Per decenni la protezione civile ha ragionato così: c’è una normalità, ogni tanto un evento la interrompe, si gestisce l’emergenza e si torna alla normalità. Il cambiamento climatico rompe questo schema. Quando ondate di calore, temporali violenti e incendi diventano più frequenti e più intensi, l’emergenza smette di essere una parentesi tra due normalità. Questa è la pagina «materia» su quel passaggio: dalla gestione dell’eccezione all’adattamento permanente, la nuova frontiera della prevenzione.

Una guida divulgativa. Questa pagina spiega il rapporto tra clima e protezione civile a scopo informativo, sulla base di fonti istituzionali (MASE, ISPRA, UNDRR, Dipartimento della Protezione Civile). Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome di questi enti. In emergenza il riferimento resta sempre il numero unico 112 e i canali ufficiali.

Cosa sta già cambiando

Non servono i report internazionali: basta guardare i dati di casa nostra. Nel dossier Il clima che cambia i rischi abbiamo elaborato vent’anni di dati climatici per le coordinate di Genzano (rianalisi ERA5 via Open-Meteo). I numeri principali:

  • la massima media di luglio è passata da 26,9 °C (decennio 2005-2014) a 29,3 °C (2016-2025): +2,4 °C in una generazione, con il record di 31,6 °C nel luglio 2022;
  • i giorni oltre i 35 °C, assenti dalla serie fino al 2016, compaiono dal 2017 quasi un anno su due;
  • la pioggia totale annua non è diminuita, ma cade in modo diverso: eventi più rari e più violenti, con stagioni secche più lunghe.

Sono dati aperti: chiunque può scaricarli dal nostro portale open data o esplorarli nel Laboratorio meteo.

Alla scala nazionale, gli eventi simbolo di questa tendenza li abbiamo già raccontati: la tempesta Vaia del 2018, che ha abbattuto milioni di alberi sulle Dolomiti, e l’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023, con l’esondazione di 23 corsi d’acqua in pochi giorni. Eventi diversi, stessa lezione: fenomeni un tempo rari si presentano con energia e frequenza nuove.

La fine dell’eccezione

La protezione civile italiana è organizzata in un ciclo: le quattro attività del Codice — previsione, prevenzione, gestione dell’emergenza, superamento. Il ciclo funziona bene quando gli eventi sono distanziati: c’è il tempo di prevedere, prevenire, soccorrere e ricostruire prima dell’evento successivo.

Il clima che cambia comprime questo tempo. Un’estate può portare insieme un’ondata di calore, la campagna incendi e un temporale distruttivo a settembre; il superamento di un’alluvione può non essere concluso quando arriva la successiva. Quando gli eventi si accavallano, il ciclo non si chiude più tra un evento e l’altro: le quattro attività si sovrappongono in modo permanente. Il ciclo resta valido, ma da solo non basta più.

Questa consapevolezza non è nostra: è il cuore del Quadro di Sendai 2015-2030 delle Nazioni Unite (UNDRR), che sposta l’attenzione dalla gestione dei disastri alla gestione del rischio di disastri — un lavoro ordinario e continuo, non un’attività di emergenza. Lo approfondiamo nel capitolo del Manuale dedicato a Sendai.

Dall’emergenza all’adattamento

Sul clima esistono due strategie complementari, che è importante non confondere:

  • la mitigazione climatica agisce sulle cause: ridurre le emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento futuro;
  • l’adattamento agisce sugli effetti: ridurre gli impatti del cambiamento già in corso su persone, territorio ed economia.

⚠️ Attenzione a un’omonimia che genera confusione: la «mitigazione dei rischi» citata dall’articolo 2 del Codice della protezione civile (D.Lgs. 1/2018) non c’entra con la mitigazione climatica. Nel Codice «mitigare» significa ridurre le conseguenze di un rischio (per esempio con opere di difesa idraulica); nel lessico del clima «mitigare» significa tagliare le emissioni. Stessa parola, due significati.

La protezione civile lavora soprattutto sul versante dell’adattamento: è la prevenzione riletta alla luce del clima che cambia. L’Italia si è data uno strumento nazionale: il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) con il decreto n. 434 del 21 dicembre 2023. Il PNACC descrive gli impatti climatici attesi in Italia e cataloga in un allegato le possibili azioni di adattamento per i sistemi naturali, sociali ed economici, da attuare nei piani nazionali, regionali e comunali. ISPRA gestisce la Piattaforma nazionale sull’adattamento, con il Piano, gli allegati e i dati climatici che lo sostengono.

Anche gli standard internazionali danno un metodo: la ISO 14090 è la cornice per costruire una strategia di adattamento, la ISO 14091 guida la valutazione della vulnerabilità, la ISO 14092 è pensata per i governi locali e la ISO 37123 misura la resilienza delle città con indicatori. Ne parliamo anche nell’articolo ISO 14090: l’adattamento climatico diventa metodo.

Cosa significa per un territorio come il nostro

Per i Castelli Romani l’adattamento non è teoria: è la rilettura dei rischi che già conosciamo.

  • Caldo: lo scudo del microclima collinare si sta assottigliando — i giorni oltre i 35 °C, prima assenti, ora ci sono. Le ondate di calore diventano un appuntamento stagionale, non un’anomalia.
  • Incendi boschivi: estati più calde e secche allungano e inaspriscono la campagna AIB (giugno-settembre). Cosa fare è nella pagina rischio incendio; come nasce un incendio nel catalogo dei rischi.
  • Temporali intensi: più energia nell’atmosfera significa rovesci concentrati, alluvioni-lampo e raffiche lineari. I comportamenti sono nella pagina temporali intensi.
  • Siccità: la stessa pioggia, ma più concentrata, ricarica peggio suolo e falde. È il «rischio lento» che spieghiamo nella scheda rischio da deficit idrico e nella pagina operativa siccità.

Per un Gruppo comunale di volontariato, adattamento permanente significa tre cose concrete: monitorare il clima locale con dati aperti e verificabili, informare i cittadini prima che l’evento arrivi, ed esercitarsi su scenari che non sono più eccezionali. È la prima priorità di Sendai — comprendere il rischio — applicata al nostro campanile.

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Per approfondire — fonti istituzionali