Gli animali
nell'emergenza
Nei disastri gli animali stanno da entrambe le parti: c'è chi cerca i dispersi col proprio naso, e chi aspetta di essere messo in salvo insieme alla sua famiglia. Questa è la storia del lato a quattro zampe della protezione civile.
Cane da soccorso col suo conduttore dopo la ricerca, esercitazione Vibrant Response 2014 · foto Sgt. John Healy / U.S. Army · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Il naso che vale
più di un radar
Sotto le macerie di un terremoto, la tecnologia ha un rivale imbattibile: il naso di un cane. Le unità cinofile da soccorso — un conduttore e il suo cane, addestrati e certificati insieme — localizzano una persona sepolta da odori che nessuno strumento percepisce, e setacciano in minuti aree che richiederebbero ore.
Dietro ogni segnalazione in macerie ci sono anni di addestramento: obbedienza, ricerca in superficie, ricerca su macerie, prove di certificazione periodiche. Il cane lavora per gioco — per il premio finale — e proprio per questo va protetto: turni brevi, zampe controllate, recupero. Il benessere del cane è l’efficienza della ricerca.
In Italia le unità cinofile operano nei Vigili del Fuoco e nel volontariato organizzato: anche nelle aule dei corsi regionali, come si vede nella foto, il collega a quattro zampe è ormai una presenza normale.
Foto: Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma — il corso base regionale, con un cane da soccorso in prima fila
La famiglia
non si divide
L’altra metà della storia riguarda gli animali da salvare. Le emergenze italiane l’hanno insegnato a caro prezzo: persone che rifiutavano l’evacuazione per non abbandonare il cane, rientri pericolosi in zone rosse per recuperare il gatto, allevamenti interi da evacuare nelle alluvioni — come in Emilia-Romagna nel 2023, dove accanto alle persone si misero in salvo bovini, cavalli e animali da cortile.
La lezione è entrata nel sistema: per le famiglie, la pianificazione moderna prevede che l’animale d’affezione segua il suo nucleo — nelle aree di accoglienza si organizzano spazi e regole per ospitarli, perché una famiglia che deve scegliere tra la sicurezza e il proprio animale spesso sceglie male per entrambi.
Per chi ha animali, quindi, la regola è una: inseriscili nel piano di emergenza familiare, oggi, come un componente a tutti gli effetti.
Alluvione in Emilia-Romagna, 2023 · foto Cesare Barillà · CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il kit
a quattro zampe
Il kit di emergenza dell’animale sta in una borsa accanto alla vostra: cibo e acqua per almeno tre giorni con le ciotole, trasportino (per i gatti è salvavita: un gatto spaventato non si recupera a mani nude), guinzaglio e museruola, i farmaci se ne assume, il libretto sanitario e — fondamentale — microchip con anagrafe aggiornata: nel caos post-evento è l’unica via di ritorno a casa.
Aggiungi una foto recente dell’animale (per cercarlo se si perde) e il recapito del veterinario. Il dettaglio completo, voce per voce, è nel nostro kit per cani, gatti e altri animali: scaricabile, stampabile, da preparare in un pomeriggio.
Come per gli umani, il principio è lo stesso: ciò che prepari prima è l’unica cosa su cui puoi contare durante.
Foto: Sgt. John Healy / U.S. Army · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Gli errori
che costano cari
Tre errori ricorrono in ogni emergenza. Non liberare gli animali “perché si salvino da soli”: un animale domestico libero nel caos è in pericolo e crea pericolo. Non rientrare in zone evacuate per recuperarli di tua iniziativa: segnala la loro presenza ai soccorritori — è una richiesta legittima e prevista, e i Vigili del Fuoco recuperano anche loro. Non dimenticarli nel piano: la decisione su come evacuare con un cane anziano o tre gatti non si prende con l’acqua alle caviglie.
E un’avvertenza che vale anche fuori dall’emergenza: in caso di animale in difficoltà su strada o di pericolo, il numero resta il 112 — sapranno attivare chi serve, dal veterinario reperibile alle squadre specializzate.
Decontaminazione di un cane da soccorso, esercitazione Vibrant Response 2014 · foto Sgt. John Healy / U.S. Army · pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Nessuno escluso, nemmeno loro
Una protezione civile che funziona non lascia indietro nessuno — e «nessuno», nelle case italiane, include milioni di cani, gatti e animali da cortile. Prepararli è semplice: un kit, un trasportino, un microchip aggiornato, un piano.
Fallo oggi: il kit a quattro zampe si prepara in un pomeriggio. E in emergenza, per tutti — a due o quattro zampe — chiama il 112.
Fonti e crediti
- Immagini: cane da soccorso col conduttore e decontaminazione dopo la ricerca, esercitazione Vibrant Response 2014 (Sgt. John Healy / U.S. Army, via DVIDS · pubblico dominio) · il corso base nella Sala Operativa regionale con cane da soccorso (foto del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma) · alluvione in Emilia-Romagna 2023 (Cesare Barillà · CC BY-SA 4.0). Via Wikimedia Commons.
- Fonti: Dipartimento della Protezione Civile — consigli per gli animali domestici in emergenza · sulle unità cinofile: Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e organizzazioni di volontariato specializzate iscritte all’Elenco nazionale · l’accoglienza degli animali d’affezione nelle aree di assistenza è prassi consolidata della pianificazione post-2016 (sisma Centro Italia) · evacuazioni di animali nell’alluvione dell’Emilia-Romagna 2023: cronache e reportistica regionale.
- Sul nostro sito: Kit per cani, gatti e altri animali · Piano familiare · Kit di emergenza · Dossier: L’esercito gentile.
- Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma. Guida divulgativa: in emergenza chiama il 112.
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