L’Italia non ha centrali nucleari in funzione, eppure il rischio nucleare e radiologico esiste anche da noi, in forme spesso poco conosciute. Questa è la pagina «materia»: spiega la differenza tra emergenza nucleare e radiologica, perché ci riguarda e chi se ne occupa.
Una guida divulgativa. Questa pagina spiega il rischio nucleare e radiologico a scopo informativo, sulla base delle fonti di ISIN, DPC e ISS. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome di questi enti. In emergenza il riferimento resta sempre il numero unico 112 e i canali ufficiali.
Nucleare e radiologico: due cose diverse
I due termini si usano spesso insieme, ma indicano scenari distinti:
- l’emergenza nucleare riguarda gli impianti (le centrali) e i loro reattori;
- l’emergenza radiologica riguarda le sorgenti di radiazioni usate fuori dagli impianti — in medicina, nell’industria, nella ricerca — e i loro trasporti, oltre alla possibilità di smarrimento o uso improprio di materiale radioattivo.
In entrambi i casi il pericolo per la salute viene dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, da cui ci si difende con i tre principi della radioprotezione: aumentare la distanza dalla sorgente, ridurre il tempo di esposizione e frapporre una schermatura.
Fonte: ISIN; ISS.
Perché riguarda anche l’Italia
L’Italia ha rinunciato all’energia nucleare con i referendum del 1987, quindi non ha centrali attive sul territorio. Restano però fonti di rischio:
- le centrali oltre confine (in Francia, Svizzera, Slovenia): un incidente all’estero potrebbe avere ricadute in Italia, soprattutto al Nord;
- le sorgenti radioattive usate in ospedali, industrie e centri di ricerca;
- i trasporti di materiale radioattivo;
- i depositi di rifiuti radioattivi da gestire e mettere in sicurezza.
L’incidente di Fukushima del 2011, innescato da terremoto e maremoto, ha ricordato al mondo quanto un’emergenza nucleare possa essere complessa: ne parliamo nella scheda Tōhoku-Fukushima 2011.
Chi se ne occupa
In Italia l’autorità di regolamentazione e controllo è l’ISIN, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, istituito con il decreto legislativo 45 del 2014. L’ISIN vigila sugli impianti, sui trasporti e sulle sorgenti, e fornisce il supporto tecnico nelle emergenze.
La gestione delle emergenze è regolata dal Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, che coinvolge il Dipartimento della Protezione Civile, le Prefetture sul territorio e l’Istituto Superiore di Sanità per gli aspetti di radioprotezione della popolazione.
Fonte: ISIN (D.Lgs. 45/2014); DPC; ISS.
Cosa fare in caso di emergenza
Come per il rischio chimico, la regola d’oro è seguire le indicazioni delle autorità, perché solo loro conoscono la reale entità dell’evento. In generale, in caso di emergenza radiologica può essere disposto il riparo al chiuso (chiudersi in casa, sigillare porte e finestre) e, se le autorità sanitarie lo dispongono, l’assunzione di iodio stabile (iodoprofilassi) per proteggere la tiroide. L’iodoprofilassi non va mai fatta di propria iniziativa: ha senso solo se e quando viene indicata ufficialmente, e per le categorie indicate.
Approfondimenti sul nostro sito
- Rischio nucleare e radiologico: cosa fare — la pagina operativa con i comportamenti di autoprotezione.
- Tōhoku-Fukushima 2011: quando un maremoto innesca emergenze multiple.
- Il rischio chimico-industriale e la direttiva Seveso — l’altro grande rischio antropico.
- Le quattro fasi della protezione civile.
- Glossario e Normativa.
Per approfondire — fonti istituzionali
- ISIN — Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione — autorità di controllo.
- DPC — Rischio nucleare e radiologico (Dipartimento della Protezione Civile).
- Istituto Superiore di Sanità (ISS) — radioprotezione della popolazione.
- DPC, La protezione civile in Italia. Testo per i docenti scolastici (2020).
