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Dossier · Il sistema

Cittadini
sismografi

Per misurare un terremoto servono gli strumenti. Per capire cosa ha fatto alle persone, servono le persone. Ogni volta che rispondi a «Hai sentito il terremoto?» diventi un sensore della rete scientifica più antica d'Italia.

Sismometro Wiechert, GeoForschungsZentrum di Potsdam · foto Iwoelbern · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Due modi di misurare

Magnitudo
e intensità

La sismologia misura i terremoti in due modi. Gli strumenti — come il grande pendolo Wiechert che registrò Messina 1908 su un tamburo affumicato, o i sismometri digitali di oggi — misurano la magnitudo: l’energia alla sorgente, un numero solo per ogni evento.

Ma c’è una seconda grandezza che nessuno strumento può misurare: l’intensità, cioè gli effetti — cosa è caduto, cosa ha tremato, cosa ha provato la gente, luogo per luogo. Per quella, da sempre, la fonte sono le persone.

Prima dei sismografi, la sismologia italiana si costruì proprio così: con lettere, cronache e questionari spediti per posta a parroci e sindaci. È grazie a quelle testimonianze che oggi l’Italia ha cataloghi storici che risalgono all’antichità: i terremoti non lasciano solo faglie, lasciano documenti.

Il sismogramma di Messina 1908, stazione di Vienna (ZAMG) · pubblico dominio

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I gradi della scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) con cui si classifica l’intensità: dal grado I, impercettibile, al XII, catastrofico
0 a.C.
L’anno del più antico terremoto documentato nel catalogo storico italiano dei forti terremoti (CFTI): venticinque secoli di memoria sismica
0 fonti
Strumenti e persone: la mappa completa di un terremoto nasce solo incrociando i sismometri con le testimonianze dei cittadini
hsit.it

«Hai sentito
il terremoto?»

Oggi quel questionario ottocentesco vive online. Dopo ogni scossa, l’INGV pubblica su «Hai sentito il terremoto?» (hsit.it) un modulo semplice: dov’eri, a che piano, cosa hai sentito, cosa si è mosso. Ogni risposta viene convertita in un punto di intensità sulla mappa.

Quando le risposte sono centinaia o migliaia, succede la magia: la mappa dello scuotimento percepito prende forma comune per comune — più fitta e dettagliata di quanto qualsiasi rete di strumenti potrebbe fare, perché i cittadini sono ovunque, i sismometri no.

Quelle mappe non sono un gioco: aiutano a capire dove lo scuotimento è stato anomalo, dove il sottosuolo amplifica, dove indirizzare verifiche. Compilare il questionario — anche per dire «non ho sentito nulla», che è un dato prezioso — è scienza vera fatta in tre minuti.

Foto: Dennis Cortés · CC0, via Wikimedia Commons

EMSC · LastQuake

Il terremoto rilevato
dai telefoni

La scienza partecipata ha anche una corsia veloce. Il Centro Sismologico Euro-Mediterraneo (EMSC) ha scoperto che, dopo una scossa, le persone si precipitano sull’app e sul sito prima ancora che i dati strumentali siano elaborati: quel picco improvviso di accessi, geolocalizzato, rivela da solo che c’è stato un terremoto — e dove.

Con l’app LastQuake, le segnalazioni («l’ho sentito forte», «sono caduti oggetti») e perfino le foto dei cittadini arricchiscono il quadro in pochi minuti, da tutto il Mediterraneo. I tuoi pollici, moltiplicati per centomila, diventano una rete di rilevamento.

E c’è chi va oltre: piccoli sismometri da scrivania collegati in rete da appassionati e scuole aggiungono stazioni vere dove le reti nazionali non arrivano. Il confine tra «pubblico» e «scienziato» non è mai stato così sottile.

Foto: Dennis Cortés · CC0, via Wikimedia Commons

Perché conta

Dati migliori,
decisioni migliori

Perché un Gruppo di protezione civile ti racconta tutto questo? Perché le mappe di intensità costruite dai cittadini servono anche a chi decide: confermano in fretta dove l’evento è stato avvertito di più, aiutano a calibrare i primi controlli e — negli anni — migliorano la conoscenza di come il nostro territorio risponde alle scosse. Ai Castelli, dove la sismicità vulcano-tettonica è di casa (ne parliamo qui), ogni questionario compilato è un tassello in più.

C’è anche un beneficio civico più sottile: chi partecipa impara. Distinguere magnitudo e intensità, capire perché la stessa scossa fa danni diversi a un chilometro di distanza: è esattamente la cultura del rischio che rende una comunità più pronta.

Una sola avvertenza: la scienza partecipata integra le fonti ufficiali, non le sostituisce. Per le decisioni — uscire, rientrare, segnalare — valgono sempre INGV, autorità locali e 112.

Foto: Iwoelbern · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La rete più grande è la cittadinanza

Dal pendolo di Wiechert allo smartphone, la sismologia ha sempre avuto bisogno di due cose: strumenti precisi e cittadini che raccontano. La prossima volta che senti tremare — o che non senti nulla mentre gli altri sì — regala tre minuti alla scienza: compila il questionario dell’INGV.

E ricorda la divisione dei compiti: ai cittadini i dati, alle autorità le decisioni. In emergenza chiama il 112.

Fonti e crediti

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