Quando l’evento è in corso, la protezione civile passa all’azione. È la fase del soccorso — nel linguaggio del Codice del 2018, la gestione dell’emergenza — che comprende il salvataggio delle persone, l’assistenza alla popolazione e il coordinamento di tutte le forze in campo.

Una guida divulgativa. Questa pagina spiega la fase di gestione dell'emergenza a scopo informativo. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome del Dipartimento della Protezione Civile né della Regione Lazio. Se un'emergenza è in corso, chiama il numero unico 112.

Soccorso o “gestione delle emergenze”?

La legge n. 225 del 1992 chiamava questa fase soccorso. Il Codice del 2018 la chiama gestione delle emergenze. L’articolo 2, comma 6 la definisce come «l’insieme, integrato e coordinato, delle misure e degli interventi diretti ad assicurare il soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite dagli eventi calamitosi e agli animali e la riduzione del relativo impatto […] e la relativa attività di informazione alla popolazione». Il soccorso resta il cuore, ma il termine include anche l’assistenza e l’informazione.

Cosa accade quando l’evento è in corso

In emergenza la priorità è chiara: salvaguardare la vita e l’integrità delle persone. In pratica significa:

  • mettere in salvo chi è in pericolo;
  • dare ausilio alle squadre sanitarie, che operano in raccordo con l’emergenza sanitaria (118);
  • assistere la popolazione colpita: accoglienza, informazione, beni di prima necessità;
  • ripristinare, dove possibile, i servizi essenziali;
  • mantenere le comunicazioni anche quando le reti ordinarie cadono (vedi Telecomunicazioni in emergenza).

La catena del coordinamento

L’emergenza si gestisce per livelli, secondo il principio di sussidiarietà: si parte dal Comune e si sale solo se l’evento supera le capacità locali.

SiglaCosa èLivello
COCCentro Operativo ComunaleComune
COMCentro Operativo MistoSovracomunale (più Comuni)
CCSCentro Coordinamento SoccorsiProvinciale
DiComaCDirezione di Comando e ControlloNazionale, sul luogo dell’evento

Questi centri organizzano il coordinamento secondo il cosiddetto Metodo Augustus, per «funzioni di supporto» (sanità, volontariato, telecomunicazioni e così via). Il CCS opera a livello provinciale ed è presieduto dal Prefetto; il COM è una struttura sovracomunale istituita vicino al luogo dell’evento; la DiComaC è il centro di coordinamento nazionale, attivato dal Dipartimento nelle grandi emergenze. La trattazione organica completa della catena è prevista in una sezione dedicata.

Fonte: Ministero dell’Interno, Che cosa sono CCS, COC, COM.

Il primo anello, e il più vicino al cittadino, è il Centro Operativo Comunale (COC): lo attiva il Sindaco e raccoglie attorno a un tavolo le funzioni necessarie a gestire l’evento sul territorio. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo Centro Operativo Comunale (COC): cos’è e come funziona.

Cosa fa — e cosa NON fa — il volontariato

Durante un’emergenza il Gruppo Comunale opera a supporto del Comune e delle autorità, sul mandato del Sindaco. Tra i compiti tipici: assistenza alla popolazione, supporto logistico, collegamento radio, monitoraggio, ausilio alle squadre sanitarie (in collegamento con il 118).

Ci sono però attività che la legge riserva ad altri: il volontariato di protezione civile non svolge la regolazione del traffico né servizi di polizia stradale, che competono alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Locale (artt. 11 e 12 del Codice della Strada, D.Lgs. 285/1992). È un limite importante, ribadito dalla Circolare del 6 agosto 2018 del Dipartimento della Protezione Civile sulle manifestazioni pubbliche.

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Per approfondire — fonti istituzionali