La siccità non arriva con un boato come un terremoto né con un fronte d’acqua come un’alluvione: è un rischio lento, che si costruisce in settimane e mesi e si fa sentire quando l’acqua comincia a mancare. Questa è la pagina «materia»: spiega che cos’è il deficit idrico, come si misura, quali danni provoca e perché il cambiamento climatico lo rende più frequente.

Una guida divulgativa. Questa pagina spiega il rischio da deficit idrico a scopo informativo, sulla base delle fonti di ISPRA, CMCC, Autorità di Bacino e DPC. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome di questi enti né della Regione Lazio. In emergenza il riferimento resta sempre il numero unico 112.

Che cos’è il deficit idrico

Si parla di siccità quando, per un periodo prolungato, le precipitazioni sono molto inferiori alla media e l’acqua disponibile non basta a soddisfare i bisogni di una zona. Quando questa scarsità diventa un problema concreto per le persone, l’agricoltura, l’industria e gli ecosistemi, si parla di crisi idrica o deficit idrico.

A differenza degli altri rischi, la siccità è cumulativa: non c’è un singolo “evento” da datare, ma un peggioramento graduale. Per questo è più difficile da percepire e da comunicare — eppure i suoi effetti possono essere pesanti e duraturi.

Fonte: DPC, La protezione civile in Italia. Testo istituzionale di riferimento per i docenti scolastici (2020); ISPRA.

Non solo poca pioggia: le cause

Le cause di una crisi idrica non sono solo naturali. Secondo le analisi istituzionali, in Italia pesano molto i fattori antropici, cioè legati all’attività umana:

  • la scarsità di precipitazioni, causa naturale di fondo;
  • gli elevati prelievi per usi civili, agricoli e industriali;
  • le perdite delle reti di distribuzione, che in Italia disperdono in media circa il 30% dell’acqua immessa;
  • gli sprechi e l’inadeguatezza delle infrastrutture.

A questi si aggiunge il cambiamento climatico, che aggrava il quadro: l’aumento delle temperature fa crescere i consumi (per agricoltura, energia, acqua potabile), mentre le precipitazioni diventano più irregolari. Negli ultimi vent’anni la siccità non ha colpito solo il Mezzogiorno, ma anche il Centro e il Nord: le crisi idriche del 2003, 2006, 2007 e 2017 hanno interessato il bacino del Po e diverse regioni, Lazio compreso. Approfondiamo il tema dell’acqua nella scheda Giornata mondiale dell’acqua: la rete idrica e la sua sicurezza.

Fonte: ISPRA; ISTAT (Censimento delle acque per uso civile); CMCC.

Come si misura la siccità

Proprio perché è un fenomeno lento, la siccità si valuta con il monitoraggio continuo di indicatori, non con un’unica misura. Gli osservatori tecnici tengono d’occhio:

  • le variabili idrometeorologiche — precipitazioni e temperature;
  • i livelli delle falde acquifere sotterranee;
  • le portate dei fiumi e i volumi nei serbatoi e negli invasi;
  • le riserve nevose in montagna, che alimentano i corsi d’acqua con il disgelo.

Combinando questi dati si calcolano indici di siccità (come lo SPI, l’indice di precipitazione standardizzata) e si definiscono i livelli di severità idrica — verde, giallo, arancione, rosso — che orientano le decisioni delle autorità. Il monitoraggio è coordinato dagli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici istituiti presso le Autorità di Bacino Distrettuali: per il Lazio è competente l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale.

Fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale; ISPRA; CMCC.

Gli effetti e la gestione

Una crisi idrica prolungata colpisce su più fronti: l’acqua potabile (con possibili razionamenti), l’agricoltura (raccolti compromessi), l’industria, la produzione di energia e gli ecosistemi, fino a favorire fenomeni di desertificazione del suolo. Gli effetti economici possono essere ingenti.

Quando una crisi idrica supera le capacità ordinarie di gestione, intervengono le cabine di regia regionali e nazionali e, nei casi più gravi, può essere dichiarato lo stato di emergenza idrica, con ordinanze e misure straordinarie. La risposta alla siccità è però soprattutto strutturale e di lungo periodo: ridurre le perdite delle reti, usare l’acqua in modo efficiente, pianificare gli invasi. È un rischio che si combatte più con la programmazione che con l’emergenza.

Cosa può fare ciascuno

Anche i comportamenti quotidiani contano. Ridurre gli sprechi domestici, segnalare le perdite, usare l’acqua con attenzione soprattutto nei mesi caldi: piccoli gesti che, moltiplicati, alleggeriscono la pressione sulla risorsa. È la stessa logica di prevenzione che vale per tutti i rischi — agire prima, e tutti insieme.

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Per approfondire — fonti istituzionali