Quando si parla di maremoti si pensa all’oceano Pacifico, ma anche il Mediterraneo è esposto e l’Italia, con le sue coste lunghe e abitate, lo è in modo particolare. Questa è la pagina «materia»: spiega che cos’è un maremoto, perché si genera e come funziona il sistema che avverte la popolazione. Genzano di Roma non è un comune costiero, ma il maremoto fa parte del catalogo nazionale dei rischi e capirlo aiuta chiunque si trovi al mare.
Una guida divulgativa. Questa pagina spiega il rischio da maremoto a scopo informativo, sulla base delle fonti di INGV, ISPRA e DPC. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome di questi enti. In emergenza il riferimento resta sempre il numero unico 112 e i canali ufficiali.
Che cos’è un maremoto
Il maremoto — in giapponese tsunami, letteralmente “onda del porto” — è una serie di onde marine prodotte dallo spostamento improvviso di una grande massa d’acqua. Non ha niente a che vedere con le onde del vento: nasce dal basso, dal movimento del fondale o dell’intera colonna d’acqua.
In mare aperto le onde di maremoto viaggiano velocissime e quasi impercettibili, con altezze anche inferiori al metro ma lunghezze d’onda che possono raggiungere decine di chilometri. Avvicinandosi alla costa la velocità diminuisce e l’altezza cresce rapidamente, fino a decine di metri nei casi più gravi. Tre caratteristiche le rendono insidiose:
- la prima onda può non essere la più grande: il pericolo dura a lungo;
- tra un’onda e l’altra possono passare diversi minuti;
- a volte l’arrivo è preceduto da un improvviso ritiro del mare, che lascia in secco porti e spiagge.
Rispetto a una mareggiata, l’onda di maremoto ha molta più forza e può spingersi nell’entroterra anche per centinaia di metri (chilometri se la costa è bassa), trascinando con sé tutto ciò che incontra.
Fonte: DPC, La protezione civile in Italia. Testo istituzionale di riferimento per i docenti scolastici (2020); INGV.
Come si genera
La causa principale dei maremoti sono i forti terremoti con epicentro in mare o vicino alla costa: la rapida dislocazione del fondale lungo la faglia mette in movimento l’intera colonna d’acqua sovrastante. Ma un maremoto può nascere anche da:
- frane sottomarine o costiere, che spostano grandi volumi d’acqua;
- attività vulcanica in mare o vicino alla costa;
- molto più raramente, meteoriti che cadono in mare.
In tutti i casi l’innesco è lo spostamento di una grande massa d’acqua. Questo spiega perché il Mediterraneo è esposto: è un mare con elevata sismicità anche nei fondali, versanti sottomarini ripidi e numerosi vulcani attivi, sia emersi sia sommersi.
Anche l’Italia è esposta
Negli ultimi mille anni, lungo le coste italiane, sono state documentate varie decine di maremoti, solo alcuni dei quali distruttivi. Gli eventi più rilevanti dell’epoca recente risalgono al 1627, 1693, 1783, 1887 e 1908. Le zone più colpite sono state quelle dell’Italia meridionale: Sicilia orientale, Calabria, Puglia e arcipelago delle Eolie. Maremoti di modesta entità si sono registrati però anche lungo le coste liguri, tirreniche e adriatiche.
Il caso più drammatico è il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908: la scossa e il maremoto che ne seguì causarono circa 80.000 vittime, il più grave disastro naturale della storia italiana. Fu proprio dopo quell’evento che l’Italia introdusse la prima classificazione sismica del territorio.
Un maremoto più recente ha colpito le isole Eolie nel 2002, generato da una frana lungo il fianco dello Stromboli durante una forte eruzione: l’onda raggiunse i 10 metri di altezza. Non provocò vittime solo perché avvenne d’inverno, in una giornata di pioggia, con le spiagge deserte. È utile ricordare che le coste italiane possono essere raggiunte anche da maremoti generati lontano, ad esempio da un forte terremoto lungo la costa algerina o nel Mediterraneo orientale.
A scala globale, l’evento di Tōhoku in Giappone del 2011 ha mostrato come un maremoto possa innescare emergenze multiple, fino all’incidente della centrale nucleare di Fukushima: ne parliamo nella scheda Tōhoku-Fukushima 2011.
Fonte: DPC, volume per i docenti (2020); INGV, catalogo storico dei maremoti italiani.
Si possono prevedere? Il sistema di allertamento SiAM
Come per i terremoti, non è possibile prevedere quando e dove avverrà un maremoto, perché non si possono prevedere gli eventi che lo causano. È però possibile lanciare un’allerta precoce quando l’evento scatenante — in particolare un terremoto in mare — viene individuato in tempo. Dal momento dell’innesco al momento in cui l’onda raggiunge la costa possono passare da pochi minuti a diverse ore, in base alla distanza: più tempo c’è, più l’allerta è efficace.
Su questo principio si basa il SiAM, il Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti generati da terremoti nel Mar Mediterraneo. Vi collaborano tre soggetti:
- il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, che valuta i terremoti e stima se possono generare un maremoto e quali coste rischiano di essere colpite;
- l’ISPRA, che contribuisce con il monitoraggio del livello del mare;
- il Dipartimento della Protezione Civile, che diffonde i messaggi di allerta al sistema di protezione civile e alla popolazione.
Accanto all’allerta tecnologica resta fondamentale l’allerta naturale: se ti trovi sulla costa e avverti un terremoto forte o lungo, oppure vedi il mare ritirarsi improvvisamente, non aspettare un messaggio ufficiale. Allontanati subito dalla spiaggia e raggiungi un punto elevato o l’interno. È la regola d’oro insegnata dalla campagna nazionale Io non rischio — maremoto.
Fonte: INGV — Centro Allerta Tsunami; ISPRA; DPC.
Approfondimenti sul nostro sito
- Maremoto: cosa fare al mare — la pagina operativa con i comportamenti di autoprotezione.
- Tōhoku-Fukushima 2011: quando un maremoto innesca emergenze multiple.
- Il rischio sismico in Italia — i terremoti, prima causa dei maremoti.
- Le quattro fasi della protezione civile — previsione, prevenzione, gestione, superamento.
- Glossario — maremoto, faglia, magnitudo e altri termini.
Per approfondire — fonti istituzionali
- INGV — Centro Allerta Tsunami (CAT) (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).
- DPC — Rischi: maremoto (Dipartimento della Protezione Civile).
- ISPRA — monitoraggio del livello del mare (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
- DPC, La protezione civile in Italia. Testo per i docenti scolastici (2020) — il volume istituzionale da cui è tratta parte di questa scheda.
