Abbiamo preparato un video di circa sei minuti che racconta come nasce un’allerta meteo. I due video di settembre spiegano che cosa vuol dire ogni colore e che cosa fare. Questo fa un passo indietro: chi scrive l’allerta, con quali misure e quali calcoli, quando comincia e quando finisce.

Il video ha una voce che legge e i sottotitoli sempre visibili, così si capisce anche senza audio. Tutto quello che dice è scritto anche in questa pagina.

Come nasce un’allerta meteo, dalle misure al colore. Il rilievo è ricostruito dai dati altimetrici; la sala operativa, l’idrometro e la frana sono schemi non in scala; le piogge sulle carte sono esempi. Video: Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma.

Una storia cominciata con una tragedia

Il 5 maggio 1998 oltre 140 frane travolgono Sarno e i paesi vicini, in Campania. I morti sono 159, 137 nella sola Sarno. Nella regione c’erano meno di 30 pluviometri collegati in tempo reale, e nessuno nell’area di Sarno. Sono i dati della scheda storica del Dipartimento della Protezione Civile.

Fino ad allora si puntava soprattutto su opere di difesa e soccorsi a evento avvenuto. Il «decreto Sarno», il decreto legge 180 del 1998 poi diventato legge 267, cambia rotta: avvia la rete dei Centri Funzionali, potenzia le stazioni di misura e fa nascere la rete radar nazionale.

Le tappe successive:

  • 2004: una direttiva del Presidente del Consiglio fissa le regole. C’è una fase di previsione e una di monitoraggio, il territorio è diviso in zone di allerta, i livelli di criticità sono tre.
  • 2015: dal 1° gennaio tutti i Centri Funzionali regionali sono operativi.
  • 2016: con le indicazioni operative del Dipartimento arrivano gli stessi colori in tutta Italia.
  • 2018: il Codice della protezione civile scrive che l’allerta è un preannuncio «in termini probabilistici».

Chi scrive l’allerta

Il Dipartimento della Protezione Civile prevede il tempo. Il Centro Funzionale della Regione Lazio valuta che cosa quella pioggia può provocare sul territorio. Con loro lavorano università ed enti di ricerca, i centri di competenza.

Misure, modelli e incertezza

Tutto parte dalle misure. Nel Lazio 238 stazioni inviano ogni 15 minuti la pioggia, altri dati meteo e il livello dei fiumi. Un radar al centro di Roma segue le precipitazioni, i satelliti Meteosat le masse d’aria.

Le misure entrano nei modelli, che risolvono le equazioni dell’atmosfera su una griglia di punti. ICON-2I, che Arpae e l’Agenzia ItaliaMeteo fanno girare sui supercalcolatori del Cineca, ha un punto ogni 2,2 chilometri circa.

L’atmosfera però è caotica, come dimostrò Edward Lorenz negli anni Sessanta: un errore minimo nei dati di partenza cresce fino a cambiare la previsione. Per questo il modello gira più volte, da partenze appena diverse. Se le simulazioni concordano, la previsione è solida; se si separano, è incerta.

Dalla pioggia prevista al colore

Ogni giorno i previsori del Dipartimento stimano, di norma entro mezzogiorno, quanta pioggia cadrà oggi e domani, zona per zona. È una stima esperta, non un calcolo automatico. Se sono attesi fenomeni importanti, il Dipartimento emette un avviso almeno sei ore prima.

Poi tocca alla sala operativa del Centro Funzionale, a Roma. Per ogni zona di allerta ci sono soglie di pioggia: quanti millimetri in un’ora, in 3, in 6, fino a 48 ore. Le soglie vengono dalla statistica delle piogge del passato. Il giallo comincia da una pioggia che in media torna ogni 2 anni, l’arancione ogni 10, il rosso ogni 50. È il tempo di ritorno: una media, non una scadenza.

Nella zona F, quella di Genzano, in 24 ore il giallo comincia indicativamente da 71 millimetri, l’arancione da 116, il rosso da 181. Per prudenza ogni zona usa le soglie più basse fra quelle delle aree che la compongono.

La sala confronta la pioggia prevista con le soglie, zona per zona. Un numero però non basta: contano anche quanto è già bagnato il terreno, le piene simulate dai modelli idrologici e le segnalazioni dal territorio. Il colore lo decidono gli esperti.

I temporali sono il caso più difficile, perché i rovesci brevi su poche decine di chilometri quadrati non si prevedono con precisione. L’allerta per temporali si basa sulla probabilità e si ferma all’arancione. Quando serve il rosso, scatta già per il rischio idrogeologico.

Bollettino e allertamento

Ogni giorno, anche quando non è previsto nulla, il Centro Funzionale pubblica il bollettino di criticità, di norma entro le 14: un colore per ogni zona e per ogni rischio.

Se almeno una zona è gialla, il Centro Funzionale prepara l’allertamento: livelli, zone, inizio e fine della validità. Lo firma il Presidente della Regione o un suo delegato. Pubblicato sul sito della Regione, è la comunicazione ufficiale.

La Sala Operativa Regionale lo invia ai Comuni delle zone interessate con sms, posta certificata ed e-mail. Il Sindaco attiva le fasi del piano comunale: almeno l’attenzione con l’allerta gialla e arancione, almeno il preallarme con la rossa. E informa la popolazione.

Durante e dopo l’allerta

Con l’allerta la sala operativa del Centro Funzionale resta attiva giorno e notte. Interroga i sensori più spesso e usa radar e pluviometri per prevedere le ore successive: è il nowcasting.

Le misure si confrontano direttamente con le soglie. Quando un idrometro di riferimento supera la sua soglia, la previsione diventa evento in atto, e le fasi operative si confermano o cambiano.

L’allerta vale fino all’ora scritta nell’allertamento, e ogni giorno il nuovo bollettino la conferma o la modifica. Il presidio continua finché non si valuta che il rischio è cessato, e anche il ritorno alla normalità si comunica in modo formale.

Una frana però può muoversi anche giorni dopo la fine della pioggia. Per questo la prudenza non finisce con il colore.

Che cosa fare tu

Un colore è la sintesi di misure, modelli, soglie e giudizio degli esperti. Non dice che cosa accadrà, ma quanto è probabile: serve a darti tempo.

  • Controlla l’allerta di oggi nella pagina Allerte meteo, dove trovi anche che cosa fare colore per colore.
  • Segui i canali ufficiali del Comune e della Regione Lazio.
  • In emergenza chiama il 112.

Come è fatto il video

Il rilievo è quello vero dell’Italia, del Lazio e dei Castelli Romani, ricostruito dai dati altimetrici, con le altezze raddoppiate perché si legga meglio. La sala operativa, l’idrometro e la frana sono invece schemi non in scala: servono a mostrare come funziona il sistema, non raccontano un evento realmente avvenuto. Le mappe di pioggia e i valori previsti sulle carte sono esempi, segnalati come tali nel video. Le soglie della zona F sono quelle della delibera della Giunta regionale del Lazio 865 del 2019.

I confini delle zone di allerta vengono dai dati aperti del Dipartimento della Protezione Civile, pubblicati con licenza CC BY 4.0. I dati del terreno vengono dalle Mapzen Terrain Tiles, pubblicate su AWS Open Data. Per l’Europa usano i dati EU-DEM, prodotti con dati e informazioni del programma Copernicus finanziato dall’Unione europea. Usano anche i dati SRTM e GMTED2010 dello U.S. Geological Survey. Le posizioni dei paesi vengono da GeoNames e da OpenStreetMap.

Dove trovi il video

Il video è anche nella pagina Allerte meteo. Nelle Risorse pronte puoi scaricarlo in verticale, pronto da condividere dal telefono.

Per approfondire

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Fonti istituzionali: