul rischio sismico a Roma.

L’INGV scelse di rispondere aprendo le porte. L'11 maggio, dalle 10 alle 21, la sede di Roma accolse oltre 3.000 visitatori: famiglie, scolaresche, gruppi di protezione civile. Ricercatori e sismologi spiegavano come nasce un terremoto e che cosa si sa del rischio a Roma.

Quel giorno a Roma non accadde nulla. In Italia la rete dell’INGV registrò 54 terremoti. Durante un gioco dell’Open Day, una studentessa di un liceo romano indovinò il numero esatto. I partecipanti avevano a disposizione le statistiche degli ultimi cinque anni. Le statistiche permettono di stimare quante scosse avvengono ogni giorno. Non permettono di dire dove e quando arriverà la prossima forte.

Le altre dicerie

Gli allineamenti dei pianeti tornano spesso in queste storie. Ma oggi nessun metodo, nemmeno questo, permette di sapere in anticipo dove e quando arriverà una scossa.

Un’altra credenza vuole Roma «immune» perché il suo sottosuolo è «vuoto». Secondo l’INGV l’idea deriva probabilmente dalla teoria pneumatica di Aristotele, con cui il filosofo spiegava i terremoti, e per secoli è rimasta viva. Oggi sappiamo che i terremoti nascono a diversi chilometri di profondità. Le cavità non proteggono la città dalle scosse. Quanto il terreno amplifichi lo scuotimento in un punto preciso (la «risposta sismica locale») si studia con la microzonazione sismica.

Gli animali che «sentono» la scossa, il caldo, la luna: altri luoghi comuni sono nella nostra Biblioteca delle idee sbagliate.

Prevedere no, prevenire sì

Oggi nessun metodo scientifico prevede il giorno, il luogo e la magnitudo di un terremoto. Il Dipartimento della Protezione Civile descrive il terremoto come un evento che avviene senza preavviso: non si sa quando, dove e con quale forza arriverà il prossimo. Si sa però quali sono le zone più pericolose e che cosa aspettarsi da una scossa.

Negli anni Sessanta e Settanta molti scienziati speravano di trovare segnali premonitori affidabili, ma finora non ne sono stati trovati. Per fare il punto, nel 2009 il Dipartimento ha istituito una Commissione internazionale sulla previsione dei terremoti, che ha consegnato il rapporto finale il 30 maggio 2011. Si possono fare solo valutazioni di probabilità: quanto è probabile un terremoto di una certa forza, in un’area e in un periodo di tempo.

Si può invece stimare la pericolosità sismica: quali zone rischiano scosse più forti e con quale probabilità. È la base della prevenzione: prepararsi al terremoto, rinforzare gli edifici antichi e costruire quelli nuovi con criteri antisismici.

E Genzano?

Genzano sorge sul vulcano dei Colli Albani, sul bordo esterno del cratere del Lago di Nemi. Il vulcano è quiescente, non spento, e lo sorveglia l’INGV. La Regione Lazio classifica Genzano in zona sismica 2, sottozona 2B: sismicità media.

La nostra storia lo conferma. Il terremoto dei Colli Albani del 26 agosto 1806 colpì Genzano con intensità VIII della scala MCS. Il catalogo storico dell’INGV parla di gravi danni, con morti e feriti. Genzano ha avuto intensità VII anche nel 1892 e nel 1927.

Fra il 1989 e il 1990 i Colli Albani hanno vissuto una lunga crisi sismica. In circa un anno ci furono più di 3.000 scosse, la più forte di magnitudo 3,9. Perché siamo in zona 2B lo spieghiamo nell’articolo sulla sismicità dei Castelli Romani.

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