Il 30 ottobre 2016 una scossa di magnitudo 6.5 colpiva il Centro Italia, dopo quelle del 24 agosto e del 26 ottobre dello stesso anno. L’epicentro era tra Norcia, Castelluccio, Arquata del Tronto. Dieci anni dopo, la memoria di quegli eventi è parte della cultura del rischio italiana.

Cronologia essenziale

  • 24 agosto 2016 — magnitudo 6.0, epicentro Accumoli, 299 vittime, paesi rasi al suolo (Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto);
  • 26 ottobre 2016 — due scosse di magnitudo 5.4 e 5.9, danni aggiuntivi, edifici già lesionati crollano;
  • 30 ottobre 2016 — magnitudo 6.5, la più forte dell’intera sequenza, crolla la Basilica di San Benedetto a Norcia, fortunatamente zero vittime dirette;
  • 18 gennaio 2017 — quattro scosse di magnitudo tra 5.1 e 5.5, unite a nevicate record, valanga a Rigopiano (29 vittime).
Accumoli (Rieti), comune colpito dal terremoto del 24 agosto 2016
Accumoli (Rieti): uno dei tre comuni epicentrali — con Amatrice e Arquata del Tronto — del terremoto del 24 agosto 2016 (M 6.0). Foto: Wikimedia Commons. Fonte originale.

Un territorio stravolto

L’area interessata comprendeva:

  • 4 regioni (Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo);
  • oltre 130 comuni;
  • oltre 40.000 sfollati;
  • edilizia storica pesantemente danneggiata;
  • patrimonio artistico e religioso colpito (basiliche, chiese, borghi medievali).

Ciò che ha funzionato

A dieci anni di distanza, alcuni elementi hanno funzionato:

  • sistema di PC nazionale attivato rapidamente;
  • coordinamento istituzionale (DPC, Regioni, Comuni);
  • volontariato massiccio (oltre 10.000 volontari mobilitati);
  • campo di accoglienza gestito con professionalità;
  • sostegno economico e psicologico ai superstiti;
  • assistenza agli animali delle aziende zootecniche;
  • ricostruzione gradualmente avviata.

Ciò che è stato critico

Alcuni aspetti sono ancora oggetto di riflessione:

  • tempi di ricostruzione lunghi (alcuni paesi ancora in fase SAE);
  • burocrazia complessa;
  • migrazione di parte della popolazione verso zone non colpite;
  • perdita di identità locale in alcuni borghi;
  • progettazione antisismica migliorabile;
  • costruzioni abusive o non verificate presenti nel passato.

Cosa ne abbiamo imparato

Sulla prevenzione

  • classificazione sismica va presa sul serio;
  • edilizia antisismica non è un lusso;
  • Sismabonus e misure fiscali funzionano se applicati;
  • manutenzione di edifici storici è continua.

Sulla risposta

  • catena di comando deve essere chiara dal primo minuto;
  • aree di attesa vanno pianificate in tempo di pace;
  • comunicazione con la popolazione deve essere costante;
  • assistenza va calibrata sulle categorie fragili.

Sulla ricostruzione

  • leggi speciali sono necessarie ma non sufficienti;
  • partecipazione dei cittadini alla ricostruzione è essenziale;
  • tradizione architettonica va conservata dove possibile;
  • edilizia nuova deve essere di qualità superiore.

Italia e terremoti

Il terremoto è il rischio più devastante per l’Italia:

  • oltre 2.800 Comuni classificati in zona 1 o 2;
  • circa il 38% del territorio a rischio sismico significativo;
  • oltre 22 milioni di persone residenti in zone a rischio.

Genzano è classificata zona 2B (media sismicità). La casa costruita secondo normativa antisismica resiste; la casa costruita negli anni ‘60-‘70 senza vincoli può essere vulnerabile.

Cosa possiamo fare a Genzano di Roma

A livello familiare e comunale:

  • conoscere la vulnerabilità del proprio edificio;
  • valutare interventi di adeguamento antisismico;
  • accedere al Sismabonus quando possibile;
  • partecipare alle esercitazioni locali;
  • memorizzare i comportamenti corretti.

Memoria come prevenzione

Ricordare Amatrice, Norcia, Arquata non è retorica. È un investimento di cultura del rischio:

  • rispettare le vittime;
  • imparare dagli errori;
  • sostenere la ricostruzione;
  • visitare i luoghi (turismo di rinascita);
  • raccontare alle nuove generazioni.

Per approfondire

In emergenza: 112.