La protezione civile italiana, così come la conosciamo, è giovane: è nata da una serie di tragedie che hanno costretto lo Stato a cambiare il proprio modo di rispondere ai disastri. Questa è la pagina «materia»: ripercorre quel cammino, dalla logica del solo soccorso urgente al sistema permanente di oggi. Per la storia degli eventi sul nostro territorio vai a Storia del territorio dei Castelli Romani.

Una guida divulgativa. Questa pagina racconta la storia della protezione civile a scopo informativo, sulla base delle fonti del Dipartimento della Protezione Civile e della normativa consultabile su Normattiva. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma non parla a nome di questi enti.

Prima del sistema: solo soccorso, dopo il disastro

Per buona parte della sua storia, lo Stato italiano è intervenuto sui disastri solo dopo che erano avvenuti, in forma quasi caritatevole. Nell’Italia liberale di fine Ottocento il cittadino era lasciato sostanzialmente solo: lo testimonia un celebre intervento alla Camera del ministro Sidney Sonnino nel 1895, dopo il terremoto di Calabria del 1894.

Furono i grandi terremoti di inizio Novecento a incrinare questa impostazione. Il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, con il maremoto che lo accompagnò, causò circa 80.000 vittime: dopo quell’evento l’Italia introdusse la prima classificazione sismica del territorio e una prima normativa antisismica. Il terremoto della Marsica del 1915 (Avezzano) provocò oltre 32.000 morti. Lo Stato cominciò a organizzare il soccorso urgente, fino alla nazionalizzazione del Corpo dei Vigili del Fuoco con la legge n. 1570 del 1941. Restava però un modello tutto orientato all’emergenza, senza prevenzione né un sistema permanente.

Fonte: DPC, La protezione civile in Italia. Testo istituzionale di riferimento per i docenti scolastici (2020).

Gli anni che cambiano tutto: dal Vajont al Friuli

Il dopoguerra portò due catastrofi che misero a nudo i limiti del Paese. L’alluvione del Polesine del 1951 lasciò 180.000 senzatetto. La sera del 9 ottobre 1963 una frana dal Monte Toc precipitò nel bacino artificiale del Vajont: l’ondata scavalcò la diga e distrusse Longarone e i paesi del fondovalle. Fu un disastro annunciato — gli studi avevano segnalato il pericolo — e per questo divenne il simbolo di che cosa significa ignorare la prevenzione.

Negli anni successivi l’alluvione di Firenze del 1966 e il terremoto del Belìce del 1968 mostrarono ancora una volta soccorsi lenti e disorganizzati. Da quella pressione nacque la prima legge quadro: la legge n. 996 del 1970, che introdusse per la prima volta una disciplina organica del soccorso e dell’assistenza alle popolazioni colpite (il suo regolamento attuativo arrivò però solo nel 1981).

Zamberletti e la nascita del modello

Il punto di svolta ha un nome: Giuseppe Zamberletti, considerato il «padre» della protezione civile italiana. Dopo il terremoto del Friuli del 1976, Zamberletti fu nominato commissario per i soccorsi e mise a punto un metodo nuovo: centri di coordinamento vicino ai luoghi colpiti, collaborazione con Regione, Comuni e volontariato locale. Il modello funzionò, e la ricostruzione del Friuli divenne un caso di studio positivo. Lo raccontiamo nella scheda Friuli 1976: cinquant’anni di protezione civile.

Quattro anni dopo, il terremoto dell’Irpinia-Basilicata del 1980 (quasi 3.000 vittime) mostrò di nuovo i ritardi dei soccorsi: il Presidente Sandro Pertini denunciò pubblicamente i ritardi e Zamberletti fu richiamato d’urgenza. Da quell’esperienza, nel 1982, nacque il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio, con Zamberletti primo ministro per il coordinamento. È in questi anni che prende forma il volontariato organizzato e la Rete Radio di emergenza, di cui parliamo nella pagina Telecomunicazioni in emergenza. Approfondiamo questo passaggio nella scheda La nascita del Dipartimento della Protezione Civile.

La legge 225/1992: nasce il Servizio Nazionale

Il salto definitivo è la legge n. 225 del 1992, la prima legge organica di protezione civile: istituisce il Servizio Nazionale della Protezione Civile. La grande intuizione è che la protezione civile non è un singolo ente, ma un sistema diffuso che mette insieme Stato, Regioni, Comuni, strutture operative (Vigili del Fuoco, Forze Armate, Forze dell’Ordine, sanità) e volontariato. Alle Regioni e agli Enti locali viene affidato un ruolo centrale: è il principio di sussidiarietà, per cui la risposta parte dal livello più vicino al cittadino — il Comune — e sale solo se l’evento lo richiede.

Fonte: legge n. 225 del 24 febbraio 1992 (DPC).

Dal 1992 al Codice del 2018

Negli anni successivi il sistema viene ritoccato più volte: il decreto legislativo n. 300 del 1999 istituì per un periodo un’Agenzia di Protezione Civile, e una serie di riforme rafforzarono il ruolo di indirizzo e coordinamento del Dipartimento e il sistema di allertamento dei Centri Funzionali.

Il quadro è stato infine riordinato e ampliato dal Codice della protezione civile, il decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018, che riunisce in un unico testo la disciplina del Servizio Nazionale, definisce le quattro attività (previsione, prevenzione, gestione dell’emergenza, superamento) e i diritti e doveri del cittadino. È la cornice normativa vigente, che spieghiamo nella pagina Il Servizio Nazionale e nelle Quattro fasi.

Fonte: Codice della protezione civile — D.Lgs. 1/2018 (DPC); Normattiva.

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