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Dossier · Qualità dell'aria e protezione civile

L'aria che
respiriamo

Respiriamo circa dodicimila litri d'aria al giorno senza accorgercene. La vediamo solo quando diventa una minaccia.

Chester Higgins Jr. / U.S. EPA (DOCUMERICA) · National Archives · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

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Le morti premature stimate ogni anno nel mondo per inquinamento dell’aria (OMS)
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Il valore guida annuale OMS 2021 per il PM2,5: dimezzato rispetto al 2005
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Le morti premature stimate nell’UE nel 2020 per il solo PM2,5 oltre la soglia OMS (EEA)
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Il calo delle morti da PM2,5 nell’UE tra 2005 e 2020: l’aria sta migliorando
Londra · dicembre 1952

La nebbia
che uccise

Dal 5 al 9 dicembre 1952 un’inversione termica intrappolò sulla città il fumo del carbone bruciato in casa. La visibilità scese quasi a zero: gli autobus venivano guidati a piedi.

Ogni giorno l’aria si caricava di circa 1.000 tonnellate di particolato e 370 tonnellate di anidride solforosa. La stima ufficiale parlò di 4.000 morti, riveduta poi a circa 10.000-12.000 contando i mesi successivi.

Da quel disastro nacque il Clean Air Act del 1956: la prima grande legge sull’aria pulita. La tragedia diventò la spinta a cambiare.

Foto: N T Stobbs · CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Stati Uniti · giugno 2023

Il fumo del Canada
oscura New York

A inizio giugno 2023 il fumo dei mega-incendi del Canada scese sugli Stati Uniti orientali. Il 7 giugno New York ebbe l’aria peggiore al mondo tra le grandi città, con un indice fino a 484 e un cielo arancione.

Il PM2,5 toccò circa 14 volte il valore guida OMS. Erano già bruciati oltre 9 milioni di acri, circa quindici volte la media stagionale, e circa 128 milioni di persone erano sotto allerta.

La lezione vale anche per noi: gli incendi lontani sono un problema di qualità dell’aria a scala continentale. Quel fumo arrivò fino in Europa.

NASA Earth Observatory (MODIS/Aqua) · pubblico dominio

Italia settentrionale

La Pianura Padana,
hotspot d'Europa

La Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa. Lo smog è così denso da vedersi dallo spazio: una coltre grigia ai piedi delle Alpi.

A pesare è soprattutto la geografia: le montagne la chiudono, il vento è raro e le inversioni termiche frequenti intrappolano gli inquinanti. A questo si aggiungono traffico, riscaldamento, agricoltura e industria.

Serve a fare un confronto onesto. Il Lazio non è la Pianura Padana: la nostra aria respira meglio, e questo va detto con chiarezza.

NASA (MODIS/Terra) · pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Mediterraneo

La polvere del Sahara
arriva fino a noi

Più volte l’anno la polvere del Sahara — la calima — attraversa il Mediterraneo e raggiunge l’Italia. Il cielo si fa lattiginoso, le auto si impolverano, i tramonti diventano rossi.

In questi episodi il PM10 sale e può superare il limite di legge (50 µg/m³, da non oltrepassare più di 35 volte l’anno). Quando l’origine è naturale, il superamento può essere scorporato dal conteggio.

È uno dei pochi eventi che fa davvero salire le polveri sui Castelli Romani, sempre per pochi giorni. Non è smog cittadino, ma nelle giornate acute conviene che le persone fragili limitino lo sforzo all’aperto.

Pierre Markuse · dati NASA MODIS/Terra · CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Il nemico dell'estate

L'ozono,
quando il sole cuoce l'aria

L’ozono troposferico è l’inquinante critico dell’estate. Nessuno lo emette: si forma quando il sole forte “cuoce” gli altri inquinanti nelle giornate calde e assolate.

In Italia la soglia di informazione è 180 µg/m³ (media oraria), quella di allarme 240 µg/m³ (D.Lgs. 155/2010). Paradosso: spesso è più alto in campagna e in periferia che nel centro città.

Proprio per questo riguarda i Castelli: l’ARPA Lazio segnala superamenti del valore obiettivo nelle ondate di calore, anche in stazioni rurali e suburbane. Per anziani, bambini e malati respiratori: niente attività all’aperto nelle ore più calde, tra le 12 e le 16.

Foto: Berserkerus · CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Non sempre è colpa dell'uomo

Quando è la Terra
a sporcare l'aria

I vulcani sono enormi sorgenti naturali di anidride solforosa. Nel 1783 l’eruzione del Laki, in Islanda, emise circa 120 milioni di tonnellate di SO₂ e creò una foschia che soffocò l’Europa per mesi. Benjamin Franklin ne intuì per primo la causa.

Oggi l’Etna è la maggiore sorgente di SO₂ d’Europa. Il suo degassamento continuo rilascia ogni giorno tra alcune centinaia e qualche migliaio di tonnellate di gas, con picchi nelle fasi più attive.

Un promemoria utile: “aria cattiva” non è solo opera nostra. Anche la natura, a volte, riempie il cielo.

NASA Goddard / Earth Observatory · pubblico dominio

La buona notizia

L'aria
si può ripulire

La storia dell’aria non è solo di disastri. È anche di miglioramenti veri, misurati dai dati.

In Europa le morti da PM2,5 sono calate del 45% tra il 2005 e il 2020. E nel 2025 a Roma, per la prima volta, nessun superamento del biossido di azoto: PM10 e PM2,5 sono rimasti stabilmente sotto le soglie di legge.

Con leggi, monitoraggio e comportamenti, l’aria migliora davvero. È successo a Londra dopo il 1952; sta succedendo anche da noi.

Sinistra: Wilfredor (CC0) · destra: Solargentino (CC BY-SA 4.0) · via Wikimedia Commons

Come si tiene d'occhio l'aria

Misurare prima,
proteggere dopo

A terra le centraline delle ARPA misurano gli inquinanti in tempo reale. Dall’alto, il servizio europeo Copernicus CAMS (gestito dall’ECMWF) prevede la qualità dell’aria fino a quattro giorni, combinando undici modelli per PM2,5, PM10, ozono e biossido di azoto.

L’indice di qualità dell’aria traduce tutti questi dati in un colore facile da leggere. Sapere prima permette di proteggere chi è più fragile.

Sul nostro sito il cruscotto mostra la qualità dell’aria dell’area romana attingendo a fonti ufficiali: ARPA Lazio, Copernicus CAMS, Open-Meteo.

Foto: Balise42 · CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Chi rischia di più

Non tutti respiriamo
allo stesso modo

Il particolato fine e l’ozono entrano in profondità nei polmoni e nel sangue. Aggravano asma e bronchiti, malattie del cuore, e riducono l’aspettativa di vita.

Alcuni sono più esposti: bambini, anziani, donne in gravidanza, persone con malattie respiratorie o cardiache, chi lavora a lungo all’aperto.

Nei giorni di aria cattiva la regola è semplice: ridurre lo sforzo fisico all’aperto, arieggiare casa nelle ore migliori, seguire i bollettini. È qui che il Gruppo può fare la sua parte: informare e assistere le persone fragili durante gli episodi di calima o di ozono elevato, senza allarmismi.

Foto: Nenad Stojković · CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Respirare informati

Prima delle attività all’aperto nei giorni a rischio — ozono d’estate, polvere sahariana — controlla la qualità dell’aria. Proteggi bambini, anziani e malati respiratori limitando lo sforzo all’aperto quando l’aria è cattiva. Riduci le tue emissioni: meno auto, riscaldamento efficiente, mai roghi di sterpaglie. I Castelli non sono la Pianura Padana, ma informarsi conviene sempre. In emergenza il numero unico è il 112.

Fonti e crediti

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