Tra il 2010 e il 2014 una sequenza sismica eccezionale interessò il massiccio del Pollino, al confine fra Calabria e Basilicata. Oltre 4.000 scosse strumentali registrate dalla rete INGV, magnitudo massima 5.0 (registrata il 25 ottobre 2012, vicino a Mormanno).
A differenza di altre sequenze italiane, il Pollino non ha causato vittime dirette. Ma è stato un caso scuola per il monitoraggio sismico, la comunicazione del rischio e la gestione di una crisi prolungata.
Una sequenza lunga, di magnitudo media
Il Pollino è una zona sismicamente attiva ma con storia recente di scosse di magnitudo moderata. La sequenza 2010-2014 si manifestò con uno sciame di scosse di magnitudo prevalentemente bassa (M 2-3), con alcuni picchi superiori a M 4 e l’unico evento di rilievo a M 5.0 del 25 ottobre 2012.

Le caratteristiche peculiari:
- Durata anomala: oltre 4 anni di attività sismica continua
- Distribuzione spaziale ampia: epicentri distribuiti su un’area di oltre 30 km
- Bassa profondità: ipocentri molto superficiali (5-10 km), che amplificano gli effetti in superficie a parità di magnitudo
- Risentimento sociale alto: anche scosse di M 3-4 erano avvertite chiaramente dalla popolazione locale
La risposta del sistema
Il Pollino è stato un banco di prova del sistema di monitoraggio italiano:

- INGV ha potenziato la rete sismica locale con stazioni temporanee, monitoraggio in tempo reale, comunicazione settimanale al Dipartimento di Protezione Civile
- Comuni colpiti (Mormanno, Laino Borgo, San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara di Calabria) hanno aggiornato i Piani di Emergenza Comunali
- Volontari di Protezione Civile locali e regionali hanno presidiato le aree colpite per mesi
- Microzonazione sismica speditiva eseguita su tutti i centri abitati per identificare aree con effetti di amplificazione (suoli soffici, fianchi di colle)
Cosa ci insegna oggi
Il Pollino ha lasciato lezioni operative ancora valide:
La sismicità lenta è anche sismicità. Una sequenza di mesi o anni può accumulare stress senza che ci sia “il grande evento”. Eppure la fatica strutturale degli edifici, il logorio psicologico della popolazione, l’usura economica del territorio sono conseguenze reali che il sistema deve gestire.
La comunicazione del rischio è una competenza da costruire. Spiegare a una comunità che sta vivendo uno sciame sismico cosa sta succedendo (perché ci sono tante scosse? è preavviso del “grande terremoto”? come ci si comporta?) richiede comunicatori formati. La risk communication è oggi disciplina specifica nella formazione PC.
Il monitoraggio è prevenzione. Gli investimenti nella rete sismica nazionale, nei centri di calcolo INGV, nel CAT (Centro Allerta Tsunami), nei centri funzionali regionali sono prevenzione strutturale: trasformano la conoscenza scientifica in capacità di gestire le emergenze.
A Genzano di Roma e nei Castelli Romani
Anche il nostro territorio ha sismicità di fondo legata al sistema vulcanico dei Colli Albani: scosse generalmente di bassa magnitudo (M 2-3) ma frequenti, con episodi storici di intensità maggiore. Il sistema di monitoraggio nazionale registra anche le micro-scosse del nostro territorio.
L’esperienza del Pollino è una lezione importante per noi: anche zone considerate “non massimamente esposte” possono attraversare periodi prolungati di sismicità diffusa che richiedono pazienza, informazione corretta, ascolto delle istituzioni. Il Piano di Emergenza Comunale tiene conto di questi scenari.
Sul nostro sito
- Rischio sismico — La sismicità nei Castelli Romani, il sistema vulcanico dei Colli Albani e cosa fare in caso di scossa.
- Rischio vulcanico — Il vulcanismo dei Colli Albani: deformazioni del suolo, emissioni di gas e monitoraggio INGV nel nostro territorio.




