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Dossier · I rischi

Il fuoco
buono

Accendere un incendio per impedirne uno: sembra una follia, è una scienza. Il fuoco prescritto è la tecnica che toglie al grande incendio il suo carburante — bruciandolo prima, poco, piano e nelle condizioni giuste.

Fuoco prescritto nella Cleveland National Forest, 2023 · foto Andrew Avitt / USDA Forest Service · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Il paradosso

Spegnere tutto
prepara il peggio

Per un secolo la dottrina è stata una sola: ogni fuoco va spento, subito. Sembrava buon senso; era anche una trappola. Gli ecosistemi mediterranei convivono col fuoco da millenni — e quando il fuoco manca del tutto, il bosco accumula combustibile: sottobosco secco, rami morti, lettiera, anno dopo anno.

Risultato: dove un tempo passava un incendio leggero che «puliva» e si fermava, oggi quel carico accumulato alimenta i grandi incendi — quelli che nessuna squadra può fermare, come abbiamo raccontato in «Fuoco dallo spazio».

Da questo paradosso nasce l’idea: se il combustibile in eccesso è il problema, toglierlo col fuoco giusto — poco, lento, programmato — è parte della soluzione. Non un incendio: il suo vaccino.

Foto: Andrew Avitt / USDA Forest Service · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

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Come si fa

Poco, piano,
nelle condizioni giuste

«Prescritto» è la parola chiave: come un farmaco, il fuoco viene dosato su ricetta. Prima si scrive il piano: l’area, gli obiettivi, le squadre, le vie di fuga. Poi si aspetta la finestra di prescrizione — quella combinazione precisa di umidità, vento e temperatura in cui la fiamma resta bassa e lenta, brucia la lettiera e il sottobosco e non tocca le chiome.

Le squadre specializzate accendono con le torce a goccia, controllano il fronte metro per metro, e hanno già pronto tutto per fermarlo. Il giorno dopo resta un bosco più povero di combustibile e più ricco di futuro: il prossimo incendio estivo, lì, troverà poco da mangiare.

Cugino operativo del prescritto è il controfuoco, usato in emergenza durante un incendio vero per “affamare” il fronte: stessa fisica, contesto opposto — lì si gioca in difesa, qui si previene.

Foto: Andrew Avitt / USDA Forest Service · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

In Italia

Una pratica che cresce,
con prudenza

In Italia il fuoco prescritto è arrivato con prudenza scientifica: diverse Regioni lo hanno disciplinato nei propri piani e regolamenti antincendio — con la Toscana tra le apripista — affidandolo a personale formato, su superfici pianificate, dentro la cornice della legge quadro 353 del 2000. Le università e la comunità AIB lo studiano da anni come strumento di gestione del combustibile, accanto a pascolo, fasce parafuoco e diradamenti.

Non è una bacchetta magica e non si applica ovunque: vicino alle case, su certi suoli o in certe stagioni il rischio non vale il beneficio. Ma il principio che porta è prezioso e vale anche per i Castelli: contro i grandi incendi non basta spegnere meglio — bisogna avere meno da bruciare. La pulizia dei terreni, le fasce attorno alle abitazioni, la gestione del verde sono la versione di tutti i giorni della stessa idea.

La cicatrice dell'incendio dell'Oristanese, 2021 · Copernicus Sentinel-2 / Unione Europea · CC BY, via Wikimedia Commons

Attenzione

Il fai-da-te
è un reato (e un disastro)

Una cosa il «fuoco buono» non è: un permesso di bruciare. L’abbruciamento fai-da-te di sterpaglie e residui è tra le prime cause degli incendi colposi in Italia — basta una raffica, e la “pulizia del campo” diventa un fronte di fiamma. Nei periodi a rischio è vietato e sanzionato; fuori da quei periodi va fatto solo secondo le regole comunali e regionali, con condizioni meteo sicure e mai senza presidio.

Il fuoco prescritto è l’esatto contrario del fai-da-te: squadre formate, piano scritto, autorizzazioni, meteo misurato. Se vedi fumo o fiamme nel bosco non dare per scontato che «sapranno quello che fanno»: chiama il 112 e lascia che a decidere sia il sistema.

Le regole estive complete sono nella nostra scheda rischio incendio.

Foto: Andrew Avitt / USDA Forest Service · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Governare il fuoco, non subirlo

Il fuoco prescritto racconta una maturità nuova: smettere di trattare il fuoco solo come un nemico da spegnere e imparare a governarlo come un processo naturale — con la scienza, le regole e il rispetto che merita. È la differenza tra subire gli incendi e gestire il rischio.

La tua parte resta la più semplice: niente fiamme libere nei periodi a rischio, terreni puliti, e al primo fumo sospetto il 112.

Fonti e crediti

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