Sono passati ventiquattro anni. Erano le 11:32 del 31 ottobre 2002, vigilia di Ognissanti, ultimo giorno di scuola della settimana per i bambini di San Giuliano di Puglia, piccolo Comune di mille abitanti della provincia di Campobasso, in Molise. Una scossa di magnitudo momento 5.7, con epicentro fra le province di Campobasso e Foggia, scosse il paese per circa venti secondi.

Veduta notturna di San Giuliano di Puglia: sullo sfondo il borgo antico illuminato, in primo piano decine di piccole luci allineate su steli verticali che compongono il Parco della Memoria dedicato alle vittime del terremoto del 2002
Il Parco della Memoria di San Giuliano di Puglia, dedicato ai 27 bambini e alla maestra Carmela Ciniglio, vittime del crollo della scuola “F. Jovine” il 31 ottobre 2002. Foto: Daniela Picanza — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons. Fonte originale.

In quei venti secondi, la scuola elementare “Francesco Jovine” di San Giuliano collassò sopra una sola classe: la prima elementare. Sotto le macerie morirono 27 bambini — tutti i bambini della classe — e la loro maestra, Carmela Ciniglio. Sei alunni nati nel 1996 e venti compagni di classe nati nel 1996, una generazione intera di un piccolo paese, persi in pochi secondi. La scuola era stata costruita negli anni Cinquanta e poi sopraelevata di un piano negli anni Settanta, con tecniche e materiali che non avrebbero superato alcun controllo sismico moderno.

Prima del 2003 la classificazione sismica italiana non copriva tutto il territorio: molti Comuni non avevano alcun obbligo di costruire con criteri antisismici. Secondo le indagini giudiziarie, la scuola era stata costruita e ampliata senza adeguati criteri sismici. Eppure il terremoto arrivò, e la scuola crollò.

Da quel 31 ottobre è cambiato per sempre il modo in cui l’Italia guarda al rischio sismico delle scuole. Ventiquattro anni dopo, San Giuliano resta uno degli eventi più dolorosi della storia repubblicana e uno dei più importanti per la sua eredità normativa. Da allora nessun Comune italiano è più “non sismico”, e ogni scuola pubblica nuova o ristrutturata deve essere antisismica.

Foto a colori del 31 ottobre 2002 o giorni immediatamente successivi: un gruppo di soccorritori — vigili del fuoco con casco rosso e divisa nera-gialla, operatori della Croce Rossa con divisa rossa-bianca, infermieri del 118 con divisa giallo fluo, alcuni con mascherine antipolvere — è al lavoro fra le macerie della scuola elementare "F. Jovine" di San Giuliano di Puglia. Le pietre e i blocchi di cemento crollati formano un cumulo basso, sopra il quale i soccorritori scavano e si passano materiale.
I soccorritori sulle macerie della scuola “F. Jovine” di San Giuliano di Puglia, 31 ottobre 2002. Vigili del Fuoco, Croce Rossa, 118 lavorarono per giorni nel tentativo di estrarre superstiti. Per la maggior parte dei 27 bambini di prima elementare e per la loro maestra, però, la scossa di pochi secondi non aveva lasciato margine di salvezza.

Cosa è successo davvero

La scossa principale del 31 ottobre 2002, alle 11:32, ebbe epicentro nell’area di Bonefro e San Giuliano di Puglia (magnitudo momento 5.7, secondo le ricostruzioni sismologiche successive). A San Giuliano distrusse parzialmente o totalmente molti edifici. Il caso più drammatico fu, appunto, la scuola “F. Jovine”.

Secondo le perizie giudiziarie successive, l’edificio scolastico era stato costruito senza adeguati criteri sismici (non c’erano norme che lo richiedessero). Aveva subito una sopraelevazione non strutturalmente coerente, presentava muri portanti con tessitura debole e una copertura pesante in laterocemento. Quando le onde sismiche colpirono, il piano superiore si “spalmò” su quello inferiore in pochi istanti.

I primi soccorsi arrivarono in poche ore: Vigili del fuoco, 118, Croce Rossa, Polizia, Carabinieri, volontari di protezione civile, Forze armate. Furono mobilitate squadre USAR (Urban Search and Rescue) da tutta Italia. Alcuni bambini furono salvati vivi dopo ore sotto le macerie, ma per la maggior parte non c’era stato tempo di reazione.

Una scossa di replica importante — magnitudo 5.7 — colpì il giorno successivo, 1 novembre 2002, fortunatamente senza causare ulteriori vittime ma costringendo all’evacuazione totale del paese. San Giuliano fu dichiarato zona rossa per molti mesi: gli abitanti furono ospitati in tendopoli e poi in moduli abitativi prefabbricati.

La lezione: classificazione sismica nazionale e scuole sicure

Le conseguenze normative di San Giuliano furono profonde e relativamente rapide.

1. Classificazione sismica del territorio nazionale. Pochi mesi dopo, l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 introdusse una nuova classificazione sismica dell’intero territorio italiano in quattro zone (1 = alta sismicità, 4 = bassa sismicità). Nessun Comune italiano fu più classificato “non sismico”. L’effetto pratico: ogni nuova costruzione, ovunque in Italia, deve rispettare standard antisismici proporzionati alla zona di appartenenza. Un edificio scolastico nuovo a Genzano di Roma (zona 2B) ha gli stessi obblighi di adeguamento sismico di uno a Reggio Calabria.

2. Adeguamento antisismico delle scuole. La stessa OPCM 3274 e successive integrazioni hanno introdotto l’obbligo di verifica della vulnerabilità sismica per gli edifici “strategici” (caserme, ospedali, sale operative) e “rilevanti” (scuole di ogni ordine e grado). Per le scuole esistenti, i Comuni e le Province sono stati obbligati a eseguire verifiche tecniche entro tempi definiti. Dove la verifica indicava vulnerabilità, l’edificio doveva essere adeguato sismicamente, migliorato (un grado intermedio) o dismesso e sostituito.

3. Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC). Il Decreto del Ministero delle Infrastrutture 14 gennaio 2008, poi aggiornato dal DM 17 gennaio 2018 (NTC 2018), ha introdotto i moderni criteri di progettazione antisismica per le nuove costruzioni e per gli interventi sull’esistente. Sono fra le norme tecniche più avanzate d’Europa, basate sui principi della Performance-Based Design (progettazione per livelli di prestazione attesi).

4. Sismabonus per privati. Negli anni successivi sono stati introdotti incentivi fiscali (il Sismabonus, con aliquote e condizioni che le leggi di bilancio hanno modificato più volte: per l’importo in vigore si consulta l’Agenzia delle Entrate) per spingere i privati a verificare e migliorare sismicamente i propri edifici nelle zone a maggiore pericolosità.

Cosa abbiamo costruito da allora

Oggi in Italia esistono:

  • La mappa sismica nazionale aggiornata (consultabile su zonesismiche.mi.ingv.it e su INGV Terremoti).
  • Le Microzonazioni Sismiche di Livello 1, 2, 3 dei Comuni più esposti, che integrano la classificazione zonale con valutazioni locali (effetti di sito).
  • Il Fascicolo Edilizio del Fabbricato (in alcune regioni), che traccia la storia tecnica di ogni edificio rilevante.
  • Le Norme Tecniche 2018 in vigore per ogni progettazione strutturale.
  • Il piano nazionale di adeguamento sismico delle scuole, ancora in corso e mai completamente concluso, ma con risorse stabili dedicate dal MIUR e dal MIT.

Resta il fatto che migliaia di scuole italiane non sono ancora antisismicamente adeguate, soprattutto nei Comuni piccoli del Centro-Sud. È un debito che il Paese sta lentamente saldando.

Cosa deve sapere il cittadino oggi

Per chi ha figli a scuola, per chi è docente o personale ATA, per chi è genitore di un Consiglio di Istituto:

  1. Sapere se la scuola dei propri figli ha la verifica di vulnerabilità sismica. È un dato pubblico (richiedibile al Comune o alla Provincia).
  2. Sapere se la scuola ha un piano di emergenza scolastico aggiornato e provato con esercitazioni almeno due volte all’anno (è obbligatorio per legge).
  3. Conoscere il punto di raccolta scolastico (le aree di radunata) dove i bambini vengono portati in caso di evacuazione, e dove i genitori devono andarli a prendere (mai entrare nell’edificio in emergenza).
  4. Conoscere il Sindaco e il responsabile della Protezione Civile comunale: sono i primi referenti istituzionali in caso di emergenza.

Per la didattica della sicurezza sismica nelle scuole, la sezione Formazione di questo sito offre agli istituti kit didattici per ogni grado scolastico, schede stampabili e giochi educativi.

Genzano e la sicurezza sismica delle scuole

Genzano di Roma, classificato zona sismica 2B, ha l’obbligo di antisismicità per ogni nuova costruzione. Le scuole pubbliche del territorio sono soggette alle verifiche di vulnerabilità previste dalle norme nazionali. Per gli edifici scolastici di vecchia costruzione, le norme prevedono verifiche di vulnerabilità e, dove serve, interventi di miglioramento o adeguamento sismico a carico degli enti proprietari; l’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione raccoglie i dati sugli edifici.

Per i comportamenti di autoprotezione in caso di scossa, vedi Rischio sismico e l’articolo Friuli 1976: nascita della protezione civile italiana.

In ricordo

I 27 bambini della prima elementare e la loro maestra Carmela Ciniglio sono ricordati ogni anno il 31 ottobre a San Giuliano di Puglia, in cerimonie a cui partecipano i familiari, le autorità nazionali e tante delegazioni di scuole italiane. Il Comune di San Giuliano ha intitolato la nuova scuola — costruita lontano dal sito della tragedia, antisismica per progetto — alle vittime del 31 ottobre 2002.

I genitori dei bambini hanno dato vita all’Associazione Vittime Scuola “F. Jovine” che, da oltre vent’anni, lavora per mantenere viva la memoria e per vigilare sull’effettiva applicazione delle norme di adeguamento sismico delle scuole italiane. Ogni anno, il 31 ottobre, l’Associazione pubblica un rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori di adeguamento. È uno strumento di trasparenza prezioso per il Paese.

Ventiquattro anni dopo, San Giuliano resta una ferita aperta. Ma ogni scuola italiana costruita o ristrutturata oggi secondo le NTC 2018 è anche un piccolo memoriale operativo di quei bambini: la promessa che, alla prossima scossa, i muri non cadano addosso.

Per approfondire (fonti istituzionali)

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