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Dossier · I rischi

Il clima che cambia
i rischi

Il cambiamento climatico non è un dibattito lontano: è una serie di numeri misurati sopra casa nostra. Li abbiamo elaborati dai dati aperti e li pubblichiamo qui — perché ogni rischio del nostro catalogo, ormai, va letto attraverso questa lente.

Elaborazione del Gruppo su rianalisi ERA5 via Open-Meteo (CC BY 4.0)

Il dato di casa

Luglio, due gradi
e mezzo più caldo

Questo grafico non viene da un report internazionale: viene da Genzano. È la temperatura massima media di luglio, anno per anno, ricavata dalla rianalisi climatica europea ERA5 per le coordinate del nostro territorio — la stessa serie che chiunque può scaricare dal nostro portale open data o esplorare nel Laboratorio meteo.

La lettura è immediata: la media del decennio 2005-2014 era 26,9 °C; quella degli ultimi dieci anni è 29,3 °C. Due gradi e quattro decimi in più, in una generazione scarsa. Il luglio più caldo della serie, il 2022, ha toccato 31,6 °C di massima media — un valore che vent’anni fa non apparteneva a questo territorio.

Non è una percezione: è una misura. E le misure, in protezione civile, sono l’inizio di ogni decisione.

Elaborazione del Gruppo su dati ERA5/Open-Meteo (CC BY 4.0) — serie completa sul nostro portale open data

0,4 °C
L’aumento della massima media di luglio a Genzano tra il decennio 2005-2014 e il decennio 2016-2025 (dati ERA5)
0,6 °C
Il luglio record della serie: 2022 — il mese simbolo della nuova normalità estiva
0
L’anno in cui a Genzano compaiono i giorni oltre i 35 °C: nei dodici anni precedenti della serie, neanche uno
La soglia dei 35 °C

I giorni che
prima non c'erano

C’è un secondo grafico, ancora più eloquente. Conta i giorni all’anno in cui la massima raggiunge i 35 °C — la soglia del caldo che fa male, quella dei bollettini del Ministero. Dal 2005 al 2016, a Genzano, di giorni così non se ne registrava nessuno: l’altitudine e il verde dei Castelli ci facevano da scudo.

Dal 2017 sono comparsi — cinque quell’anno, poi a ondate, quasi un anno su due. Pochi, in assoluto: ma il punto non è il numero, è la comparsa. Una soglia che il nostro microclima non superava mai ha cominciato a cadere, e la fisica del riscaldamento dice che cadrà sempre più spesso.

È la differenza tra leggere «fa più caldo» e vedere quale protezione stiamo perdendo: lo scudo dei Castelli si sta assottigliando.

Elaborazione del Gruppo su dati ERA5/Open-Meteo (CC BY 4.0)

E l'acqua?

La pioggia non è sparita:
è cambiata

Sorpresa: la pioggia totale non è diminuita. La media annua è perfino salita leggermente — da circa 1.060 a circa 1.150 millimetri. Allora perché parliamo di siccità e insieme di alluvioni?

Perché il problema non è quanta acqua cade, ma come: la scienza del clima mediterraneo — IPCC e CMCC — documenta da anni lo spostamento verso piogge più rare e più violente, con stagioni secche più lunghe spezzate da eventi estremi. Lo stesso anno può battere il record di pioggia e quello di siccità: il 2018, l’anno più piovoso della nostra serie, è anche l’anno della tempesta Vaia.

Per il territorio è il peggiore dei mondi: troppa acqua tutta insieme scivola e frana invece di dissetare. I nostri due dossier sull’acqua raccontano esattamente le due facce di questa stessa medaglia.

Elaborazione del Gruppo su dati ERA5/Open-Meteo (CC BY 4.0)

Misurare casa nostra per proteggerla

Il cambiamento climatico smette di essere astratto quando lo misuri sul tuo campanile: +2,4 °C a luglio, giorni roventi che prima non esistevano, la stessa pioggia ma più cattiva. Sono i numeri di Genzano, liberi e verificabili, e sono la lente con cui d’ora in poi va letto ogni rischio del territorio.

Conoscerli è già protezione: esplorali tu stesso, preparati al caldo e alle piogge violente, e in emergenza chiama il 112.

Fonti e crediti

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