Il 5 novembre è la Giornata mondiale per la consapevolezza sui maremoti (World Tsunami Awareness Day), istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015. Genzano è un comune interno, ma i suoi cittadini frequentano tutto l’anno il litorale laziale — e la consapevolezza sul maremoto è un’informazione che può salvare la vita, come dimostra la storia da cui la giornata prende la data.
Perché proprio il 5 novembre
La data ricorda una storia giapponese del 1854: il 5 novembre è la data del terremoto di Ansei-Nankai nel calendario lunare giapponese di allora (24 dicembre 1854 nel calendario gregoriano). Durante quel terremoto, un abitante di un villaggio costiero incendiò i propri covoni di riso sulla collina. Il fuoco richiamò i compaesani lontano dalla riva, poco prima dell’arrivo dell’onda. La storia di Inamura-no-hi (“il fuoco dei covoni”) è diventata il simbolo di ciò che la giornata vuole insegnare: la conoscenza e l’allerta tempestiva salvano vite.
Anche il Mediterraneo genera maremoti
Il maremoto non è un rischio solo oceanico. Il Mediterraneo è un mare sismicamente attivo e la storia italiana lo dimostra:
- il terremoto di Messina del 1908 fu seguito da onde di maremoto che colpirono le coste di Sicilia e Calabria, aggravando un bilancio già tragico;
- nel 2002 una frana sul versante dello Stromboli generò onde che investirono l’isola in pochi minuti;
- gli studi di pericolosità indicano che le coste italiane, comprese quelle tirreniche, possono essere raggiunte da maremoti generati anche da terremoti lontani, nel Mediterraneo orientale.
Il punto chiave: nel Mediterraneo i tempi di arrivo delle onde sono brevi — da pochi minuti a poche decine di minuti. Per questo la prima difesa non è l’allerta, ma il comportamento immediato.
Il sistema di allerta italiano
Dal 2017 l’Italia ha il SiAM, il Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma. Il sistema unisce tre istituzioni: l’INGV, con il Centro Allerta Tsunami, valuta i terremoti potenzialmente pericolosi; l’ISPRA, con la rete mareografica, conferma l’arrivo delle onde; il Dipartimento della Protezione Civile diffonde l’allerta alla popolazione. I messaggi possono raggiungere i cittadini anche attraverso IT-alert, il sistema di allarme pubblico che suona direttamente sui telefoni presenti nell’area a rischio.
Cosa fare se sei sulla costa
- Senti un forte terremoto? Non aspettare nessuna allerta: allontanati subito dal mare e raggiungi un punto alto o gli edifici più interni.
- Vedi il mare ritirarsi rapidamente o comportarsi in modo anomalo? È un possibile segnale d’arrivo dell’onda: corri verso l’alto, non verso il mare a guardare.
- Ricevi un messaggio IT-alert o un’allerta maremoto? Segui le indicazioni: allontanati da spiagge, porti e foci dei fiumi.
- Dopo la prima onda non tornare sulla riva: le onde di maremoto arrivano a treni successivi, anche a distanza di decine di minuti, e la prima non è sempre la più alta.
Per approfondire
Sul nostro sito:
- I video in Lingua dei Segni Italiana sul rischio maremoto
- Lo tsunami dell’Oceano Indiano del 2004 e la nascita dell’allerta globale
- Tōhoku 2011: tsunami e emergenze multiple
- IT-alert: come funziona l’allarme pubblico sui telefoni
Fonti istituzionali:




