Quando un terremoto colpisce un territorio ricco di patrimonio storico e religioso — e l’Italia lo è in quasi ogni suo Comune — una delle prime operazioni post-evento è il rilievo del danno alle chiese. Non è un dettaglio burocratico: una chiesa lesionata è una scatola di sorprese potenzialmente pericolosa, piena di opere d’arte, di elementi pesanti (campanili, volte, coperture) che possono crollare anche a distanza di giorni dalla scossa.

Per farlo in modo standard, veloce e affidabile, il Dipartimento della Protezione Civile e il Ministero della Cultura hanno messo a punto una scheda di rilievo del danno — nota come Modello A-DC — accompagnata da un manuale operativo.

Il manuale — pubblicato dal DPC nel 2013 e rivisto nel 2016 — è un documento tecnico di 116 pagine. In questa pagina ne offriamo una sintesi divulgativa per chi vuole capire come funziona il lavoro dei tecnici dopo un sisma.

Perché serve una scheda dedicata alle chiese

Le chiese sono edifici diversi dagli edifici ordinari. Hanno:

  • forme e volumi complessi (navata, transetto, cupola, abside, campanile, cappelle laterali)
  • materiali tradizionali (muratura in pietra, laterizio, malta) con comportamenti sismici specifici
  • apparati decorativi (affreschi, mosaici, stucchi, arredi sacri) che moltiplicano il valore del bene e i rischi di perdita
  • meccanismi di collasso ricorrenti, osservati terremoto dopo terremoto, che hanno permesso di prevedere come si romperà una chiesa di una certa tipologia

La prima scheda specifica nasce nel 1987 (GNDT — Modello S3, dopo il terremoto di Parma del 1986). Da allora è stata usata in Emilia-Romagna 1996, Umbria-Marche 1997, Pollino 1998, Molise 2002, Brescia 2004, Abruzzo 2009, Emilia 2012, Amatrice-Norcia 2016, Campotosto 2017. Ogni volta è stata affinata con l’esperienza.

La versione oggi in uso è stata approvata con DPCM 23 febbraio 2006 (G.U. 7 marzo 2006 n. 55) e porta i meccanismi di danno da 18 a 28.

Come è organizzato il sopralluogo

Il rilievo del danno avviene sotto il coordinamento della Direzione di Comando e Controllo (DI.COMA.C.), che attiva uno specifico settore tutela beni culturali. Sul territorio operano:

  • Centri di Coordinamento Soccorsi (CCS) — a livello provinciale
  • Centri Operativi Misti (COM) — a livello intercomunale

I Vigili del Fuoco, il Ministero della Cultura (MiC) e le Soprintendenze coordinano gli elenchi delle chiese da verificare, aggiornati quotidianamente con:

  • sopralluoghi eseguiti
  • esito di agibilità (A, B, C, D, E, F — vedi §5)
  • livello di danno rilevato

La squadra

Ogni squadra è composta da tre persone:

RuoloFunzione
Tecnico strutturistaCompetenza specifica su strutture murarie storiche
Tecnico della SoprintendenzaTutela dei beni culturali e artistici
Vigile del FuocoValutazione sicurezza, agibilità, supporto tecnico-operativo

Se serve, si aggiunge una competenza specifica sui beni mobili (affreschi, arredi, strumenti musicali come organi a canne).

La squadra riceve:

  • elenco dei beni da rilevare
  • schede Modello A-DC
  • cartografia e planimetrie (quando disponibili)
  • elenco delle opere d’arte più importanti da tenere particolarmente presenti
  • numeri di telefono dei referenti locali (parroco, custode, Comune)

Attrezzatura minima

Oltre ai DPI previsti dal D.Lgs. 81/2008:

  • binocolo per esaminare dettagli lontani (campanili, cupole)
  • macchina fotografica digitale con schede di memoria
  • torcia per locali senza luce (cripte, sottotetti)
  • metro / distanziometro per dimensioni di massima
  • doppio decimetro per misurare le lesioni
  • livella o filo a piombo per i fuori piombo
  • blocco per schizzi dei meccanismi osservati

Come si svolge l’ispezione

  1. Esterna, prima: se dall’esterno si vedono pericoli evidenti (crolli parziali, strutture sbandate), si sospende il sopralluogo interno e si segnalano opere provvisionali urgenti.
  2. Interna: se la sicurezza lo permette, si ispeziona tutto l’edificio — dalle cripte ai sottotetti — cercando tutti i possibili meccanismi di danno.
  3. Di insieme: si acquisisce un’idea generale prima di formulare il giudizio finale.
  4. Compilazione completa della scheda ripercorrendone tutte le sezioni.

Attenzione ai sottotetti

Una raccomandazione ricorrente del manuale: i sottotetti delle chiese sono spesso aree poco controllate, con degrado invisibile dall’esterno, depositi impropri di materiali, deiezioni animali, sovraccarichi delle volte. Un rilievo serio non salta il sottotetto.

La scheda: due sezioni, 27 sottosezioni

La scheda Modello A-DC è divisa in due sezioni:

Prima sezione (A1–A13) — dati generali

  • A1 Data del sopralluogo e numero progressivo
  • A2 Riferimento verticale (bene complesso o individuo)
  • A3 Localizzazione amministrativa (Regione, Provincia, Comune, indirizzo, dati catastali)
  • A4 Coordinate UTM (ED50, fuso 32-33) ± GPS
  • A5 Oggetto (denominazione, denominazione storica, datazione, proprietario, utilizzatore)
  • A6 Destinazione d’uso (cattedrale, chiesa, oratorio, ecc.) e uso temporale
  • A7 Caratteristiche del sito (morfologia: pianura, collina, cresta, ecc.)
  • A8 Contesto urbano e posizione (isolata / connessa ad altri edifici)
  • A9 Infrastrutture (accesso pedonale, stradale, altezza, mezzi pesanti)
  • A10 Presenza di rischio (esondazione, frana, valanghe, rischio industriale rilevante)
  • A11 Beni artistici presenti (affreschi, mosaici, stucchi, arazzi, arredi sacri — con numero e superficie)
  • A12 Documentazione fotografica allegata
  • A13 Compilatore scheda

Seconda sezione (A14–A27) — stato, danno, agibilità

  • A14 Riferimento scheda di vulnerabilità (se esistente)
  • A15 Stato di manutenzione generale (buono, discreto, scadente, pessimo) e quadro fessurativo pregresso
  • A16 Danno sismico (28 meccanismi, vedi §4)
  • A17 Indice di danno (0–1, vedi §4.1)
  • A18 Agibilità (esiti A/B/C/D/E/F, vedi §5)
  • A19–A22 Dettagli su opere d’arte, beni mobili, stima dei costi
  • A23–A26 Provvedimenti di pronto intervento suggeriti
  • A27 Squadra di rilievo

I 28 meccanismi di danno

Il cuore tecnico della scheda è l’elenco dei 28 meccanismi di collasso tipici di una chiesa in muratura. Sono raggruppati per parte architettonica:

ParteN° meccanismiEsempi
Facciata4Ribaltamento globale, ribaltamento del timpano, meccanismi nel piano della facciata, danni alla sommità
Aula5Risposta trasversale, meccanismi nelle pareti laterali, volte della navata centrale, volte delle navate laterali
Transetto3Risposta trasversale, volte, meccanismi specifici
Arco trionfale1Danneggiamento dell’arco trionfale
Cupola2Danneggiamento della cupola e del tamburo, della lanterna
Abside3Meccanismi nell’abside e nelle volte absidali
Copertura3Coperture della navata, del transetto, dell’abside
Cappelle e corpi annessi4Cappelle laterali, sagrestia, cappellone, altri corpi
Aggetti e campanile3Campanile (meccanismi globali e della cella campanaria), pinnacoli, statue, guglie

Come si compila

Per ogni meccanismo, il rilevatore segnala:

  1. la possibilità di attivazione (una crocetta nella prima casella, anche quando non c’è danno visibile): la sola presenza di una facciata rende possibile il suo ribaltamento
  2. il livello di danno (5 livelli, scala EMS-98):
    • D0 — danno nullo
    • D1 — danno lieve (prima evidenza di dissesto)
    • D2 — danno moderato (meccanismo in fase iniziale)
    • D3 — danno grave (meccanismo compiutamente attivato, fase intermedia)
    • D4 — danno molto grave (parti al limite del crollo)
    • D5 — crollo prevalente
  3. se il danno è causato dal sisma, pregresso o aggravamento di quadro preesistente

L’indice di danno

Si calcola con la formula:

Id = (1/(5n)) × Σ dk

Dove:

  • n = numero di meccanismi possibili (≤ 28)
  • dk = livello di danno del meccanismo k (intero tra 0 e 5)

L’indice di danno è un numero tra 0 e 1: vale 1 se tutti i meccanismi possibili sono crollati (D5). È utile per:

  • definire opere di messa in sicurezza urgenti
  • programmare i primi interventi
  • pianificare il recupero definitivo

L’agibilità: sei esiti possibili

Il giudizio di agibilità post-sismica è temporaneo e speditivo: non è una perizia completa, ma una valutazione visiva che stabilisce se la chiesa può essere usata proteggendo ragionevolmente la vita umana.

Gli esiti possibili sono sei:

EsitoSignificato
AAgibile
BTemporaneamente inagibile (tutto o parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento
CParzialmente inagibile
DTemporaneamente inagibile, da rivedere con approfondimento
EInagibile
FInagibile per rischio esterno (edifici adiacenti pericolanti)

Perché questo conta anche per il volontariato

Il rilievo del danno alle chiese non è un’attività da volontari non specialisti. Richiede competenze ingegneristiche, storico-artistiche e antincendio. Il volontario del Gruppo Comunale di Genzano di Roma non compila la scheda Modello A-DC.

Ma può trovarsi a supportare l’attività:

  • accompagnando le squadre nei sopralluoghi (conoscenza del territorio)
  • mettendo in sicurezza l’area intorno alla chiesa (recinzioni, delimitazioni, segnaletica)
  • trasportando arredi sacri mobili verso depositi protetti, sotto la direzione della Soprintendenza
  • raccordando la parrocchia con il Centro Operativo Comunale
  • documentando fotograficamente quanto richiesto dalla squadra tecnica

Nel territorio di Genzano di Roma ci sono chiese storiche come la Collegiata di Santa Maria della Cima, l’Eremo di Sant’Antonio e le chiese rurali dei Castelli Romani. Sapere che esiste una procedura standard per il rilievo del danno significa sapere chi farà cosa se (quando) il sisma colpirà.

Il ruolo delle Soprintendenze

Il Ministero della Cultura, attraverso le Soprintendenze archeologiche, belle arti e paesaggio, è componente stabile del sistema di protezione civile per i beni culturali. In Lazio il riferimento è la Soprintendenza speciale di Roma e le soprintendenze territoriali.

Le Soprintendenze:

  • predispongono elenchi di beni tutelati da verificare in emergenza
  • partecipano con proprio personale alle squadre di rilievo
  • autorizzano opere provvisionali, traslochi di beni mobili, interventi urgenti
  • coordinano la messa in sicurezza di opere d’arte

Collaborano con le Unità di Crisi Regionali per i Beni Culturali (UCR), istituite presso ogni Regione.

Fonti ufficiali

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