Abbiamo preparato un breve documentario sulla storia della protezione civile italiana. Racconta in meno di cinque minuti da dove nasce il sistema che oggi interviene nelle emergenze, e perché ha bisogno di persone che scelgano di esserci. Le immagini sono foto vere dei disastri che hanno cambiato l’Italia e riprese dei nostri interventi antincendio dell’estate 2026. Nel finale parla un nostro volontario.

Guarda il documentario

Il documentario ha i sottotitoli impressi nell’immagine. La trascrizione completa è più sotto, in questa pagina. Video: Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma.

Che cosa racconta

  • Prima della protezione civile. Per molto tempo lo Stato interveniva solo dopo il disastro. I terremoti di Messina e Reggio Calabria nel 1908 e della Marsica nel 1915 portano le prime norme antisismiche.
  • Il Vajont, 9 ottobre 1963. È il simbolo di che cosa significa ignorare la prevenzione.
  • Firenze 1966 e il Belìce 1968. I soccorsi lenti spingono verso la prima legge quadro, la legge 996 del 1970.
  • Il Friuli 1976 e Giuseppe Zamberletti. Nasce il metodo del coordinamento vicino ai luoghi colpiti, con Stato, Regione, Comuni e volontari insieme.
  • L’Irpinia 1980. Due anni dopo nasce il Dipartimento della Protezione Civile.
  • La legge 225 del 1992. Nasce il Servizio Nazionale: un sistema, non un ente, che parte dal Comune.
  • Il Codice del 2018. Fissa le quattro attività: previsione, prevenzione, gestione e superamento dell’emergenza.
  • Gli anni recenti. L’Aquila 2009, il Centro Italia 2016, la pandemia, le alluvioni. Dal 2024 c’è anche IT-alert, l’avviso sul telefono.
  • Le persone. Il sistema funziona perché qualcuno, nel proprio paese, ha scelto di esserci. A Genzano di Roma, dal 1981.

La voce di un nostro volontario

Prima del finale c’è un estratto dell’intervista che la Regione Lazio ha girato con un nostro volontario durante un intervento antincendio boschivo a Pomezia, per la campagna «Non c’è Protezione Civile senza di te». La storia completa di quel video è nell’articolo Il nostro volontario nel video della Regione Lazio.

Trascrizione

Voce narrante. La protezione civile, così come la conosciamo oggi, è giovane. Non è sempre esistita. È nata da una serie di tragedie che hanno costretto l’Italia a cambiare il modo di rispondere ai disastri.

Per gran parte della sua storia, lo Stato interveniva solo dopo il disastro, quasi come un gesto di carità. I grandi terremoti di inizio Novecento cambiarono le cose: Messina e Reggio Calabria, nel 1908, con circa ottantamila vittime; la Marsica, nel 1915, oltre trentaduemila. Nacquero le prime norme antisismiche e, nel 1941, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Ma era un sistema fatto solo di emergenza, senza prevenzione.

Poi venne la notte del 9 ottobre 1963. Una frana dal Monte Toc precipitò nel bacino del Vajont: l’ondata scavalcò la diga e cancellò Longarone. Fu un disastro annunciato: gli studi avevano avvertito del pericolo. Da allora, il Vajont è il simbolo di che cosa significa ignorare la prevenzione.

L’alluvione di Firenze del 1966 e il terremoto del Belìce del 1968 mostrarono ancora soccorsi lenti e disorganizzati. Da quella pressione nacque la prima legge quadro, la legge 996 del 1970: per la prima volta si parlava di soccorso e assistenza alle popolazioni in modo organico.

Il punto di svolta ha un nome: Giuseppe Zamberletti, considerato il padre della protezione civile italiana. Dopo il terremoto del Friuli del 1976, inventò un metodo nuovo: centri di coordinamento vicino ai luoghi colpiti, e collaborazione tra Stato, Regione, Comuni e volontari del posto. Funzionò. La ricostruzione del Friuli divenne un esempio.

Nel 1980 il terremoto dell’Irpinia, con quasi tremila vittime, mostrò di nuovo i ritardi dei soccorsi. Il Presidente Pertini li denunciò pubblicamente. Da quell’esperienza, nel 1982, nacque il Dipartimento della Protezione Civile. È in quegli anni che prende forma il volontariato organizzato.

Il salto definitivo è la legge 225 del 1992: nasce il Servizio Nazionale della Protezione Civile. L’intuizione è semplice e potente: la protezione civile non è un singolo ente, ma un sistema. Mette insieme Stato, Regioni, Comuni, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, sanità e volontariato. E parte dal livello più vicino al cittadino: il Comune.

Oggi la cornice è il Codice della protezione civile, del 2018. Definisce le quattro attività su cui si regge tutto il sistema: previsione, prevenzione, gestione dell’emergenza e superamento dell’emergenza.

Da allora, il sistema è stato messo alla prova tante volte: il terremoto dell’Aquila nel 2009, il Centro Italia nel 2016, la pandemia di Covid, le grandi alluvioni degli ultimi anni. Ogni volta, accanto a Vigili del Fuoco e istituzioni, migliaia di volontari arrivati da tutta Italia.

E la protezione civile è diventata più vicina a te. Dal 2024 il sistema IT-alert può inviare un avviso direttamente sul telefono di chi si trova in una zona a rischio. Ma la tecnologia non basta: con il cambiamento del clima gli eventi estremi sono sempre più frequenti, e servono sempre più persone preparate.

Ma dietro ogni legge, ogni sala operativa, ogni mezzo, c’è la stessa cosa: delle persone. Volontari. Il sistema funziona perché qualcuno, nel proprio paese, ha scelto di esserci. A Genzano di Roma, dal 1981.

Essere volontari non è solo guidare un mezzo. Monitoriamo il territorio. Siamo pronti nell’emergenza. Aiutiamo a ripartire. Teniamo viva la memoria, perché il rischio non si dimentichi. E ci formiamo, sempre.

Il nostro volontario, dall’intervista della Regione Lazio. La maggior parte degli incendi che stiamo affrontando purtroppo sono di mano dolosa. Persone che ogni giorno mettono a repentaglio la vita dei volontari e della popolazione. Dobbiamo renderci conto che ci sono persone in pericolo, e soprattutto dobbiamo fare attenzione alla nostra persona, perché se ci facciamo male noi non siamo in grado di aiutare. È un lavoro importante, è un lavoro che va fatto con testa, con cognizione di causa. Un mondo bellissimo, che te ne innamori e non riesci a farne a meno. Mi rivolgo a tutti voi giovani, come me e come tanti altri che siamo qui a far fronte a questo intervento: se vuoi darci una mano, diventa volontario. Non c’è Protezione Civile senza di te.

Cartello finale. Diventa volontario: non c’è Protezione Civile senza di te. C’è un posto anche per te. www.protezionecivilegenzano.it, Gruppo Comunale Volontari, dal 1981.

Vuoi fare la tua parte?

Requisiti, formazione e contatti sono nella pagina Diventa volontario.

Fonti delle immagini e della musica

Le foto storiche vengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate con la licenza indicata accanto a ciascuna; in ogni inquadratura del video compaiono luogo, autore e licenza. Le foto in bianco e nero sono originali d’archivio. Le foto recenti della diga del Vajont e di Poggioreale vecchia mostrano i luoghi come sono oggi.

  • Genova, alluvione 2014: foto di Teatroge, CC0, da Wikimedia Commons
  • Bondeno, terremoto 2012: foto di Mario Fornasari, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
  • San Felice sul Panaro, terremoto 2012: foto di lucaphoto, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Messina, 1908 (tre foto): foto di Leo Wehrli, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons: Via Cardines, Piazza del Duomo, via I Settembre
  • Avezzano, 1915: foto di Bain News Service, pubblico dominio, da Wikimedia Commons
  • Avezzano dall’alto, 1915: foto di John Lansing Callan, pubblico dominio, da Wikimedia Commons
  • Longarone prima e dopo l’onda, 1960 e 1963: foto di autore sconosciuto (1960) e US Army (1963), pubblico dominio, da Wikimedia Commons
  • La diga del Vajont oggi: foto di Im Fokus, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons; di Thilo Parg, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons; di VENET01, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Firenze, alluvione 1966 (due foto): foto di Ricce, pubblico dominio, da Wikimedia Commons: prima, seconda
  • Firenze, 1966, gli «angeli del fango»: foto di Dominique Roger (UNESCO), CC BY-SA 3.0 IGO, da Wikimedia Commons
  • Belìce, soccorsi 1968: foto di Karl Oppolzer, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
  • Poggioreale vecchia, distrutta dal sisma del 1968 (foto del 2021): foto di DMarx22, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Monteaperta, terremoto del Friuli 1976: foto di Jean-Marc Pascolo, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
  • Gemona del Friuli e Ospedaletto di Gemona, 1976: foto di C ale, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons: Gemona, Ospedaletto
  • Conza della Campania, terremoto 1980: foto di Pro Loco Compsa, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Sant’Angelo dei Lombardi, 1980: foto di Michele V., CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Napoli, 26 novembre 1980, arrivano gli aiuti: foto di MSGT Don Sutherland (USAF), pubblico dominio, da Wikimedia Commons
  • Roma, sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile, 2017: foto del Dipartimento della Protezione Civile, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
  • Ischia, terremoto 2017, squadre di soccorso: foto del Dipartimento della Protezione Civile, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
  • Volontari di protezione civile, Latina 2016: foto di Luigi Chiandetti, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Esercitazione nazionale Belice 2018: foto del Dipartimento della Protezione Civile, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
  • Esercitazione di protezione civile a Formigine: foto di Roberto Ferrari, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons
  • L’Aquila, 2009: foto di TheWiz83, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
  • Amatrice, 2016: foto di terremocentroitalia, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
  • Conselice ed Emilia-Romagna, alluvione 2023: foto di Cesare Barillà, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons: Conselice, veduta aerea
  • Messaggio di test IT-alert, 2023: immagine di 0 Noctis 0, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
  • Riprese degli interventi antincendio e foto dei volontari: Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma.
  • Intervista al nostro volontario: Regione Lazio, campagna «Non c’è Protezione Civile senza di te».
  • Musica: «Lightless Dawn» di Kevin MacLeod (incompetech.com), licenza Creative Commons Attribuzione 4.0.

Per approfondire

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Fonti istituzionali