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Dossier · Il meteo che arriva dallo spazio

La tempesta
solare

A 150 milioni di chilometri da qui c'è una stella che ogni tanto perde la calma. E quando succede, se ne accorgono anche le nostre prese di corrente.

NASA / SDO · brillamento di classe X, 19 ottobre 2014 · pubblico dominio

Una stella irrequieta

Il Sole non è
una lampadina

Il Sole non brilla in modo uniforme e costante: è una sfera di plasma percorsa da campi magnetici che si attorcigliano, si spezzano e si riconnettono. Ogni circa 11 anni la sua attività raggiunge un massimo: più macchie solari, più energia accumulata.

Quando un campo magnetico si spezza di colpo, l’energia esplode in un brillamento (solar flare): un lampo di raggi X che raggiunge la Terra in 8 minuti, alla velocità della luce. Il primo effetto quaggiù è curioso: le radiocomunicazioni a onde corte — quelle dei radioamatori e dei collegamenti a lunga distanza — possono ammutolire per ore sul lato illuminato del pianeta.

NASA / SDO · l'eruzione del 1° agosto 2010 · pubblico dominio

L'onda di plasma

Un miliardo di tonnellate
in viaggio

A volte il Sole non si limita al lampo: scaglia via un pezzo di sé. È l’espulsione di massa coronale (CME): una bolla di miliardi di tonnellate di plasma magnetizzato sparata nello spazio a milioni di chilometri orari.

Se la Terra si trova sulla traiettoria, la bolla arriva in 1-3 giorni — le più veloci in meno di un giorno. L’impatto scuote il campo magnetico terrestre: è la tempesta geomagnetica, che gli enti di meteo spaziale classificano su una scala da G1 (minore) a G5 (estrema).

SOHO (ESA/NASA) · pubblico dominio

0 mln km
La distanza tra il Sole e la Terra
0 minuti
Il tempo che impiega la luce di un brillamento ad arrivare
0 anni
La durata media del ciclo di attività solare
0 anni
Sono passati dall’evento di Carrington, la tempesta più forte mai documentata
1° settembre 1859

Il giorno in cui i telegrafi
presero fuoco

La mattina del 1° settembre 1859 l’astronomo inglese Richard Carrington sta disegnando un enorme gruppo di macchie solari quando vede due punti di luce accecante accendersi sul disco: è la prima osservazione documentata di un brillamento.

Circa 17 ore dopo, la CME colpisce la Terra. Le aurore si vedono fino ai Caraibi — e i giornali dell’epoca le raccontano anche nei cieli di Roma. Nelle linee del telegrafo, l’unica «rete elettrica» allora esistente, si inducono correnti tanto forti da dare scintille e scosse agli operatori: alcuni apparecchi continuano a trasmettere anche staccati dalle batterie.

Se una tempesta simile arrivasse oggi, su un mondo fatto di satelliti e reti elettriche continentali, gli studi stimano danni da centinaia di miliardi.

Richard C. Carrington, 1859 · pubblico dominio

Lo scudo invisibile

La Terra ha una difesa naturale: la magnetosfera. Tocca i punti per scoprire come funziona. (Illustrazione NASA, non in scala.)

Illustrazione della magnetosfera terrestre: dal Sole a sinistra parte il flusso del vento solare che investe e deforma le linee azzurre e viola del campo magnetico attorno alla Terra
13 marzo 1989

Novanta secondi
per spegnere il Québec

Le correnti indotte da una tempesta geomagnetica cercano la strada più comoda: le linee elettriche ad alta tensione, migliaia di chilometri di metallo. I trasformatori, progettati per la corrente alternata, possono saturarsi e surriscaldarsi.

Il 13 marzo 1989 una tempesta mette in ginocchio la rete del Québec in circa 90 secondi: 6 milioni di persone restano al buio e al freddo per 9 ore. Nell’ottobre 2003, le «tempeste di Halloween» spengono per un’ora la città svedese di Malmö e danneggiano trasformatori in Sudafrica.

Cosa succederebbe da noi? Lo racconta il dossier Quando salta la corrente — e la pagina Blackout spiega come farsi trovare pronti.

NASA · Stazione Spaziale Internazionale (2019) · pubblico dominio

In orbita

Satelliti che cadono,
GPS che sbanda

Sopra le nostre teste gli effetti sono ancora più diretti. Una tempesta gonfia l’alta atmosfera, che frena i satelliti in orbita bassa: nel febbraio 2022 una tempesta nemmeno estrema fece rientrare e bruciare 38 satelliti Starlink su 49, appena lanciati.

La ionosfera agitata disturba i segnali GNSS: il posizionamento satellitare — quello dei navigatori, dei droni, dell’agricoltura di precisione — può sbagliare o sparire per ore. E i voli sulle rotte polari vengono deviati per proteggere comunicazioni ed equipaggi.

Per chi fa protezione civile una lezione è chiara: quando le tecnologie sofisticate vacillano, contano i piani B semplici — come le radio che salvano.

NASA · Stazione Spaziale Internazionale (2014) · pubblico dominio

10-11 maggio 2024

La notte in cui l'Italia
guardò in su

Non serve andare in Lapponia. Nella notte tra il 10 e l'11 maggio 2024 la più forte tempesta geomagnetica dal 2003 — livello G5, la «tempesta di Gannon» — tinge di rosso i cieli di mezza Italia: questa foto è stata scattata a Oria, in Puglia.

Alle nostre latitudini l’aurora appare rossa perché ne vediamo solo la parte più alta, oltre i 200 km, dove l’ossigeno rarefatto emette luce rossa. Uno spettacolo — che è anche un promemoria: quella bellezza è il segno visibile di una tempesta che, nello stesso momento, disturbava GPS e radiocomunicazioni in mezzo mondo.

Giuseppe Donatiello · Oria (Brindisi), 10-11 maggio 2024 · CC0

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I livelli della scala G delle tempeste geomagnetiche (G1-G5)
0 secondi
Il tempo che bastò nel 1989 per spegnere la rete del Québec
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I satelliti Starlink persi in un colpo solo nel febbraio 2022
0 giorni
Il preavviso massimo con cui vediamo partire una CME diretta verso di noi

Anche il Sole ha i suoi bollettini

Il meteo spaziale oggi si prevede, come quello terrestre: osservatori come il centro americano NOAA SWPC e la rete europea dell’ESA sorvegliano il Sole giorno e notte, mentre in Italia INGV e INAF ne studiano gli effetti sulla ionosfera. Le sonde vedono partire una CME con ore o giorni di anticipo: tempo prezioso per proteggere satelliti, reti elettriche e voli. Per te vale la regola di ogni rischio: sapere che esiste, e avere in casa un piano semplice che funziona anche senza corrente e senza rete.

Fonti e crediti

  • Immagini: NASA/SDO — brillamento di classe X del 19 ottobre 2014 ed eruzione del 1° agosto 2010 (pubblico dominio) · SOHO (ESA/NASA) — espulsione di massa coronale (pubblico dominio) · disegno delle macchie solari di Richard C. Carrington, 1859 (pubblico dominio) · illustrazione della magnetosfera: NASA (pubblico dominio) · viste notturne e aurora dalla Stazione Spaziale Internazionale: NASA (pubblico dominio) · aurora su Oria (BR), 10-11 maggio 2024: Giuseppe Donatiello (CC0), via Wikimedia Commons.
  • Chi vigila sul meteo spaziale: NOAA Space Weather Prediction Center (scale G/R/S e previsioni) · ESA Space Weather Service Network · INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (monitoraggio della ionosfera) · INAF (osservazione solare).
  • Eventi citati: evento di Carrington (1-2 settembre 1859) · blackout del Québec (13 marzo 1989, Hydro-Québec) · tempeste di Halloween (ottobre-novembre 2003) · perdita dei satelliti Starlink (febbraio 2022) · tempesta di Gannon (10-11 maggio 2024, livello G5).
  • Sul nostro sito: Quando salta la corrente · Radio che salvano · La Terra vista dallo spazio · Blackout: cosa fare · Cruscotto del territorio.
  • Dossier a cura del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma.

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