I disastri non conoscono i confini, e nemmeno i soccorsi. Questa è la pagina «materia»: spiega come la protezione civile italiana fa parte di una rete europea e mondiale di mutuo aiuto e di riduzione del rischio.
Una guida divulgativa. Questa pagina spiega la dimensione internazionale a scopo informativo, sulla base delle fonti della Commissione europea (DG ECHO), dell'UNDRR e del DPC. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome di questi enti.
Perché serve cooperare oltre confine
Un grande terremoto, un’alluvione o un incendio possono superare le capacità di risposta di un singolo Paese. E molti rischi sono transnazionali: un maremoto, una nube tossica o un evento climatico estremo riguardano più Stati insieme. Da qui nasce l’idea del mutuo soccorso: mettere in comune mezzi ed esperti, così che chi è in difficoltà possa ricevere aiuto rapidamente.
In Europa la spinta decisiva arrivò dal naufragio della petroliera Erika nel 1999, che riversò idrocarburi sulle coste francesi: l’evento mostrò quanto fosse necessario un sistema europeo di cooperazione nelle emergenze.
Fonte: DPC, La protezione civile in Italia. Testo istituzionale di riferimento per i docenti scolastici (2020); Commissione europea — DG ECHO.
Il Meccanismo unionale di protezione civile (UCPM)
Nato nel 2001 e più volte riformato, il Meccanismo unionale di protezione civile (UCPM) è una rete delle autorità di protezione civile degli Stati membri, facilitata dalla Commissione europea. Le risorse restano nazionali: l’Europa le coordina e contribuisce economicamente. Ogni Paese partecipa attraverso la propria autorità nazionale — per l’Italia, il Dipartimento della Protezione Civile.
Il cuore operativo è l’ERCC (Emergency Response Coordination Centre), il Centro per il coordinamento della risposta alle emergenze, attivo a Bruxelles 365 giorni l’anno presso la DG ECHO. Quando un Paese chiede aiuto, l’ERCC raccoglie le offerte di assistenza degli altri Stati e organizza l’invio di squadre e mezzi, comunicando tramite una piattaforma dedicata (CECIS). Al Meccanismo partecipano i Paesi dell’Unione e anche Norvegia, Islanda, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord e Turchia. Dalla sua istituzione è stato attivato più di 300 volte.
Ne abbiamo parlato in occasione della Giornata dell’Europa nella scheda Il Meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea.
Fonte: Commissione europea — DG ECHO; DPC.
rescEU: la riserva europea
Le emergenze più gravi possono esaurire anche le risorse messe in comune dagli Stati. Per questo la Decisione UE 2019/420 ha istituito rescEU, una vera e propria riserva europea aggiuntiva, finanziata dall’Unione: comprende mezzi come aerei antincendio (Canadair), ospedali da campo, scorte mediche e attrezzature. rescEU entra in gioco quando il bacino di risorse nazionali ed europee è esaurito, per garantire comunque una risposta. È il segno di un’Europa che vuole una capacità autonoma di intervento, senza sostituirsi agli Stati.
Fonte: Commissione europea — DG ECHO; Decisione UE 2019/420.
Il Quadro di Sendai 2015-2030
A scala mondiale, il riferimento è l’UNDRR (Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri) e il suo strumento principale, il Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030, adottato il 18 marzo 2015, che succede al precedente Quadro di Hyogo (2005-2015).
Sendai indica quattro priorità d’azione:
- comprendere il rischio di disastri (in tutte le sue dimensioni: pericolosità, vulnerabilità, esposizione);
- rafforzare la governance del rischio per gestirlo;
- investire nella riduzione del rischio per la resilienza;
- migliorare la preparazione per una risposta efficace e «ricostruire meglio» (build back better) nella ripresa.
A queste si affiancano sette obiettivi globali misurabili al 2030, tra cui ridurre la mortalità da disastri, il numero di persone colpite, le perdite economiche e i danni alle infrastrutture, e aumentare i sistemi di allerta precoce. Approfondiamo il tema nella scheda UNDRR e il Quadro di Sendai.
Fonte: UNDRR, Sendai Framework 2015-2030.
L’Italia nel sistema internazionale
L’Italia è tra i protagonisti del Meccanismo: risorse italiane, sotto il coordinamento del Dipartimento, sono intervenute in numerose emergenze internazionali — dai terremoti di Haiti (2010) e Nepal (2015) al ciclone Idai in Mozambico (2019), fino al contrasto agli incendi boschivi che hanno colpito Grecia, Francia e Croazia. In alcune occasioni l’Italia ha anche ricevuto sostegno, per esempio durante i gravi incendi del 2017. È la prova concreta che la solidarietà tra Paesi funziona nei due sensi.
Approfondimenti sul nostro sito
- Il Meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea.
- UNDRR e il Quadro di Sendai per la riduzione del rischio.
- Superamento dell’emergenza — dove vive il «ricostruire meglio».
- Standard internazionali ISO e Normativa — il quadro tecnico e normativo.
Per approfondire — fonti istituzionali
- Commissione europea — Protezione civile e aiuti umanitari (DG ECHO) — Meccanismo unionale e rescEU.
- UNDRR — Sendai Framework 2015-2030.
- DPC — Attività internazionali (Dipartimento della Protezione Civile).
- DPC, La protezione civile in Italia. Testo per i docenti scolastici (2020).
